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Colin Dexter

Le figlie di Caino

Colin Dexter


Sellerio, 2017

di Corrado Ori Tanzi
Nessuno sa scrivere un giallo inglese meglio di un inglese. Atmosfera narrativa punteggiata da lieve pioggerellina anche quando il sole spacca la giornata, humour che spezia al massimo la pagina quando esce involontario, indisposizione di fondo nel perseguire le più elementari regole personali di sopravvivenza minima da parte dell’investigatore protagonista. Da Sir Arthur Conan Doyle a M.C. Beaton, passando per Derek Raymond. Hercule Poirot ne rimarrebbe inorridito, ma sul suo tempo e sulla sua disciplina, lo sappiamo, è calato il sipario.

Nel catalogo rientrano a pieno merito Colin Dexter e il suo ispettore Morse, del cui nome di battesimo il lettore si limita a conoscere (per ora) la E iniziale. Celeberrimo in terra britannica, dotato di una smisurata cultura letterario-musicale (Wagner über alles) e riconosciuto quale massimo specialista di parole crociate ed enigmistica (dote che ha profuso nelle sue storie), lo scrittore di Stamford è passato ad altra vita nel marzo di quest’anno a 87 anni a Oxford, l’epicentro delle avventure di cui ora Sellerio, giunta alla traduzione del suo undicesimo romanzo, ci presenta Le figlie di Caino.

Siamo negli anni Novanta (dai Settanta di partenza), ritorna l’ambiente del college con la sua naturale dote di criminalità infusa. L’ispettore Morse e il fido sergente Lewis si mettono sulle tracce dell’omicida dell’anziano professor Felix McClure, un’intera esistenza dedicata all’insegnamento. Un’unica pugnalata nasconderà per sempre una verità che stava per essere resa pubblica?

Questo l’obiettivo del killer. Ma il silenzio poco si addice alle trame a fitto incrocio di Dexter. Il suo investigatore non azzecca tutto al primo colpo. Anzi, lo storico attendente potrebbe pubblicare un intero libro sulle topiche prese dal capo. Che al momento non se la passa neanche tanto bene, visto che la salute lo sgambetta portandolo diritto in ospedale, dove capisce che una riduzione tra birre al pub e sigarette sarebbe da prendere in considerazione. Per fortuna gli rimangono Wagner e Mozart, quelli non lo tradiscono.

L’indagine poco a poco prende ad aprirsi come un girasole arricchendosi di un male a cui non riusciamo a fare il callo. Entrano tre personaggi femminili che meriterebbero di fare squadra come attrici protagoniste in altri autonomi titoli. L’investigazione come d’abitudine s’arricchisce di punti di svolta. E come d’abitudine fa rumore l’assenza di un punto di vista morale. Odii e segreti familiari si replicano naturali quanto un gesto di altruismo. La malvagità accade perché accade. Se è possibile la si sradica mettendo un cerotto sopra la ferita umana e sociale. Poi è sempre l’uomo a ritornare e a fare la Storia. E sono dolori. Soprattutto se si indossa il fragile vestito umano dell’ispettore Morse. Campione dell’autodistruzione, ma implacabile segugio della tragedia che si annida dentro ogni gesto definitivo.

 

Colin Dexter, Le figlie di Caino, Sellerio, 480 pagg., 15 euro

 

Corrado Ori Tanzi - https://8thofmay.wordpress.com



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