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Interviste:
Thomas
Denver
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Un
altro cantautore del Nord Europa, questa volta svedese: Thomas Denver
Jonsson ci
ha piacevolmente stupito con il suo "Hope to her", in bilico tra il lo-fi
e il country-rock..
Thomas è un autore tanto giovane quanto determinato, già proiettato al
di là dei confini
nazionali sulla scia di un suono che attinge in modo personale all'american
music.
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Mescalina:
Thomas, visto che sei svedese, perché non ci descrivi un po' da dove vieni?
Thomas Denver:
Ora mi trovo nella mia città, dove vivo: è un piccolo paese della Svezia,
si chiama Grums, è qui che sono cresciuto. Da queste parti c'è una grossa
ditta che produce carta e tutti, tranne me, lavorano lì. Ma soprattutto
abbiamo la natura scandinava, che è una cosa enorme, abbiamo così tanta
acqua e così tanti boschi, che non puoi non sentirti vicino alla natura.
Circa ad una mezz'ora da Grums c'è Karlstad, che è la città più vicina ed
è dove io passo la maggior parte del mio tempo, dove ho la mia band e la
mia etichetta. Come vedi, vivo vicino sia alla città che alla campagna.
Mi piacciono entrambe, ognuna a suo modo, anche se ora mi sento più a mio
agio in città. Passare troppo tempo a Grums è una cosa che rischia di soffocarmi.
Mescalina: E il tempo? Freddo?
Thomas Denver:
Sì, un freddo tremendo, da far paura. In questi ultimi mesi non ho fatto
altro che sperare nell'arrivo della primavera e, adesso sta già ricominciando
a nevicare dopo che abbiamo avuto un paio di giorni di bel tempo. In estate
però il tempo è davvero incantevole.
Mescalina: È una cosa abbastanza strana trovare un musicista svedese
che fa dell'"Americana" … ad ascoltare "Hope to her" si direbbe che tu sia
americano al 100%, perché il tuo suono è proprio radicato nell'american
music: come hai cominciato e come hai sviluppato questo modo di suonare?
Thomas Denver:
Guarda, devo dirti che la ragione principale di come suono sta nel fatto
che ho cominciato ad ascoltare musica diversa da quella che ascoltavo prima.
In passato seguivo molto la musica svedese, questo almeno fino a quando
ho scoperto quella americana. Gente come Dylan, Bonnie Prince Billy e così
via, lo sai meglio di me. Così ho cominciato a cantare in inglese nell'estate
del 2001, quando ho pubblicato il mio primo Ep auto-prodotto. Era una cosa
davvero lo-fi, registrata nel mio studio e, per sentire la chitarra mentre
lo ascolti, devi alzare il volume al massimo. Poi poco alla volta mi sono
fatto una reputazione, dopo aver registrato un paio di Ep e dopo aver tenuto
un sacco di concerti. Ho cominciato ad ascoltare anche molta country music
e da allora quello che faccio è combinare il country e il lo-fi con tutto
ciò che sento il bisogno di scrivere. Faccio del mio meglio per arrivare
ad avere un suono mio e credo di esserci riuscito.
Mescalina:
Ma in Svezia c'è davvero interesse attorno a questo tipo di suono?
Thomas Denver:
Sì e no, più che altro abbiamo molti che suonano acustico e alcuni di loro
vendono abbastanza bene. Ma nel mio caso mentirei, se non dicessi che la
maggior parte dell'attenzione viene dall'estero. Mi sembra sempre un po'
strano il fatto che io e la mia band siamo recensiti in modo entusiasta
dalle più grandi riviste e dai più grandi siti internet in Europa, ma siamo
ancora poco considerati in Svezia.
Però d'altra parte bisogna ricordare che ho pubblicato il mio primo album
solo cinque mesi fa e con una piccola etichetta indipendente. Francamente,
credo la gente, le radio e la stampa qua non l'abbiano ancora sentito, quindi
diciamo che sono un po' avanti rispetto ai tempi soliti, ed è un bene che
sia così. Quello che devo fare adesso è trovare i modi e i canali giusti
perché la mia musica sfoci verso l'esterno. Ricevo e-mail ogni giorno da
fans in tutta Europa e dagli Stati Uniti, quindi vuol dire che c'è gente
a cui piace ciò che faccio e non so spiegarti cosa vuol dire questo per
me. È una sensazione enorme sapere che c'è della gente che ascolta la mia
musica e la apprezza. È una cosa che mi riempie dentro.
Poi, certo c'è anche un certo interesse qui in Svezia, ho ricevuto delle
buone recensioni da quasi tutte le riviste musicali nazionali, quindi credo
che devo solo continuare a lavorare duro e a scrivere canzoni: il resto
verrà da sé. Ci vogliono solo un po' di fortuna e una dozzina di grandi
canzoni.
