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Carlo Lucarelli

Intrigo italiano

Carlo Lucarelli


Einaudi

di Corrado Ori Tanzi
Con la Seconda guerra mondiale che ancora risuona nelle orecchie, l’Italia si sta rimettendo in piedi. L’aria è diventata frizzante, il festival di Sanremo ha preso il posto dell’arma invincibile dei tedeschi, il jazz arrivato con gli americani ha preso domicilio nei locali dove si è tornati a far musica. Sulle strade si vedono sfrecciare le Aprilia e, un po’ dietro le Topolino, amaranto o meno.

Il commissario De Luca è di nuovo tra noi. Carlo Lucarelli lo tira finalmente fuori dal cilindro con il suo ultimo romanzo, Intrigo italiano. Richiamato in servizio dopo cinque anni di purgatorio, ora cela il nome dietro quello di un fantomatico ingegnere Morandi perché il suo passato gli sta ancora bruciando quello vero. Il “migliore poliziotto d’Italia” è a cavallo tra il Natale del 1953 e l’Epifania del 1954 un agente che i Servizi hanno a libro paga. Deve venire a capo di un omicidio che, con ogni probabilità, nasconde una realtà più profonda. La moglie di un professore universitario è stata assassinata nella vasca da bagno dell’appartamento da scapolo del marito.

Insieme a un assistente, messogli alle costole dallo stesso Servizio, De Luca si muove nel suo modo consueto. Discreto, una parola in meno meglio di una in più, un’ombra che agisce alla luce del sole sapendosi trasformare in fantasma tenace. Un cane da caccia.

Un uomo soprattutto di fine, molto fine intelligenza. L’ambiente che gli è stato costruito attorno per questa sua nuova avventura è tale per cui soltanto la riconoscenza alla rete di spionaggio e investigazione per la quale opera dovrebbe alimentare i suoi pensieri e le sue azioni. Ma De Luca è passato sotto una dittatura ben più pesante (e non da rivoluzionario) per non capire che, contro ogni adagio comune, “cane mangia cane”. Si è vivi perché la nostra vita può servire, si è scelti perché si è utili. Fine delle trasmissioni, non ci sono ragioni supplementari.

Così, quando nel corso dell’investigazione in una Bologna dipinta dalla neve, incontra un’aspirante cantante di jazz, una bella moretta che lui sa chiamarsi Claudia, ex staffetta partigiana, De Luca, per il volgo “il fascista”, deve decidere se continuare a incarnare il cane da caccia o trasformarsi lentamente in un cane bastardo. Piano piano il dipinto del nuovo realismo italiano gli si mostra davanti in tutta la sua luce. E deve decidere in fretta se quella pittura gli piace o no. E, in questo secondo caso, come operare per salvare non solo la pelle, ma una dignità che lui non pensa proprio di aver perduto per aver fatto il suo mestiere sotto un dominum che nel nuovo decennio viene ricordato come l’effigie del diavolo.

Lucarelli è scrittore da cicatrici. Quelle che si vedono a mo’ di cerniera lampo unire due tronconi di tempo. La sua scrittura pacata sorregge una visione malinconica dell’esistente attraverso un movimento che unisce il jazz al liscio delle balere con inserti armonici di tango. È la misteriosa armonia di quest’ultimo a dar sugo alla narrazione. Quando si pensa di aver individuato il ritmo, i ballerini improvvisamente compongono imprevedibili parabole con un annodamento di corpi da toglierci il fiato. Il ballerino De Luca è tornato in pista.

 

Carlo Lucarelli, Intrigo italiano, Einaudi, pagg. 216, euro 17

 

Corrado Ori Tanzi

https://8thofmay.wordpress.com