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Sandor Marai

Volevo tacere

Sandor Marai


Adelphi, 2017

di Corrado Ori Tanzi
Chi tra i lettori di Mescalina non ha ancora letto uno tra Le braci, L’isola, Liberazione, La donna giusta o La sorella, sta perdendo scelleratamente la possibilità di far sue alcune tra le più brucianti e incantate pagine della letteratura mondiale del Novecento. Sandor Marai è la penna per antonomasia, il pensiero libero dell’uomo che, in terra d’Ungheria, ha visto passare sotto i piedi e sopra la testa gli orrori del nazismo e del comunismo.

Oggi la premiata casa Adelphi pubblica Volevo tacere, eccezionale documento sugli anni dell’Anschluss, la liberazione poco liberatoria per mano di Stalin nel 1945 e la drammatica scelta di scegliere gli Stati Uniti d’America quale terra d’esilio nel 1948 (dove morirà, a San Diego nel 1989).

La pubblicistica diaristica di questo enorme autore non vale meno delle pagine letterarie tout court. Confessioni di un borghese e Terra, terra! aprono con nitido gusto della lettura stanze fondamentali per capire meglio cosa sia stato il secolo breve, almeno in Europa. Con le pagine di Volevo tacere siamo davanti a una confessione dolente su ciò che è stato assassinato in Ungheria durante gli inumani anni delle cosiddette idee forti. Il sonno della ragione e la nuova febbre di assoggettarsi a un Potere che non prevedeva feriti sul campo assassinarono la storica, elegante, colta e progressista borghesia ungherese. Quella classe di mezzo tra vecchi nobili e nuovi benestanti da una parte e proletariato agricolo e urbano dall’altra che faceva da traino a una civiltà che si stava ancora assestando rispetto al più recente passato imperiale.

Lui, giornalista già famoso e autore di teatro altrettanto seguito, testimoniò in quegli anni lo sfaldarsi di un’intera ala della sua società. Appurata l’inumanità tedesco-bolscevica, Marai depose gli occhi sulla reazione della sua stessa gente. Che, tra ubriacature verso l’ideologia invadente ed eccezionali comportamenti delatori, si consegnò non tanto al nemico, quanto al suo credo, con una naturalezza che non smise mai di produrre amarezza e sofferenza nell’animo dello scrittore. Una sussidiarietà nell’infamia tale che dei suoi appunti l’autore volle pubblicare solo una parte, quella confluita in Terra, terra! Nel 1972. Voleva tacere Marai, il vulnus del sangue era troppo doloroso. Voleva evitare che la sua asciutta testimonianza accusatoria non venisse letta dagli stranieri. Finché non si impose a decenni di distanza il suo dovere di intellettuale.

Non tradì niente e nessuno Marai. Anzi, gli stessi ungheresi dovrebbero essergliene grati. Anche ora che l’autore stesso è memoria storica. Vivere coi piedi su un vulcano senza rendersi conto di quanto sia macabra la danza che si sta facendo non fu certo tipico e unico del popolo ungherese. Agli storici l’analisi dell’intreccio dei fili per arrivare a dare volto, nome e parola al quadro generale. A Marai la grandezza di aver inserito nella matassa un filo in più.

 

Sandor Marai, Volevo tacere, Adelphi, pagg. 147, 17 euro

 

Corrado Ori Tanzi

https://8thofmay.wordpress.com

 



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