Georges Simenon

Il sorcio

Georges Simenon


Adelphi, 2017

di Corrado Ori Tanzi
Nel 1934 Georges Simenon mandò in pensione per la prima volta Maigret. Ormai autore per la celeberrima Gallimard, il commissario che stava facendo le sue fortune iniziava a diventare un po’ ingombrante se voleva darsi un profilo di autore con tutte le lettere maiuscole.

Un po’ però per il cuore e non poco per il portafoglio (Simenon aveva un tenore di vita da nobile ereditiere), lo scrittore decise di non dedicarsi soltanto ai cosiddetti roman-roman, ma fu in qualche modo costretto a continuare per le vie del giallo. Dapprima inventandosi nel 1936 le inchieste dell’Agenzia O con a capo l’ex ispettore Torrence, uno degli attendenti di Maigret, poi ridando luce al corpulento commissario e, siamo nel 1937, scrivendo un autentico Maigret senza Maigret. Lo pensò come un romanzo non di genere pur prendendo in prestito due altri personaggi della famosa saga della polizia giudiziaria al Quais des Orfèvres (Lucas, ora promosso a commissario e l’ispettore Lognon) e lo intitolò Monsieur La Souris.

Ora il romanzo esce a noi grazie alla storica opera di traduzione delle opere di Simenon da parte di Adelphi col titolo Il Sorcio. La storia di un barbone, Ugo Mosselbach, detto appunto il Sorcio, che viene in possesso di un’ingente somma di denaro raccolta dal portafoglio di un cadavere che lo fa entrare in una storia ben più grande di quello che la sua pur non misera furbizia gli permette di poter affrontare.

Una storia che intreccia il bel mondo parigino che, tra il teatro dell’Opera, gli arrondissement più chic, i caffè, la diplomazia e la finanza internazionale vive parallelamente a quello tradizionale del vero commissario di Francia. Di questo suo mondo letterario Simenon recupera l’arguzia e la visceralità delle reazioni, strumenti narrativi che gli permettono di raccontare una sua storia di (stra)ordinaria esistenza ai bordi.

Il Sorcio è a tutti gli effetti uno dei personaggi più spettacolari dell’intera pleiade simenoniana, un ometto di origine alsaziana, una volta maestro di solfeggio e organista ora clochard affabulatore, acrobata esistenziale che progetta un piano di prim’ordine per restare in possesso dei soldi trovati e comprarsi una canonica lontano dalle mille luci della capitali, a Bischwiller-sur-Moder, e concedersi una pacata vecchiaia. Attorno a lui, in ruolo sempre comprimario, si agita l’intero ambiente magrettiano che appunto, orfano del deus ex machina, scolora il suo profilo pure davanti a un uomo di strada.

Se all’ambiente umano e al piano urbano su cui gira il romanzo aggiungiamo la partitura sonora della storia ovverosia la scrittura di Simenon, sempre misurata e in grado con un solo e unico termine di aprire davanti al lettore un intero mondo fisico e spirituale, ecco confezionata una delle sfide più ardite dell’intera carriera di Simenon. Lo scrittore che, per fortuna, c’è stato, per non dovercelo inventare con le nostre misere capacità copiative.

Georges Simenon, Il Sorcio, Adelphi, 155 pagg., 18 euro

 

Corrado Ori Tanzi

https://8thofmay.wordpress.com