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Un
trip per l’America
Intervista
ai Jennifer Gentle
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Abbiamo incontrato Marco Fasolo, voce e “fantasia” dei Jennifer Gentle,
nei camerini del Freemuzik di Brescia dopo un concerto intenso e soprattutto
dopo la pubblicazione di
“Valende”, loro ultimo disco che sta portando la band ad un lancio definitivo
anche all’estero.
Con grande disponibilità Marco ci ha parlato del contratto con la Sub
Pop, del tour
negli States, ma soprattutto di una musica che gira sempre più.
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Mescalina:
Ti sei ripreso?
Marco Fasolo: Sì, ma non è stato tanto il concerto: più che altro
è tutto quello che lo precede, il soundcheck e l’attesa …
Mescalina: Ti
logora di più l’attesa?
Marco Fasolo: Sì, sì …
Mescalina: State
facendo parecchie date?
Marco Fasolo: Dovremmo averne sei, mi pare, prima di andare in
America …
Mescalina: E
là quante ne fate?
Marco Fasolo: In America abbiamo un mese e mezzo … Partiamo il
13 o il 14 marzo e torniamo alla fine di aprile: è un bel giro, un po’
dappertutto negli States. Praticamente arriviamo al SXSW, che è un festival
in Texas …
Mescalina: Bè,
è uno dei più famosi e più importanti …
Marco Fasolo: Sì e lì facciamo tre showcases, poi abbiamo Philadelphia
o Baltimora, non ho ancora capito bene, comunque ripartiamo e facciamo
tutto l’Est fino in Canada poi la California e il Sud …
Mescalina: Voi
ci eravate già stati, no?
Marco Fasolo: Ci eravamo già stati, ma a New York soltanto
Mescalina: E
avevate suonato anche al CBGB’s?
Marco Fasolo: Sì, un gran posto …
Mescalina: Com’è
suonarci?
Marco Fasolo: Bè, trasuda storia proprio: tu entri e ti sembra
di essere in un luogo privo di tempo, come fermo negli anni ‘70 con tutti
questi adesivi e poster cosparsi sui muri … poi c’era un impianto super
per cui sentivamo benissimo: abbiamo fatto il soundcheck, ma non ce n’era
bisogno …
Mescalina: E
il concerto lì come è andato?
Marco Fasolo: Bene, la gente ci ha seguito, erano incuriositi di
sentire questa cosa nuova …
Mescalina: Ma
è vera la storia che quelli della Sub Pop vi hanno contattato dopo aver
trovato un vostro disco in un negozio?
Marco Fasolo: Eh, sì. Esattamente hanno trovato la ristampa australiana
dei nostri primi due dischi, l’hanno comprata forse incuriositi dal fatto
che eravamo italiani e poi ci hanno scritto dicendo che gli era piaciuta
molto e spiegandoci che avrebbero voluto lavorare con noi. Allora noi
abbiamo dimostrato il nostro interesse e dopo un po’ è arrivato il contratto
…
Mescalina: E come
avete reagito alla notizia?
Marco Fasolo: Bè, eravamo contenti … a dir poco … pensi subito
“il prossimo disco che faremo sarà distribuito e girerà di più” e quindi
la nostra musica potrebbe arrivare in luoghi più lontani e più grandi
…
Mescalina: Stando
a questa storiella sembra che siate stati scoperti per caso però voi in
America c’eravate già stati e quindi non è del tutto casuale …
Marco Fasolo: Esatto. Da una parte abbiamo suscitato interesse
all’estero e dall’altra abbiamo fatto di tutto per mantenere vivo questo
interesse, per cui non è proprio casuale anche se alla fine un po’ lo
è …
Mescalina: Insomma,
dai, una botta di culo arriva se te la cerchi, no? Sì, è proprio è così,
ci sta proprio …
Mescalina: Volevo
chiederti invece come nascono e come si sviluppano le vostre canzoni perché
non mi sembrano scritte per cantare o raccontare qualcosa … forse anche
per come usi la voce, che, più che cantare, ha un suono …
Marco Fasolo: Sì, c’è questo aspetto … non so se sia una caratteristica,
in parte mi viene e in parte me la cerco, comunque le canzoni nascono
prevalentemente per chitarra e voce: la voce non nasce con le parole,
ma solo con una melodia. Mi piace l’incastro tra gli accordi della chitarra
e la melodia della voce e poi da quello parto e si fa il resto …
Mescalina: Quando
arrivi in studio hai solo la parte di chitarra e voce?
