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Georges Simenon

La casa dei Krull

Georges Simenon


Adelphi, 2016

di Corrado Ori Tanzi
Si chiama Krull. Hans Krull. Ed è uno straniero. Anzi, è un doppio straniero. È un giovane tedesco in terra francese, un paese senza nome che mal sopporta gli stranieri. Come i Krull ad esempio (di cui Hans è il nipote improvvisamente arrivato senza essersi annunciato), una famiglia che vive grazie a un emporio utilizzato soprattutto da quei randagi dei marinai o delle loro mogli, perché la maggior parte delle famiglie del circondario preferisce fare la spesa in negozi in cui si respiri più francesità.

Ma è straniero anche alla sua stessa famiglia perché i suoi modi eccessivi non piacciono affatto dentro le mura di casa. Quella sua aria sempre disinteressata alle loro ansie e ai problemi, quella sfacciataggine nella parola e nei gesti, quel motivo con cui giustifica la sua apparizione dal niente che sa tanto di menzogna.

Nel paese senza nome una notte una ragazzina viene violentata e assassinata e il suo cadavere trovato al porto, un niente distante dall’emporio dei Krull. Basta poco. Poco per far correre sulla discesa i primi sassolini. Ancor meno perché i sassolini smuovano nel percorso sassi più grandi i quali “svegliano” veri e propri macigni che s’involano verso la pianura. Il grido, l’urlo sguaiato che si alza da un’intera popolazione è uno solo: è stato uno dei Krull. Quindi, che tutti i Krull la paghino cara.

Scritto nel 1938 e pubblicato l’anno successivo (non vi dice niente il periodo?), La casa dei Krull (Chez Krull nell’originale) tocca uno dei temi più profondi della letteratura di Georges Simenon e cioè il singolo circondato da una moltitudine che, indipendentemente da quello che singolo è o fa, è pronta a esplodere. Solo che questa volta il singolo si chiama minoranza e la moltitudine è una maggioranza organizzata.

Si è sempre a sud di qualcuno e non importa cercare le cause quando l’effetto non potrà che rivelarsi nel consueto dramma. Si può solo scommettere se il dramma si trasformi o meno in tragedia, ma sperare che l’oscurità non s’arrotoli su se stessa è pura illusione dei sognatori di poco.

Romanzo a dir poco premonitore, La casa dei Krull cammina lungo il doppio bordostrada definito dai due profili dell’estraneità alimentati nelle pagine. Il primo conduce diretti all’angoscia del presagio di un’intera famiglia che ha sempre rispettato le regole della terra che li ospita, il secondo verso un angolo sempre più stretto in cui Hans viene sospinto, senza che però l’incoscienza del ragazzo lasci spazio alla paura.

Il resto lo fa la maestrìa di Simenon che, proprio in libri come questo (a cui, tanto per aggiungere due titoli, fanno compagnia Gli intrusi o La scala di ferro), ci disorienta per quanto riesce a non farci capire se è più bravo come scrittore o come narratore. In queste pagine è tutto un equilibrio tra tensione, silenzi, non detto, sgarberie, emozioni, senso di liberazione, paura. Romanzo magistrale. Una virgola di tempo prima della catastrofe.

 

Georges Simenon, La casa dei Krull, Adelphi, pagg. 210, euro 19.

 

Corrado Ori Tanzi

https://8thofmay.worpress.com