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Emanuele De Donno, Amedeo Martegani

Yes Yes Yes Alternative Press – ’66-’77 from Provo to Punk

Emanuele De Donno, Amedeo Martegani


A+mbookstore/Viaindustriae

di Giuseppe Catani
493 pagine, quasi due chili di peso. Ma guai a pensare a Yes Yes Yes Alternative Press – ’66-’77 from Provo to Punk come a un libro ingombrante. Tutt’altro. In realtà, siamo di fronte a un viaggio necessario – forse mai affrontato prima in Italia nelle modalità proposte da chi ha messo insieme queste pagine – all’interno di quella stampa underground che per più di un decennio ha provato a scardinare le certezze della borghesia occidentale. Tempi privi di personal computer e della connessione alla rete delle reti. Si andava di ciclostile, istinto e creatività. Tanta creatività. Scandalosa, surreale, spesso di matrice anarco/rivoluzionaria, altre volte aggrappata alle parole d’ordine Peace and Love. D’altra parte, l’arcipelago della controcultura era un cratere in continua eruzione, per giunta poco etichettabile, tanto da mettere insieme un po’ di tutto, dalla libertà sessuale ai più svariati esperimenti lisergici, dall’oltranzismo della sinistra movimentista a quello più rude del movimento punk.

Yes Yes Yes Alternative Press – ’66-’77 form Provo to Punk è innanzitutto una raccolta di immagini, quelle delle principali riviste e fanzine sotterranee che hanno scosso le fondamenta dell’arte e della cultura giovanile europea e nordamericana: prese una a una, scannerizzate con pazienza da Emanuele De Donno e Amedeo Martegani, e riproposte nel loro immutato splendore. C’è davvero tanto tra queste pagine, da The International Time (IT) a Berkeley Barb, dall’Oracle di San Francisco a Sniffin’Glue (ma l’elenco è sterminato), senza dimenticare le esperienze di casa nostra: si parla di veri e propri must del calibro di Mondo Beat, Insekten Sekte, fino al più mainstream (si fa per dire) Re Nudo. Il tutto impreziosito da una serie di illuminanti (e divertenti) interviste ai protagonisti di quegli anni: ecco allora i racconti e le riflessioni di Melchiorre Gerbino, motore di Mondo Beat, e poi le parole di James Herod di Liberated Guardian, Trina Robbins di Berkeley Tribe, Coen Tasman dell’olandese Kabouterkrant, Pierre Coupey di Georgia Straight, David Goines del San Francisco Express Times, John Wilcock del Los Angeles Free Press, dell’immenso Matteo Guarnaccia, di Gianni Emilio Simonetti, uno dei fondatori del già menzionato Re Nudo. Uno spaccato di un’epoca forse irripetibile, una foto di gruppo per nulla sfocata nonostante gli anni (ma forse dovremmo dire secoli…) passati da quel periodo di libertà che spaventò non poco l’establishment dei vari governi democratici sparsi per il globo terracqueo.  

Slanci che, forse inconsapevolmente, hanno aperto la porta al futuro, nel campo dei diritti civili come in quelli dell’arte. Che fanno ormai parte della nostra memoria collettiva, nonostante l’oppressivo controllo del Grande Fratello non sia mai venuto meno.