Marco Fasolo: No, io normalmente lavoro su dei provini abbastanza
compiuti, anche perché mi piace lavorare in modo autonomo: faccio dei
provini abbastanza completi, anche dal punto di vista dell’arrangiamento,
e poi in studio lo si perfeziona…
Mescalina: È
un processo lungo?
Marco Fasolo: In studio sì, perché per esempio per questo disco
abbiamo iniziato nel dicembre 2003 e abbiamo finito a luglio del 2004
…
Mescalina: L’avete
registrato qua?
Marco Fasolo: Sì, ho realizzato uno studio mio e l’ho prodotto
lì …
Mescalina: Loro
vi hanno dato campo libero?
Marco Fasolo: Sì, noi abbiamo consegnato il master finito ed è
stato un bene che ci abbiano lasciato la libertà di realizzarlo come meglio
credevamo …
Mescalina: Ascoltando
anche i vostri dischi precedenti ho l’impressione che per voi la fase
della registrazione, per quanto possa essere lunga, sia abbastanza divertente
… anche solo per una questione di ricerca dei suoni e degli strumenti
presenti sul disco, dal glockenspiel al flauto, ai rumori d’acqua, al
canto degli uccelli …
Marco Fasolo: Sì e se non lo fosse non lo faremmo affatto: è buono
divertirsi ed è anche necessario, altrimenti rischi di suonare e di perdere
tutto … ci deve essere e c’è sempre per noi una componente di divertimento
…
Mescalina: Forse
più che divertimento vero e proprio è il godersi il processo del suonare
in ogni sua fase?
Marco Fasolo: Sì, diciamo che da una parte è pura necessità, cioè
la necessità di fare musica, però dall’altra è divertirsi, è godersi la
musica, ecco: proprio godersi la musica.
Mescalina: In
questo disco mi è sembrato fondamentale quel pezzo strumentale, “Hessesopoa”,
che tra l’altro è posta proprio al centro dell’album … è stato il primo
brano su cui avete lavorato?
Marco Fasolo: No, è stato l’ultimo …
Mescalina: Però
messo lì … per la sua posizione e per come è strutturato, è proprio centrale
in ogni senso … il disco arriva lì e poi riparte …
Marco Fasolo: In realtà avevamo una quantità di pezzi più o meno
acustici e una quantità di pezzi più o meno pop e volevamo creare una
sorta di spartiacque immaginario tra i due mondi. Ci piaceva l’idea che
il disco iniziasse abbastanza pop e che andasse verso un momento più acustico
per poi creare questa sorta di rottura e poi, simmetricamente con l’inizio,
tornare a passare per qualcosa di acustico e quindi verso il pop. È una
sorta di movimento per cerchi concentrici … quindi sì, “Hessesopoa” è
un momento di rottura, ma anche di continuità, di passaggio e di ritorno
da una fase all’altra …
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Mescalina:
Lo definiresti un trip il vostro disco? E la vostra musica in generale …la
si descrive spesso come psichedelia…
Marco Fasolo: Sicuramente è psichedelia o almeno ha parecchi elementi
psichedelici, ma trovo che ci sia anche molto pop …
Mescalina: Infatti
nella storia della psichedelia ci sono parecchie cose pop …
Marco Fasolo: Sì, per cui direi che comunque è una sorta di avventura,
di viaggio, per cui “trip” può andare bene …
Mescalina: Tra
l’altro anche stasera avete posto un pezzo fortemente strumentale nel mezzo
del concerto …
Marco Fasolo: Sì, era “Bring them” che è un pezzo del primo disco
che abbiamo elaborato col tempo. Ci piace molto la componente più caotica
contrapposta a quella più pop: trovo sia interessante farle convivere …
e la scaletta del concerto rispetta questo nostro desiderio di far coesistere
tutti i nostri lati senza essere solo pop, solo acustici o solo bizzarri
…
Mescalina: A proposito
di bizzarria, mi sembra che anche nei confronti di quelli che sono i vostri
riferimenti, da Syd Barrett ai 13th Floor ai Doors e ai Beatles, siate sempre
più personali, che li amalgamiate in qualcosa di solo vostro … ecco, più
che un melting pot è una poltiglia, qualcosa in cui non si riconosce più
…
Marco Fasolo: Bè, sicuramente questo è il nostro disco più personale,
il più Jennifer dei nostri dischi. Ciò è un bene ed è normale che sia così
perché più vai avanti più dai forma alle tue idee ed è auspicabile che più
andremo avanti più faremo cose a modo nostro …
Mescalina: E all’estero
come siete stati giudicati?
