Antonio Pennacchi - Palude

Antonio Pennacchi

Palude

di Arianna Marsico

Antonio Pennacchi, scrittore popolare  (su sua stessa definizione) ripubblica Palude, già edito nel 1995, dopo avervi rimesso mano. Chissà forse non riesce a star lontano da questa sua creatura, vivace ed indomabile come il soprannome del protagonista che le dà il titolo. E a dare tanta brillantezza alla storia c’è la fusione tra i miti radicati nelle leggende sorte intorno alle paludi dell’ex Littoria e la realtà. Tutti i personaggi ad iniziare dal protagonista Palude sono infatti realmente esistiti, e anzi hanno collaborato alla stesura del racconto dando suggerimenti all’autore (di cui molti erano colleghi in fabbrica)  sul destino desiderato per il proprio alter -  ego letterario.


Il libro racconta la storia della fondazione di Latina, dell’intreccio tra politica e retorica fascista che la caratterizzò. E Pennacchi colora la realtà con le storie delle leggende sulla palude, sull’Agro Pontino, sugli spiriti che in qualche modo continuano a vivere la città. L’arcana forze delle credenze portate dai veneti scesi ai tempi della bonifica,come la zia Antinesca , si mescola con la dissacrante versione che l’autore propone della beatificazione di Santa Maria Goretti.


Su questo affresco storico e magico si sviluppano le vicende di Palude, fiero operaio e sindacalista alla ex Fulgorcavi, i suoi amici come Nino Delorto, il Federale, fedelissimo del Duce ed ex combattente divenuto sindaco di Latina. E di come tutto fu in qualche modo scombussolato dai trapianti di cuore. Ed in più ci sono gli spiriti. Quello di Mussolini, of course. Ma anche quelli di Cencelli, commissario governativo che mise anima e corpo nella bonifica delle paludi pontine, di Santa Maria Goretti, di Benedetto, anima fragile innamorata dell’amore e dei libri.


Il libro è un bellissimo calderone, scritto con una lingua viva, che mescola dialetto veneto ed espressioni tipiche del linguaggio parlato. Un fedele specchio della poliedrica personalità di Antonio  Pennacchi, ex- operaio, ex MSI poi maoista, espulso a più riprese da organizzazioni e sindacati. Uno spirito indomito che però, nelle righe di Palude, lascia trasparire una certa nostalgia per l’architettura ordinata di Latina travolta dalla crescita urbana e per le realtà operaie spente dalla chiusura delle fabbriche.


Uno scoppiettante amarcord in salsa pontina, con punte di autobiografia (come spesso accade nelle opere di Pennacchi, si pensi anche a Il Fasciocomunista), questo è Palude.


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