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VAN CLEEF CONTINENTAL
 VAN CLEEF CONTINENTAL
 Rock Tra Luce E Oscurità


INTERVISTA DI: Vittorio Formenti  Del 26/10/2009
I Van Cleef Continental sono un gruppo rock di Brescia già presentati su queste colonne in occasione della pubblicazione in Italia del loro bellissimo ´Red Sisters´.
Rimandando a questa recensione per la presentazione del disco riportiamo di seguito quanto intercorso durante una gradevolissima, rilassata ed esauriente conversazione avuta recentemente con Andrea (il leader), conclusasi poi con un breve colloquio con Elena (tastiere).

CONVERSAZIONE CON ANDREA

MESCALINA: Ci puoi dare qualche informazione, sul gruppo e sui componenti, utile per i lettori che ancora non vi conoscono?
ANDREA: Il gruppo è nato cinque anni fa come deriva mia solista dai Bogartz; lo stile iniziale era diverso, più acustico rispetto all’attuale. Da un anno a questa parte la formazione ha raggiunto una conformazione stabile ed il combo è diventato un collettivo, una realtà corale che non si limita ad accompagnare un solista. A mio avviso il rock è anche e soprattutto un fenomeno di aggregazione sociale; tengo molto a questa idea peraltro già sviluppata da grandi gruppi della storia come i Who, nei quali ci riconosciamo anche per certi aspetti musicali.
Nella band io canto, suono il basso e compongo testi e musiche, Elena Lady Cortez suona le tastiere (piano e organo) e lavora sugli arrangiamenti, aiutata com’è dalla sua base di studi classici al conservatorio, Blodio é alla chitarra e segue anche il mix in studio, rappresenta un po’ il mio alter ego, Helgast è alla batteria e viene dall’heavy, Lobo è alle percussioni.
Come vedi la sezione ritmica è significativa; per noi questa dimensione è molto importante, sottolinea l’aspetto di ritualità sociale al quale ti dicevo teniamo parecchio.

MESCALINA: da dove vengono il nome del gruppo e i nomi d’arte dei componenti ?
ANDREA: Come saprai Van Cleef è il cognome di un celebre attore di film western, genere a cui io sono molto appassionato; rock e cinema costituiscono inoltre un connubio importante e quindi in questo modo se ne vuole sottolineare l’associazione. Il Continental esprime molto semplicemente il fatto che a Brescia non c’è il mare.
I nomi d’arte dei musicisti sono i soprannomi che hanno nella vita normale; il bello è che non sono associabili a una realtà geografica e danno un’eco quasi internazionale.

MESCALINA: Nelle presentazioni che vi riguardano si parla di Depeche Mode, Husker Du e Thin White Rope ma io ci vedo di più Nick Cave, il rock australiano e Iggy Pop, a tratti addirittura i Doors.
ANDREA: I Doors sono un riferimento che mi fanno in tanti; mi piacevano molto e inoltre l’organo li può ricordare a tratti; il batterista è un altro appassionato del gruppo, quindi si tratta probabilmente di un’influenza indiretta generata dai gusti di singoli.
Per quel che riguarda Cave credo che l’associazione sia dovuta al tono della mia voce, al gusto per le storie noir e alla concezione delle canzoni come racconti brevi, che narrano vicende di personaggi chiuse in poche righe.
Iggy Pop è un altro dei miei ´idoli´.

MESCALINA: Come mai un legame così evidente con il rock anni ’80?
ANDREA: Noi siamo molto legati agli aspetti musicali del rock anni’80 più marginale ed underground, quindi più alternativo. Il periodo è legato ai nostri primi ricordi di ascolto.
Infine tieni presente che siamo originari della provincia e pertanto ci sentiamo più vicini a realtà lontane dai riflettori

MESCALINA: Come è andata la pubblicazione precedente in USA del disco?
ANDREA: La situazione è stata ed è ancora complessa; abbiamo avuto un cambio di etichetta e nel frattempo il combo stava mutando l’organico.
La promozione avrebbe richiesto di organizzare in tour anche breve in loco; avremmo però dovuto pagarci tutte le spese e le nostre condizioni economiche non ci permettevano questo passo.
Magari un giorno ce ne pentiremo ma al momento la cosa non è stata proprio possibile.
Abbiamo comunque ricevuto testimonianze di stima da Steve Wynn e da Josef Becker, batterista dei Thin White Rope.
Non abbiamo dati certi ma credo che avremo venduto qualche centinaio di copie, il che tutto sommato non è male.

