Ecco Mr Psycho Killer, come molti continuano a chiamare David Byrne alla sua prima prova come scrittore. Già dal titolo si evince la forma narrativa scelta: si tratta di un diario-blog, come l'autore stesso ricorda nei ringraziamenti. David Byrne è un appassionato di bicicletta per due ragioni: l'ecosostenibilità del mezzo e perchè "vedere le cose da un punto di vista abbastanza vicino ai pedoni [...] sommato al fatto di spostarsi con un mezzo non completamente separato dalla vita che si svolge per le strade, è piacere allo stato puro".
L'ex Talking Head racconta con prosa asciutta le sue esperienze in giro per il mondo, sempre con in sella alla bici, da Manila a Berlino passando per Londra e San Francisco. Senza dimenticare New York, dove risiede. La visione che traspare è complessa, non si tratta del mero finto radical – chic andare in bicicletta per distinguersi dalla massa. Anzi. Byrne vorrebbe che la due ruote diventasse un mezzo di trasporto di massa. A patto però di mutare le nostre città, di renderle sicure e a misura d'uomo, anzi di bambino.
Diari della bicicletta è un sogno che coinvolge l'urbanistica, l'ambiente, il design, la musica e ogni arte figurativa per dipingere un mondo in cui non si sià più schiavi delle auto e del traffico. E come dimostra l'esempio in cui si cita l'operato di Enrique Peñalosa a Bogotà, lo si può fare anche in zone considerate "difficili". Rendendo ciclabili alcune vie della città la gente ha riscoperto il senso dello stare insieme in un spazio pubblico, senza che gli esercizi commerciali della zona ne risentissero ( dimostrazione di come, facendo le cose con criterio, la tutela dell'ambiente non danneggi l'economia).
Per fare tutto questo però ci vuole un duplice cambio di mentalità: da parte delle amministrazioni pubbliche (ed è inutile ricordare che in molte città italiane la situazione del trasporto pubblico e delle piste ciclabili sia decisamente peggiore di quella di molte delle città citate nel libro) e da parte delle persone.
Un di addio alla pigrizia per "osservare e partecipare alla vita di una città" che è "una delle gioie più grandi dell'esistenza".