Nicola Fano - Ionesco, Eugène

Nicola Fano

Ionesco, Eugène

di Àlen Loreti

IN PRINCIPIO FU L’ASSURDO, IONESCO A 100 ANNI DALLA NASCITA

Lasciate ogni speranza o voi che entrate in Wikipedia. Per fortuna c’è Nicola Fano che ci ricorda il centenario dalla nascita di Ionesco, 1909 e non 1912, badate. Questo è il primo colpo di scena nella vita del drammaturgo rumeno, capace di inventarsi una biografia per sfuggire al giudizio della Storia (fu diplomatico del regime fascista di Bucarest a Vichy), capace di passare da ateo pessimista a cattolico fervente (quasi “a contratto” diremmo oggi), capace di essere prima moderato e poi anticomunista. Insomma, una figura controversa, piena di paure e contraddizioni, difficile da ritagliare se non immaginandosela come un cartonato grigio illuminato da un faretto di fianco a Carlo Lucarelli…
Nicola Fano è giornalista e storico d’esperienza e non permette al mito di questo grande scrittore di travolgere il lettore. In questo agile librino ha il merito di ancorare alla nostra quotidianità le sue vicende biografiche e artistiche. Come critico, ma in particolare come vero spettatore di teatro, misura e collauda l’incredibile contemporaneità dei testi di Ionesco. Testi che stimolano una serie inevitabile di domande: come ha fatto Eugèn Ionescu ─ questo il vero nome ─ a descrivere cinquanta anni fa quello che si sarebbe verificato ora, ai giorni nostri? Come ha intuito questo spaesamento dell’individuo, questo “uomo spersonalizzato nelle ideologie di massa del Novecento” che preferirà l’omologazione e il conformismo, che rinuncerà alla diversità? E in tutto questo, come ha potuto lasciarsi vivere con la furba ingenuità del pensionato che vive di rendita? Sono domande dove i punti interrogativi pesano così tanto da far capovolgere il quesito e renderlo ingestibile, perché rispondere significa ammettere l’attuale, pietosa condizione dell’Uomo e della sua Identità ormai stabilita dall’apparire, dall’esibire e ricercare un benessere effimero.
“Ionesco ─ scrive Fano ─ è un uomo addolorato che racconta la sua sorpresa di fronte a un mondo che gli sfugge: non ha nulla e nessuno da accusare.” E proprio perché manca della forza della denuncia, di un timbro politico, l’opera dello scrittore rumeno è scioccante, perché “egli si limita a osservare i suoi incubi”. Tutto qui. Capiamo così che Ionesco era un veggente perché come Pinter e Beckett stava più avanti dei suoi contemporanei e come loro “raccontava qualcosa che stava per succedere”. Proprio nella sua più famosa pièce ─ Rinoceronti (Rhinocéros, 1959) messa in scena a Londra da Orson Welles con Laurence Olivier un anno più tardi ─ lo scrittore rumeno offre al pubblico una straordinaria metafora del totalitarismo, del conformismo e del valore della resistenza. In una città di provincia scoppia un’epidemia di “rinocerontismo”. Tutti gli abitanti si trasformano o vogliono diventare rinoceronti, tranne uno. Il timido Bérenger sarà l’unico a lottare contro il conformismo e l’imbecillità che si insinuano nella sua (e quindi nella nostra) esistenza.
Quello di cui ci parla Ionesco è un presentimento di catastrofe: nel dopoguerra segnato dalla speranza, dalla voglia di vivere, dalla ricerca del benessere, dalla spinta dei consumi e di nuovi desideri, si nascondono le insidie e il declino lento, ma inesorabile, di quei valori che definiscono l’umanità stessa. Nel 1961 il critico teatrale inglese Martin Esslin lo definirà teatro dell’Assurdo. Un’etichetta che spopolerà tra i critici con la quale però oggi non possiamo spiegare, o sbrigativamente archiviare, tutta la drammaturgia d’avanguardia rappresentata nel secolo scorso.
Questo è il teatro ─ conclude Fano ─ la capacità di descrivere una situazione tipica in grado di contenere la contemporaneità di varie epoche. Ionesco resta una porta socchiusa a chiunque abbia il coraggio di aprire gli occhi. Quando scrisse “non ho mai capito, per parte mia, la differenza che si ravvisa fra il comico e il tragico. Il comico, essendo intuizione dell’assurdo, mi sembra più disperato del tragico” forse immaginava qualcosa di simile a Striscia la Notizia.

OTTIMO: l’intera opera è rilasciata in copyleft (una rarità per l’editoria italiana) e pubblicata con carta riciclata ad alta qualità. Avanti così. MIGLIORABILE: peccato per l’assenza di un sussidio bibliografico, anche minimo, che avrebbe permesso ai lettori più curiosi di pescare nelle profondità dell’opera di Ionesco.


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Minibio:

Nicola Fano (Roma, 1959) giornalista e storico del teatro ha pubblicato “De Rege Varietà” (Baldini&Castoldi, 1998), “Le maschere italiane” (Il Mulino, 2001), “La satira prima della satira”, (Bur, 2007). Ha curato le opere di Ettore Petrolini raccolte in “Teatro di varietà” (Einaudi, 2004), l’intervista a Fiorella Mannoia “Biografia di una voce” (BURsenzafiltro, 2005) e il cofanetto multimediale di Sabina Guzzanti “Il diario di Sabna Guzz” (Einaudi Stile Libero, 2003). Per Gaffi ha pubblicato “Gli italiani di Shakespeare” (2008).

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