La storia è semplice e non presenta grossi colpi di scena, almeno nella parte iniziale. Il libro si apre con un fotogramma confuso : un uomo viene colpito allo stomaco da un tizio con una mazza da baseball dopo essere stato vittima di un imbroglio. Da questo momento, comincia la storia di Roy Dillon, un truffatore scaltro ma piccolo, e del suo rapporto con una madre assente e spericolata, con Moira, l'amante, più grande di lui, e Carol, l'infermiera, un personaggio che Thompson fa scomparire nel momento in cui comincia a delinearlo. Non ci sono grossi colpi di scena, tranne nel finale, e la storia prosegue sempre sulla stessa lunghezza d'onda ma questo libro affascina per l'ambientazione atipicamente noir. Non è, quindi, il classico giallo con omicidi ed indagini ma la semplice storia di un imbroglione sempre sul punto di essere scoperto. Thompson mette in piedi un universo squallido fatto di gente mediocre, capace di tutto pur di arrivare al denaro, che non potrebbe mai trovare redenzione. Per fortuna, Fanucci, casa editrice sempre attenta, sta ristampando, tra l'altro, alcuni libri di Jim Thompson in un' edizione curata ma se non si conosce affatto questo grandissimo scrittore, è preferibile cominciare ad addentrarsi nella scrittura thompsoniana partendo da “Vita da niente”, “L'assassino che è in me” o “è già buio dolcezza”, sempre editati da Fanucci. Con “I truffatori”, Thompson vuole uscire dal genere noir per arrivare ad una forma di scrittura più ariosa, dà in pasto al lettore una storia che non presenta sbavature, equilibrata, con un finale teso e spiazzante. Gli attori che popolano la selvatica fauna dei pataccari non sono affatto simpatici, non si riesce nemmeno a solidarizzare con Roy, un distacco che è presente fino alla fine del romanzo. Da perfetti voyeur, il lettore scruta delle vite irrimediabilmente perdute e si lascia trascinare da un racconto spietato ma terribilmente reale.