Mescalina: Che tipo di scena c'è nel tuo paese? E tu come ti vedi?
Thomas Denver:
Guarda, la cosa che vende di più è il pop che va in radio, poi nell'ambiente
indipendente ci sono parecchie bands che fanno garage e che riescono a vendere.
Tra quelli che si differenziano dalla robaccia che c'è in classifica, a
me piace citare José Gonzalez, uno che qui in Svezia si è registrato un
disco a casa sua, tutto acustico, a metà tra Nick Drake e la bossanova,
poi l'ha pubblicato con una nuova etichetta e ha venduto più di settantamila
copie. È davvero un bel disco e lui è proprio bravo. Il suo disco, "Veneer",
insieme a quello omonimo dei Songs of Soils e a "Yeah baby whohaa" di Bjorn
Kleinhenz sono probabilmente gli unici dischi alt-country e di cantautorato
svedese che posso raccomandare. Come ti ho detto prima, in Svezia ci sono
molti che fanno musica triste con chitarre che suonano ancora più tristi,
e non se ne può davvero più. Alla fine fanno solo delle tristi imitazioni
dei loro idoli. Spero proprio di non essere tra questi, credo di aver fatto
insieme alla mia band un disco che sta in piedi da solo, con le sue gambe.
Ti dirò che sono convinto che abbiamo fatto uno dei migliori dischi usciti
l'anno scorso in tutto il mondo, ma è solo la mia opinione, e dovrei preoccuparmi
se non la pensassi così. Alla fine è chi ascolta il disco che lo deve giudicare.
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Mescalina: Hai mai suonato fuori dalla Svezia? Magari negli Stati
Uniti?
Thomas Denver:
Più che altro sono stato in tour nei paesi qua attorno, Danimarca e Norvegia,
ma la maggior parte dei concerti sono stati in Svezia. In questo periodo
però sto cercando di organizzare un tour europeo per quest'autunno e c'è
parecchia attenzione anche in numerosi paesi. Riguardo alla possibilità
di fare un tour negli U.S.A., anche lì c'è dell'interessamento. Sarebbe
un sogno che si avvera e probabilmente anche l'esperienza della mia vita,
perciò prima di andarci voglio fare un altro disco ed accumulare ancora
un po' d'esperienza. Sono convinto che questa musica verrebbe apprezzata
soprattutto negli Stati Uniti e che un lungo tour americano mi aspetti prima
o poi, diciamo nei prossimi quattro anni. Se riesco a mantenere questa urgenza
che ho nel suonare, penso che raggiungerò i miei obiettivi, con "solo" un
bel po' di duro lavoro e un minimo di pazienza.
Mescalina: Nell'ascoltare il tuo cd, mi sono venuti in mente artisti
come Springsteen e Neil Young … ci sono delle influenze, no? Dal tuo suono
si direbbe che tu abbia davvero assimilato "Darkness on the edge of town",
più qualche altra parte di Springsteen, soprattutto per l'armonica, e di
Neil Young, però non cerchi di seguirli passo passo …
Thomas Denver:
"Darkness on the edge of town" è uno dei miei dieci dischi preferiti. È
proprio una grande opera. Molti mi hanno paragonato allo Springsteen del
periodo di "Nebraska", ma, anche se ritengo che i lavori acustici del Boss
siano grandi, non c'è paragone con i suoi album elettrici: "Darkness of
the edge of town", "The River" e "Born to run" sono davvero magnifici. Dio,
sono grandiosi. Poi penso che Gram Parsons, i Beach Boys e Will Oldham siano
stati molto importanti per la mia musica, così come lo sono stati Rosie
Thomas e Townes Van Zandt. Non direi che ho copiato da loro, ma è innegabile
che sono stati un modello per il ruolo che hanno svolto, per il loro modo
di trovare e interpretare delle buone melodie, con una voce loro. La melodia
conta molto, ma credo che i testi siano altrettanto importanti nelle mie
canzoni e allo stesso tempo questi sarebbero inutili se non ci fosse una
buona melodia che li regge.
Per quanto riguarda Neil young, invece è buffo, perché io ho cominciato
ad ascoltare Neil Young perché tutti dicevano che io suonavo come lui. E
cos'altro posso dire? Uno che suona come me non può essere scarso e difatti
lui è a dir poco molto bravo. È un artista e un cantautore così importante.
Basta ascoltare "Silver & Gold", "American Stars & Bars", "After the gold
rush" e "Harvest" per rimanerne affascinati.
