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Andrea Bajani

La gentile clientela

Andrea Bajani


Feltrinelli, 2013

di Giusy Barbieri
 

Con La gentile clientela (Feltrinelli, 2013), Andrea Bajani presta la propria fantasia al progetto AutoreVole, promosso dalla Fonderia Mercury, che prevede la “messa in suono” di alcuni testi in formato audio dramma, facendo sfumare i contorni fra letteratura e teatro; il riadattamento è di Sergio Ferrentino.

 Com’è inevitabile che accada tutte le volte in cui si legge Bajani, ancora una volta emerge forte l’influenza di Antonio Tabucchi che, in Si sta facendo sempre più tardi, dedicava un intero capitolo al viaggio che, insieme alla compagna, non aveva mai fatto: non solo la meta non visitata, ma i treni sui quali non erano saliti, i dialoghi con i passeggeri che non avevano incontrato, le cene nei ristoranti che non avevano conosciuto, dando vita ad un non viaggio meravigliosamente reale, da fare venire voglia di pianificarne uno, riempiendolo di sfumature da non vivere. Ancora una volta Bajani raccoglie il testimone e, appurato che durante un soggiorno ad Amsterdam non gli sarà concesso di visitare il museo di Anna Frank durante la notte, crea arbitrariamente la stessa solitudine evocativa che gli è stata negata, concedendosi di abitare la casa per una notte intera.

 E’ proprio la casa la vera protagonista, una casa che scricchiola e vive come impigliata negli anni dell’olocausto, sovrastando le figure dei tre personaggi che vi trascorrono, nascosti nel bagno, tutte le ore che separano la chiusura al pubblico dalla riapertura la mattina successiva. Un ragazzo, un padre, la sua figlia bambina, caratterizzati con la delicatezza fantasiosa propria dell’autore; niente, però, ci è dato sapere di queste persone: il loro presente si ritrova inesorabilmente inghiottito dal presente che non è più, in un tempo che viene riportato indietro dallo spazio, dagli oggetti che non sanno fare a meno di sopravvivere alle persone. Il nascondersi dei tre, quasi ingiustificato, fa da eco al nascondiglio vero, alle pareti che hanno ospitato la fame, i segni di matita a testimonianza che c’erano delle vite e si permettevano anche il lusso di crescere, le voci soffocate, la felicità di un gioco da tavolo regalato per un compleanno.

Attraverso le parole di Bajani, attraverso l’ascolto dell’audio dramma curato da Ferrentino, la casa di Anna Frank respira da dentro il suo tempo rotto, e sfoglia il suo personale album dei ricordi approfittando della solitudine di una notte, disturbata appena dalla presenza spaventata di un ragazzo arrabbiato, di un padre, di una bambina che sa cantare le ninnenanne.



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