Erri De Luca

Tu, mio

Erri De Luca


Feltrinelli, 2000, € 5,68

di Simona
Era l’estate dei miei sedici anni, stavo su un precipizio di sentimenti. In disparte dai coetanei non ero attento alle ragazze in età buona per me. Mi piacevano le più grandi, un desiderio impossibile. Però quell’estate riuscii, unico dei miei coetanei a frequentarle. Fu grazie a Daniele, figlio di zio, che era più grande di me di quattro anni. Quell’estate si accorse di me. Non so trovare una ragione per quell’attenzione, però ci fu. Forse mi vide più grande o capì che in quel suo cugino si stava accumulando una valanga.”
Piccolo libro dalle atmosfere soleggiate come una vacanza in un’isola del sud Italia, ma anche con un insinuante senso di inquietudine sotterraneo: entrambi sfumature dell’adolescenza del protagonista. Anche libro dai toni talvolta lirici, ma in piccole frasi: brevi schegge sorprendenti che rallentano per una attimo la lettura ma in modo piacevole, costringendo ad un indugio riflessivo. Un lessico importante, però armonizzato con il racconto e con le sue atmosfere semplici. C’è un ragazzo che sta crescendo, taciturno, magro magro, attento e sensibile, che in questa estate degli anni cinquanta sviluppa un interesse singolare per la guerra conclusa poco più di un decennio prima, mentre gli adulti lo spingono ad accantonare questa fissazione.
“I miei non mi chiedevano più cosa leggevo per non doversi urtare con quella mia intenzione di sapere. Le domande erano cresciute e portavano l’insidia di chiedere conto. Avevano partecipato a una resistenza, avevano aiutato un perseguitato? Non l’avevano fatto. (…) Ero la sola persona cui interessavano quelle storie. Dopo la guerra i vivi avevano indurito il silenzio. Volevano abitare un mondo nuovo. Da noi non c’era più il re. I tedeschi erano solo quel popolo che veniva a passare le ferie sull’isola.”
Proprio quell’estate giunge sull’isola Caia, una ragazza più grande: affascinante, misteriosa e civetta, verso cui il protagonista è attirato anche per via dell’insolito nome. La sua peculiare sensibilità adolescente lo renderà l’unico a conoscere il dolore segreto di Caia, giungendo ad instaurare un rapporto complesso in cui il ragazzo prende la voce e le parole del padre di lei, scomparso. Tutto questo si lega tenacemente all’urgenza di azione e riscatto che pervade i suoi sedici anni, la quale matura e cresce per tutti i mesi di vacanza, conoscendo una prima esplosione durante una rissa con alcuni tedeschi ubriachi. Ma non basta, quello sfogo è solo l’assaggio dello scatenarsi di una rabbia che non può più essere repressa, e che scoppierà in modo lucido e deliberato alla fine dell’estate.
“Quello che succederà qui non potrà toccarla, raggiungerla. Sarà lontano, dormirà mentre un ragazzo scenderà di notte da una casa per accendere un fuoco. Sarà un fuoco che non la risarcirà. E’ il fuoco di suoi padre. Haiele, tu mi hai voluto così, mi hai dato un altro nome, mi hai suscitato in corpo gesti sconosciuti e un attaccamento a te di sangue. Pensieri, pensieri fermi, piantati in mezzo alla testa…Quando sarai partita risponderò di me con il fuoco. Non è mio, io lo eredito. Eredito il tuo lutto insieme al gesto che un altro padre non fece nel suo tempo. Eredito il suo debito, un fuoco in mano a un figlio.”
Si sta caricando la spinta di rispondere, anche come riscatto alla passività del suo proprio padre, che se ne accorge, mettendolo in guardia: “mi sembra che tu voglia intervenire sul passato per correggerlo. Tu lo critichi con l’intento di cambiarlo, ma non si può. Nemmeno un Dio può più farci niente …Non c’eri, non ne sei responsabile.”
Il guizzo finale è inaspettato e amaro, contribuendo a fare di Tu, mio un libro accattivante, con atmosfere dai bei colori caldi e una trama ambigua solo in superficie. E’ un bel racconto, ma strano: evocativo però lontano, attraversato da una sensibilità molto personale così come da una lingua di difficile adesione che rendono l’opera indiscutibilmente raffinata e, tuttavia, difficilmente largamente condivisibile.

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