• Home
  • /
  • Libri
  • /
  • Alessandro Agostinelli
  • /
  • Benedetti da Parker
Alessandro Agostinelli

Benedetti da Parker

Alessandro Agostinelli


Cairo, 2017

di Eliana Barlocco
Dean Benedetti è passato alla storia come colui che registrava Charlie Parker. La prima registrazione risale alla primavera del 1945. Ossessionato dalla sua musica e dalla sua persona, Benedetti cominciò lo studio di Parker e, grazie ad un ingaggio di un paio di settimane in un club di Los Angeles, iniziarono anche le incisioni. Benedetti seguì Parker in quel di New York dove lo registrò in un paio di sessioni. Le registrazioni che fece divennero qualcosa di leggendario e, quando il fratello le vendette, la Mosaic Records le ristampò nel 1990 in un box dal titolo The Complete Dean Benedetti Recordings of Charlie Parker.

Il libro di Alessandro Agostinelli, Bendetti da Parker, ripercorre la vita di Dean: dagli esordi alla fine. Ci racconta, con ritmo scattante, l’uomo e la sua grande passione per il jazz. Ci narra la perdizione, rimandandoci la sensazione di vita al limite. Il limes risulta doppio, se non triplo. Da un lato il baratro delle droghe, dall’altro il bilico di non sentirsi parte di un sistema (Benedetti era figlio di immigrati) e infine l’essere un bianco di origine italiane che si interessa al jazz. Non era del tutto americano e non era del tutto italiano.  La guerra, sì, cera stata la guerra. Cerano stati gli americani. Erano i loro nuovi idoli gli americani, ma io non ero né tutto americano, né tutto italiano. Ero un bastardo che aveva passato il confine. La mia famiglia era di Torre del Lago, i miei parenti erano sempre vissuti qui, ma il pedigree io non ce lavevo. Era proprio così. Avevo solo attraversato la frontiera. Sono il bandolero stanco? Va bene. Andate tutti affanculo...

Una volta in Italia, il suo discostarsi dalla provinciale normalità è accentuato anche dalla malattia. Colpito dalla miastenia gravis, una patologia che distrugge i tessuti muscolari, vaga trascinandosi in quella provincia italiana appena uscita dalla guerra, dove lo straniero è visto come un nemico, un diverso, uno da evitare. Il suo passo lento causato dalla miastenia gli cuce addosso l’immagine del ” bandolero stanco”. Ma in realtà stanco non lo sarà mai. La passione che lo pervade, che brucia nella sua anima si riversa sui pochi amici che lo circondano, che vedono in lui il jazz e tutto ciò che questo comporta:  Bugie sociali per difendere la verità intima di una passione, quella per la musica, di cui tutti, quando andava bene, vedevano soltanto lesecuzione, senza sapere o facendo finta di non sapere un cazzo di tutta la merda e il coraggio che ci stavano dietro.

Ancora una volta il grande amore per la musica fa da collante ad una vita vissuta in velocità d’esecuzione (muore a 34 anni come Parker), condita di melodie dissonanti e nervose, improvvisata su poche note che si rincorrono e si susseguono vagando su differenti linee armoniche e restituendoci l’essenza del jazz: ...la musica jazz a volte si risolve in un minuto. Ma dietro a quel minuto c’è una vita di dedizione assoluta. La rapidità dellesecuzione, dellimprovvisare nasce sul momento perché la musica è sempre nella testa, ogni giorno, ogni momento.