MESCALINA: L’art cover con le bambole appare piuttosto macabra, per non parlare del tono scuro delle foto. E’ questo il senso estetico che pensate di sottolineare del disco?
ANDREA: La cosa più importante della copertina è che le bambole si tengono per mano; questo esprime l’importanza della socialità contro un quadro esterno cupo. Il macabro non è solo un elemento estetico ma è un’entità alla quale si contrappone una tensione positiva; è un po’ come nelle favole scure che si raccontavano una volta ai bambini, non certo per spaventarli ma per generare in loro una reazione di conforto e coraggio. Questo contrasto, a nostro parere, esprime una contraddizione che è in tutti noi e l’interpretazione delle situazioni può evolvere in un senso o nell’altro, così come in ciascuno c’è della luce e dell’oscurità.

MESCALINA: Dry Queen a cosa si riferisce? Ha un bel contrasto tra le strofe e il chorus, cantato con uno slancio successivo che pare inviti ad una rimonta.
ANDREA: E’ uno dei pezzi vecchi , lo composi nel 2003; narra di una femminilità male interpretata che poi porta alla depressione (si consiglia di seguire il testo, ne vale la pena – nda).
Il ritornello può essere visto come slancio di reazione ma altri ci hanno letto solo del sarcasmo. Per me ci possono stare entrambe le interpretazioni, dipende da quale degli elementi la sensibilità di chi ascolta fa prevalere.

MESCALINA: Catherine Wales on the Water cosa vuole evocare? Sembra una dance macabre, forse il brano più dark; mi è piaciuto molto il controcanto che il piano realizza con chitarra e con il basso.
ANDREA: Gli effetti che sottolinei sono più risultati istintivi che di progetto musicale. Il testo è invece uno dei miei preferiti, si ispira al problema dell’anoressia.

MESCALINA: Anche Anne Lee inizia con un piano che evoca meravigliosamente una campana funebre. Siamo sempre nello campo delle death songs?
ANDREA: E’ la storia di uno stupro e assassinio; il piano è un elemento voluto sia per quel che riguarda l’effetto sonoro ma anche e soprattutto per impostare la cadenza al brano.

MESCALINA: Un po’ ovunque ci sono richiami al colore rosso; è un’allusione al sangue?
ANDREA: In parte sì ma non solo. Il colore rosso è sangue e macabro ma anche vita, poi richiama il fuoco che distrugge da una parte e dall’altra genera energia. Siamo anche qui nel campo dei contrasto tra tensioni opposte, che in fondo costituisce il vero motivo conduttore del nostro lavoro.

MESCALINA: ´Fear of waking up… ´ rientra nel filone delle murder?
ANDREA: E’ un altro brano vecchio ed è sulla paranoia, un demone che tutti hanno. Però si chiude in modo dolce, si scioglie in una certa sensazione di serenità sottolineata anche dal cambio di tonalità, che da minore va in maggiore. Siamo sempre alla solita contraddizione fisiologica al disco.

