F.s.fitzgerald - Il grande gatsby

F.s.fitzgerald

Il grande gatsby

di Simona

L’IMPOSSIBILE AVVERARSI DEI SOGNI

Narrare dei sogni e del loro destino quasi inevitabile di essere infranti dalla realtà rappresenta un tema certo accattivante ma anche estremamente difficile da trattare in modo non banale. F.S. Fitzgerald con Il grande Gatsby riesce a farlo magistralmente puntando soprattutto sull’equilibrio, sulla mancanza di retorica e su una scrittura che, sebbene abbondante di aggettivi e descrizioni, risulta dosata in modo impeccabile: come in una partitura musicale ogni nota è indispensabile tanto che eliminandone una o aggiungendone altre muterebbe il risultato, così nel grande Gatsby Fitzgerald riesce a raggiungere un equilibrio pressoché perfetto in cui ogni parola è necessaria ma mai ridondante. La trama è piuttosto sobria, i personaggi sono pochi e fortemente caratterizzati e le vicende narrate sono lineari: il risultato di tutto questo è un libro essenziale ed asciutto, capace di delineare, con pochi tratti, una storia semplice eppure intensa, persino paradigmatica; un’opera capace di esprimere la “magia” stessa esercitata dalla ricchezza e tuttavia di rivelarne, al di là dell’apparenza, i risvolti di corruzione e volgarità. Jay Gatsby è un trentenne ricchissimo, originario del middle west, giunto a tale posizione grazie ad affari poco chiari, famoso nell’alta società newyorkese degli anni venti per le feste pazze che tiene nella sua villa gigantesca e appariscente sulla baia. Proprio l’enorme fortuna accumulata dal niente alimenta ogni sorta di diceria sul suo conto: “c’è chi dice che Gatsby abbia ucciso un uomo”, ma Gatsby non sembra farci caso mentre, appartato, chiuso in una sua angoscia inconfessata, osserva silenzioso il giardino brulicante di ospiti e di vacuità dall’alto dello scalone. “Il prato e il viale erano popolati dalle facce di gente che faceva congetture sul suo grado di disonestà – ed egli era lì, ritto su quegli stessi scalini, celando a tutti il suo sogno incorruttibile, mentre agitava la mano a salutarli.” In molti lo temono, tutti lo riveriscono ma nessuno lo conosce realmente e tanto meno conosce il suo segreto, ossia il fatto che il “grande” Gatsby in realtà non mira che a ritrovare l’amore di Daisy, la ragazza che aveva avuto prima di partire per il fronte e che non aveva potuto sposare perché allora era povero e senza posizione. In effetti Gatsby riesce a ritrovare Daisy la quale, stanca di aspettare, si era sposata con un uomo molto ricco e pittosto rozzo, e quasi riesce a riconquistarla ma, messa di fronte ad una scelta definitiva, Daisy non se la sentirà di legarsi ad un uomo come lui. “Non puoi ripetere il passato” dice a Gatsby Nick Carraway, voce narrante del libro, vicino di casa di Gatsby e cugino di Daisy (l’unico che gli si rivelerà amico pur non approvandolo in quanto rappresenta tutto ciò che non ha mai sopportato, ossia la convinzione di poter ottenere ogni cosa attraverso la ricchezza). “Non si può ripetere il passato? - esclamò incredulo Gatsby – Certo che si può!”. Eppure Jay Gatsby, così misterioso e irresistibile, dalla condotta morale priva di scrupoli ma con un’anima pura e incorruttibile, dal sorriso improvviso e raggiante, dalla “straordinaria capacità di speranza” capace di conquistare ed ammaliare chiunque, questo Jay Gatsby, non poteva avere la meglio sulla realtà: il passato, nella realtà, non ritorna. E la fine di tutto non si concretizzerà né in un brusco risveglio né solo nella fine di un sogno, perché Il grande Gatsby è una parabola, e la sua conclusione (che non manca di essere beffarda) sarà davvero la fine di tutto. Del resto non poteva che essere così perché questa non è la storia di una passione romantica ma è la metafora di un sogno: quell’ideale di assolutezza e di purezza cui aspira ogni uomo che, però, è destinato ad essere dilaniato da un mondo cinico e privo di scrupoli. Ma è anche una storia profondamente americana perché il sogno di Gatsby diviene emblema dell’originario “sogno americano” di un mondo nuovo con valori nuovi; e non solo, lo stesso Gatsby diviene la personificazione dell’America: giovane, inguaribilmente ottimista, sorridente eppure temuto, dalla condotta spregiudicata eppure con un’anima ingenua, luminosa e pura, persino.

“Sorrise con comprensione – molto più che con comprensione. Era uno di quei sorrisi rari, che hanno in sé una capacità di perenne incoraggiamento, e che puoi incrociare quattro o cinque volte nella tua vita. Affrontava - o pareva affrontare - per un attimo l’intero mondo esterno, e poi si concentrava su di te con una predisposizione irresistibile in tuo favore. Ti capiva proprio nella esatta misura in cui volevi essere compreso, credeva in te come a te sarebbe piaciuto credere in te stesso, e ti assicurava di aver ricevuto di te l’impressione che tu stesso, al tuo meglio, speravi di convogliare.”


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Minibio:

F.s.fitzgerald nacque a St. Paul, nel Minnesota, nel 1896. Iniziò a scrivere giovanissimo, sin dai tempi della scuola. Pubblicò il suo primo romanzo, Al di qua del Paradiso nel 1920. Seguirono alcune raccolte di racconti e infine Il grande Gatsby (1925). Dopo avere goduto di uno straordinario successo, morì quasi dimenticato a Hollywood nel 1940. Tra le sue opere più importanti ricordiamo Belli e dannati (1922),Tenera è la notte (1934), Gli ultimi fuochi (1941)

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