Il 18 novembre a Trezzo hanno festeggiato ufficialmente il loro trentesimo compleanno con un concerto-evento memorabile, data la presenza di tutti i principali musicisti che si sono succeduti all'interno della band e di alcuni ospiti (Luca Morino, Nina Zilli, Giuliano Palma, Casino Royale, Emiliano e Nitto dei Linea 77 e un insospettabile Manuel Agnelli).
Ma com'è potuto accadere che un gruppo restasse sulla scena per così tanti anni consecutivamente, senza addii e reunion, nè particolari colpi di scena?
La risposta è sviscerata nelle duecento pagine di Trent'anni in Levare, storia della storia di Africa Unite uscita da qualche mese per Chinaski Edizioni.
Inizialmente il progetto appare un po' ambizioso: due autori agli antipodi (F.T. Sandman e Episch Porzioni) da contrappore a Bunna e Madaski per far prendere al libro l'aspetto di un disco degli Africa, tra roots e guizzi dub, in realtà dopo poche pagine prende la piega di una biografia canonica, con un susseguirsi di personaggi che hanno collaborato con il gruppo piemontese dagli esordi fino agli ultimi progetti che raccontano la loro esperienza aneddoti compresi.
Nel turbinio di opinioni di musicisti che hanno fatto parte del gruppo sembra quasi che il segreto di quest'unione duratura sia stato un po' il modello Liam-Noel dei bei tempi, in cui le scaramuccie tra i fratelli venivano risolte con un totale cambiamento della band. In realtà qui la situazione è diversa, ogni artista lascia la famiglia Africa per intraprendere nuovi progetti e tutti raccontano di addii pacifici e piuttosto malinconici.
Forse la chiave della longevità sta nel fatto che "Gli Africa Unite non sono un gruppo reggae. [...] Siamo sempre stati diversi, polemici, attenti a ciò che ci circonda musicalmente." o ancora che "La democrazia in un gruppo? Tutte palle." Parola di Madaski.
A essere sinceri, dopo cinquanta pagine, non importa neanche più di tanto perchè gli Africa Unite sono sulle scene da tanti anni, ma è la curiosità a prendere il sopravvento, grazie anche alla grande (apparente?) sincerità con cui ogni argomento viene affrontato dai protagonisti che non risparmiano mai commenti acidi, sarcastici e giudizi negativi su fatti e persone. Pagina dopo pagina così si scopre come sono nati gli Africa Unite, quanto è stato importante l'incontro con Linton Kwesi Johnson e con la Giamaica, si scoprono insospettabili partecipazione attive in politica da parte di Bunna, il rapporto con le case discografiche, i concerti in Iraq e Palestina, la rottura con Casacci (che lasciò gli Africa per fondare i Subsonica), la malattia di Madaski e tutte le riflessioni e le vicissitudini che da un disco hanno portato al successivo, motivandone ogni cambiamento di sound e stile. Epici i racconti delle uscite di Madaski con Ziggy Marley, al Primo Maggio e al Roxy Bar di Red Ronnie.
Nella seconda metà del libro c'è ancora lo spazio per qualche riflessione sentimentale (il rapporto con le donne, ma anche quello di amicizia tra i due frontman) e sui progetti al di fuori degli Africa: solista, leader dei Dub-Sync, produttore Madaski; una breve militanza nei Bluebeaters, poi dj e la partecipazione al progetto di cover di Marley Double Trouble con Zibba e Raphael degli Eazy Skankers per Bunna.
Trent'anni portati bene, una lunga strada dall'inglese di People Pie, il botto di Babilonia e Poesia e Un sole che brucia, i più scuri anni zero di Vibra, Mentre Fuori Piove e Controlli fino a Rootz del 2010 e la compilation Biografica Unite con un disco di versioni orchestrali dei pezzi più famosi del gruppo. Forse aveva ragione Madaski: gli Africa Unite non sono solo un gruppo reggae, sono un gruppo rock, sono cantautori, sono personaggi, sono due amici che non possono più fare a meno l'uno dell'altro.
Forse per questo sono sulla scena da trent'anni. O forse, come diceva Marley, è perché se lo si ascolta bene, anche il cuore batte in levare.