Marco Fasolo: Mi sembra molto bene: le recensioni sono tutte tra
il buono e l’entusiastico. Ora stiamo a vedere quando arriveremo lì e cominciamo
a fare i primi concerti … si vedrà l’eventuale risultato o meno però i presupposti
sono buoni …
Mescalina: Te
lo aspettavi un salto così?
Marco Fasolo: Beh, la Sub Pop non l’avrei detto … mi aspettavo che,
se qualcuno lo avesse sentito, avrebbe colto il messaggio di qualità del
disco in sé, però tutto il resto no … comunque questo disco sarebbe uscito
esattamente così per qualunque etichetta, perché aveva comunque la sua ragione
di essere … poi sicuramente per noi è una gran finestra essere inseriti
in un contesto musicale del genere: anche solo andare un mese e mezzo in
tour in America è diverso che fare un mese e mezzo di concerti in Italia,
siamo molto contenti di poter realizzare delle cose che ci permettono di
far girare di più la nostra musica …
Mescalina: A proposito
della vostra musica che comincia a girare di più, so se che avete ricevuto
apprezzamenti anche da musicisti come Chris Robinson …
Marco Fasolo: Sì, sì, lui ci ha scritto dicendo che gli era piaciuta
molto la nostra roba, che credo avesse sentito in radio, e ci chiedeva dove
poteva trovare il disco lì in America e noi gli abbiamo risposto e poi lui
ci ha invitato a contattare il suo tour manager, nel caso andassimo a Los
Angeles, perchè gli piacerebbe fare qualcosa con noi, quindi vedremo … Poi
due o tre settimane fa la Sub Pop ci ha mandato un e-mail dicendo che aveva
scritto un e-mail a loro il cantante dei Mudhoney, che era rimasto molto
colpito da “Valende” … insomma sono cose che danno soddisfazione …
Mescalina: E voi
che aspettative avete da questo tour negli States?
Marco Fasolo: Le aspettative sono che il tour vada bene logisticamente,
commercialmente e musicalmente, insomma da tutti i punti di vista. E poi
che il disco venga considerato per quello che è, cioè un disco che assolutamente
non piacerà a tutti …
Mescalina: … non
siete mai piaciuti a tutti, il che è un pregio…
Marco Fasolo: Sì, sì, anche secondo me, infatti solo così il disco
può confermare, almeno spero, il nostro modo di essere, quello che siamo
… se poi viene qualcosa di più, bene …
Mescalina: Non
avete qualche timore di fronte ad una cosa così grande?
Marco Fasolo: No, sinceramente no. Spero di avere tempo comunque
per continuare a fare le mie cose, anche perché siamo molto impegnati: questo
mese siamo in Italia poi saremo in America poi di nuovo in Italia e in Europa
e poi d’estate sicuramente i festivals e a settembre ancora in Italia e
chissà cos’altro … spero di avere tempo per prendere un mese, sparire dal
mondo e fare i provini del nuovo disco …
Mescalina: Hai
già qualcosa?
Marco Fasolo: Beh, il materiale no, però sto cominciando a dire “adesso
ci mettiamo …”: a me piace sfornare idee e musica continuamente …
Mescalina: Tra
l’altro, non è per calcare troppo sull’esperienza che farete in America,
però una cosa del genere può servire da forte stimolo anche a livello di
ispirazione …
Marco Fasolo: Sì, certo. Io credo che la maggiore fonte d’ispirazione
sia la fantasia e, per poter viaggiare con la fantasia, bisogna essere molto
sereni, molto realizzati. Per cui bisogna fare in modo che questa situazione
non diventi noiosa e possa invece solo giovare. Spero di non avere talmente
tanti impegni da non avere tempo per me, che può essere per dedicarmi alle
mie idee per il disco nuovo o per farmi un giro e fare la vita normale,
prendermi un gelato …
Mescalina: Sono aumentati gli impegni?