Mescalina: Da quanto suoni con I September Sunrise? C'è un soffio
di desolazione nella tua musica e anche il nome della tua band porta questa
sottile malinconia insieme a un po' di speranza …
Thomas Denver:
Suono con i September Sunrise dall'estate del 2002, quando ho firmato il
mio contratto. Il nome dei September Sunrise compare sui miei dischi e loro
svolgono un ruolo fondamentale in quello che è il suono della mia musica.
Sono due musicisti / arrangiatori molto dotati e abbiamo un'ottima collaborazione
che spero durerà a lungo.
Mescalina: Il tuo disco è uscito l'anno scorso ad ottobre e poi hai
pubblicato anche un Ep e un mini-album …
Thomas Denver:
No, l'ordine non è esatto … l'Ep e il mini-album (a nome del mio altro progetto
"The Topeka Twins") sono usciti all'inizio del 2003, mentre il disco è arrivato
nove mesi più tardi. Quindi non ho ancora pubblicato niente dopo "Hope to
her". Ma sia io che la mia casa discografica abbiamo in mente di pubblicare
dell'altro materiale, al di là dei dischi ufficiali. In questo periodo stiamo
preparando un nuovo Ep e io sto già scrivendo le canzoni per il prossimo
disco. Sto scrivendo parecchio e credo sia positivo pubblicare anche materiale
inedito oltre ai dischi, magari in vinile da 7". Ovviamente parlo per me
stesso, ma ti dico che apprezzo davvero quegli artisti che seguono questa
linea.
Mescalina: Come sei arrivato a questo disco? Quanto ci è voluto?
Thomas Denver:
A dire il vero, tutto è successo velocemente. Ho firmato per la Kite Recordings
circa sei mesi dopo che avevo pubblicato il mio primo Ep, quello autoprodotto.
Dopo di che c'è voluto circa un anno e mezzo prima di arrivare al cd. Io
e il produttore Carl Edlom (che è anche uno dei proprietari della Kite Recordings
e per di più suona la chitarra e il piano nella mia band) abbiamo davvero
sgobbato per far sì che il disco fosse quello che è. Addirittura Carl ha
avuto dei seri problemi d'insonnia per tutto il tempo che abbiamo arrangiato,
registrato, prodotto e mixato il disco. Ha fatto davvero un grande lavoro
e il disco non sarebbe stato così buono senza di lui. Ma lo stesso si può
dire anche per quello che ho fatto io, quindi alla fine credo si possa dire
che è il risultato di una grande collaborazione tra me, Carl e ovviamente
il resto della band.
Mescalina: Ora sei in tour?
Thomas Denver:
Sì, sempre, voglio suonare la mia musica il più possibile e credo di riuscire
a fare anche quello. Tutto sta andando molto velocemente, anche se bisogna
ricordare che sono sempre all'inizio, sono solo ai blocchi di partenza.
Mescalina: Se tu avessi la possibilità di trasferirti negli Stati
Uniti, quali dischi ti porteresti dietro dalla Svezia?
Thomas Denver:
Ormai non ascolto quasi più musica svedese, ma dovrei riuscire a dirtene
cinque:
1. José Gonzalez - "Veneer"
2. Björn Kleinhenz - "You go your way and I go your way too" (EP)
3. Soundtrack of our lives - "Welcome to the infant freebase"
4. Stålfarfar - "Barnatro med stålfarfar"
5. Hip Whips - "Hip Whips"
Mescalina: Il contrario: che dischi ti porteresti invece dagli States?
Thomas Denver:
Facile, te ne dico dieci:
1. Jeff Hanson - "Son"
2. Haley Bonar - "The size of planets"
3. The Stooges - "Raw power"
4. Bonnie 'Prince' Billy - "Ease down the road"
5. Candi Staton - s/t (new best-of compilation)
6. Solomon Burke - "We're almost home"
7. Gram Parsons - "Grievous Angel"
8. Bruce Springsteen - "Darkness of the edge of town"
9. Emmylou Harris - "Luxury liner"
10. Rosie Thomas - "Only with laughter can you win"
Ma avrei potuto dirtene anche trenta.
Mescalina: Qualcosa di italiano?
Thomas Denver:
Mi dispiace ma non conosco nulla che venga dall'Italia, al di là di un 12"
con Gianna Nannini e qualche singolo punk-rock della Kraktoa. Magari mandami
qualcosa di qualche grande gruppo italiano.
Mescalina: Sì, ne hai proprio bisogno, anche noi abbiamo parecchia
buona musica al di fuori delle classifiche … è un sollievo sapere che ce
n'è ovunque, anche in quei paesi che non conosciamo, quindi … ti auguro
"Hope to you" (gioco di parole col titolo del disco, "Hope to her", NDR)
Thomas Denver:
Anche a te, "Hope to you", e grazie. |
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