MESCALINA: Si indovina un’ottima capacità strumentale ma ci sono pochi solismi; il piano è eccellente ma pare sottomixato; la backvocal femminile idem; a tratti sembra un lavoro generato con criteri cantautorati.
ANDREA: I brani furono tutti composti da me in periodi antecedenti la costituzione della formazione definitiva; questo quasi certamente genera quella matrice da cantautorato che evidenzi . Tieni presente che io scrivo canzoni e suono il basso, pertanto ho un’impostazione poco portata a valutare ruoli strumentali specifici. La narrativa, unita al ritmo, rappresenta certamente l’elemento costitutivo principale del disco.
Il fatto che i solisti siano un po’ in sordina è poi forse anche legato a qualche problema tecnico di mixing.
Dal vivo comunque l’approccio è più elettrico, con più impatto e con meno sfumature; in fin dei conti vogliamo fare del rock’n’roll.

MESCALINA: Che progetti avete per il futuro?
ANDREA: Presenteremo del disco il 17 ottobre a Brescia ed il 18 saremo a Vinilmania per lo stesso scopo.
Stiamo sviluppando un live set solido che sia anche uno spettacolo; non facciamo indie introspettivo, non vogliamo distacco, non vogliamo annoiare, intendiamo raggiungere il numero massimo di persone sempre ovviamente proponendo la nostra musica.
Manterremo il cantato in inglese perché è più organico alla genere ed apre a livello internazionale, se possibile infatti vorremmo andare all’estero entro un anno.
La realizzazione del secondo disco si porrà più avanti, da qui a un anno, anche se dal vivo proponiamo già canzoni nuove, composte questa volta con criteri più corali.


MESCALINA: la solita domanda conclusiva, banale ma sempre interessante per completare il quadro. Ci vuoi dire quali sono i tuoi 5 dischi preferiti?
ANDREA: Volentieri; direi
Nothing’s Shocking dei Jane’s Addiction
Fun House degli Stooges
Tim dei Replacement
White Album dei Beatles
Moonhead dei Thin White Rope


BREVE CONVERSAZIONE CON ELENA ´Lady Cortez´

MESCALINA: tu sei il componente con la maggior preparazione formale e teorica del gruppo, visti i tuoi studi ed il tuo diploma al conservatorio. Questo ti pone in un ruolo particolare?
ELENA: Sono piuttosto schiva ad assumere ruoli solisti particolari, cerco più il risultato di gruppo. Nel combo nessuno ha vezzi da protagonista e quindi lavoro sul materiale per tutti, occupandomi in particolare degli arrangiamenti sempre con l’idea che è meglio togliere e semplificare piuttosto che appesantire i brani.

MESCALINA: Stando così le cose qual è il tuo approccio allo strumento che suoni?
ELENA: Do importanza al piano come elemento ritmico e di apertura; in alcuni punti lo utilizzo per evidenziare o sostenere dei passaggi (si ascolti il bell’esempio di ´Then She Said´ – nda) mantenendo comunque sempre il gusto per l’essenziale.

MESCALINA: Hai lavorato anche sulle armonie?
ELENA: Si, sono intervenuta sull’armonia e sulla modulazione me, cosa che ritengo più importante, ho lavorato sul colore e sul timbro

MESCALINA: Cosa risponderesti a chi ti dovesse chiedere perché ti sei portata sul rock dopo aver fatti studi classici?
ELENA: La decisione è stata presa in modo consapevole semplicemente sulla base del mio modo di essere e di intendere la musica. Ho provato anche con il jazz ma il genere non mi appartiene, l’ho trovato distante, non ricavavo nulla dal suonare quegli standard sia pur celebri.

MESCALINA: Nessuna frustrazione o senso di fallimento quindi?
ELENA: Ovviamente no, altrimenti avrei fatto altro. Ripeto, la scelta è stata fatta consapevolmente e ne sono ancora convinta.

MESCALINA: Ci dici anche tu quali sono i cinque dischi della tua vita?
ELENA: Vediamo.. direi
A Love Supreme di John Coltrane
2 dei Led Zeppelin
Live in L.A. degli X
Hot Rats di Frank Zappa
Rain Dogs di Tom Waits

Non c’é che dire, un playlist che parla da sola, così come il loro lavoro che si colloca certamente tra il meglio della scena indipendente nazionale attuale. Auguri e a presto!

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