Marco Fasolo: Beh, sì: tante volte sono rimasto a casa perché avevo
delle interviste o perché dovevo sistemare delle cose che mi servivano per
fare dei concerti. Sicuramente comunque sono molto libero: credo di essere
una delle persone con più tempo per sè stessa che io conosca … spero di
non arrivare ad avere tanti impegni da sentirmi oppresso o annoiato … non
sono spaventato, devo solo fare in modo che le cose abbiano un ritmo che
mi metta a mio agio …
Mescalina: Tornando
al discorso della circolarità, anche nei titoli c’è “Circles of sorrow”,
poi c’è la reprise di “The garden”, poi c’è il ticchettio … alla fine anche
questi particolari danno un’idea del tempo circolare …
Marco Fasolo: Sì, del tempo che passa … poi sono rimandi abbastanza
casuali che comunque non avevamo pensato in questi termini. “Circles of
sorrow”, ad essere sincero, non so neanche perché mi sia venuto questo titolo
…
Mescalina: … magari
sono casuali, però possono venire anche perché tu ti trovi in una situazione
in uno stato d’animo di circolarità, ad un livello più inconscio …
Marco Fasolo: Può essere, probabile che hai ragione, però non te
lo saprei dire, quindi forse come dici tu è una cosa proprio inconscia …
Mescalina: Perché lo avete intitolato “Valende”?
Marco Fasolo: Perché Valende era un personaggio, una parola del testo
originale di “Golden drawings” che all’epoca non aveva questo titolo: c‘era
questa parola nel testo che era un personaggio o meglio un’entità non tanto
definita, questo ancora nel ‘96. Poi, quando ho riarrangiato il pezzo per
il disco, ho scritto un nuovo testo che mi piaceva di più e l’ho intitolato
appunto “Golden drawings”, solo che rimaneva fuori Valende che ci piaceva
parecchio e ci dispiaceva buttarlo via … allora alla fine del disco, ci
è sembrato perfetto da usare come titolo…
Mescalina: Quando
scrivi un pezzo pop sei o ti metti in una situazione diversa da quando scrivi
un pezzo acustico?
Marco Fasolo: No, mi viene così. Il presupposto è quello di divertirsi,
come dicevo prima, per cui viene … per esempio con “I do dream you” avevamo
quasi finito il disco e io ero in studio, stavo registrando gli ultimi provini
e mi sono messo lì con la chitarra e il rullante per divertirmi un po’,
per rilassarmi ed è venuta fuori questa canzone che è stato è il pezzo pop
che mancava al disco … poi ad Alessio è piaciuta subito e l’abbiamo registrata
di colpo …
Mescalina: Ho
visto che dal vivo ora fate molti più pezzi acustici e ne riarrangiate anche
di vecchi …
Marco Fasolo: Sì, adesso con i nuovi componenti Liviano e Francesco
riusciamo a curare molto i particolari e io ho deciso per questo di portare
l’acustica sul palco: ci siamo decisi a portare quanto più possibile il
nostro modo di far musica e le nostre varie facce sul palco … certo, se
vai a chiedere al fonico, ti dirà che si è strappato i capelli perché è
un macello rendere così un suono acustico: di norma si usano i pick up,
mentre noi usiamo i microfoni però mi sembra che funzioni lo stesso …
Mescalina: Sì,
dal punto di vista del pubblico mi sembra che ne valga la pena e mi sembra
che ha colpito alla stessa maniera dei pezzi elettrici …
Marco Fasolo: Ci piace proprio il contrasto tra le cose molto forti
e le cose più eteree e dilatate…
Mescalina: Mi
sembri un po’ stanco …
Marco Fasolo: È dalle otto di ieri mattina che non dormo …
Mescalina: Quindi
ti lascio andare …
Marco Fasolo: No, no, ma sto bene. E poi mi piace questa chiacchierata
… finchè continuo a fare qualcosa e a sentirmi stimolato, non ho problemi
… è quando mi fermo …
Mescalina: Allora
fermiamoci un attimo e vediamo che succede!
(Si stravacca sul divano e fa finta di addormentarsi) |
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