Joe Boyd - Le biciclette bianche (la mia musica e gli anni sessanta)

Joe Boyd

Le biciclette bianche (la mia musica e gli anni sessanta)

di Paolo Ronchetti

“Gli anni ’60 iniziarono nell’estate del 1956, finirono nell’ottobre del 1973 e raggiunsero il loro apice poco prima dell’alba del 1° luglio 1967 durante una esibizione dei Tomorrow all’UFO Club di Londra”. Questo è l’incipit del prologo de “Le Biciclette Bianche” bel libro di Joe Boyd produttore, discografico, tour manager e altro ancora, attivo dagli anni 60 fino ad oggi. In tour con i grandi del jazz, del blues, del rock e del folk (per mano sua Dylan scandalizzò migliaia di persone suonando, per la prima volta in pubblico, con una band Elettrica al Newport Festival dicendo così addio, nel ’65, alla sua carriera di portavoce folk della protesta giovanile). Statunitense, colto e agiato, fondò, nel 1967 il primo club psichedelico (l’UFO Club) in cui suonarono e diventarono celebri, tra gli altri, Pink Floyd di Syd Barrett con le loro canzoni sghembe e piene d’improvvisazioni rese ancora più sognanti dai giochi di luci inventati lì per la prima volta. E poi le produzioni di Nick Drake, genio tormentato e sfortunato, l‘invenzione del folk elettrico inglese e decine di dietro le quinte e riflessioni: sulla Qualità sonora della musica innanzitutto. Sulle differenze tra il pubblico e i musicisti americani e inglesi, sulla digitalizzazione del suono, e poi le personalità dei musicisti, le scelte, le morti, gli addii, i litigi e le droghe. Pensieri e descrizioni che gettano una luce nuova e personale su un periodo storico e, soprattutto, sulla sua musica il tutto, purtroppo, non supportato da una traduzione sempre impeccabile. Certo, a parte alcuni capitoli, il racconto è più aneddotico che racconto d’insieme ma è veramente un libro godibile e interessante. Il rischio potrebbe essere, leggendo della bellezza e della possibilità che era possibile avere in quegli anni, di abbattersi per come spesso le cose sono cambiate in peggio. Ma i muri dentro di noi c’erano anche allora. Ci sono tra i musicisti e tra gli appassionati: la descrizione della “Blues and Gospel Caravan” ci dice molto delle gelosie tra i musicisti ma anche di come queste si possano superare con la forza dirompente della musica; il racconto del Newport del ’65 ci dice sulle divisioni degli appassionati. Molto interessante e poi il capitolo dedicato a Scientology di cui sono analizzati i metodi di lavoro. Ma il capitolo più bello ed intenso è quello dedicato a Nick Drake. La bravura, la dolcezza, la timidezza e poi la malattia che lo portò al suicidio (involontario?) sono descritte sempre con garbo e rispetto. Purtroppo l’ultimo capitolo su Drake è anche il peggio tradotto con una continua confusione del traduttore sul termine droga/farmaco che rende il tutto non certo illeggibile ma sicuramente incapibile. Peccato veramente. Un così bel libro meritava un pizzico di cura in più. Consigliatissimo comunque!


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Minibio:

Joe Boyd (Boston, 5 agosto 1942) è un produttore discografico statunitense. È il produttore che ha lanciato la carriera di artisti come Nick Drake, Fairport Convention e The Incredible String Band. Nel 1967 lancia i Pink Floyd: è il produttore del loro primo singolo, Arnold Layne.

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