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Interviste:
Estra: Giulio
“Estremo” Casale
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Una
chiacchierata con Giulio “Estremo” Casale degli Estra, ovvero con il leader
di una delle bands che più ha contribuito alla crescita del rock in italiano
degli ultimi anni.
L’occasione ci è stata data dall’uscita del doppio live “A conficcarsi
in carne d’amore”,
ma poi abbiamo alzato sempre più lo sguardo …
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Mescalina:
Giulio, vorrei cominciare col chiederti dove sei … credo che il luogo
in cui ci si trova definisca sempre in qualche modo la conversazione e
il modo di rapportarsi con l’esterno …
Giulio Casale:
Sono a Milano, che mi ha adottato ormai da due anni abbondanti ...
Mescalina: Quanto ha influito un ambiente piatto come quello della
Pianura Padana sul vostro modo di fare rock?
Giulio Casale:
Ha influito eccome, inevitabilmente. Il piattume non solo geografico,
ma politico, se la politica è cultura (così dovrebbe essere, no?) è stata
credo una delle molle scatenanti. Ci ha unito una certa energia consonante
nel voler cantare altro rispetto a ciò che ci circondava. Una sorta di
utopia rock che ancora ci guida, ci ispira..
Mescalina: Il rock quindi come una sorta di reazione?
Giulio Casale:
Il rock è sempre stata innanzitutto una forma di reazione ... poi puoi
metterci dentro molto altro, e infatti noi non ci siamo limitati a urlare
o a dire "No!". Quello che mi ha sempre interessato è dare voce al grande
smarrimento individuale che avverto e che non deve essere però il canto
di una sconfitta, ma di un riscatto sempre possibile.
Mescalina: Una reazione prima personale e poi sempre più rivolta
verso l’esterno … come hai cominciato a scrivere?
Giulio Casale:
Ho iniziato proprio da bambino, mi scappava di farlo, per dir così..
Mescalina: Prima la penna o la chitarra?
Giulio Casale: Prima la penna. la
chitarra è arrivata dopo i quindici anni, ma, da quando è arrivata, non
ho scritto altro che testi per canzoni, fino a "sullo Zero", s'intende.
Mescalina: Una domanda “importantissima”: ma davvero hai giocato
a basket nella Benetton?
Giulio Casale: Sì, giocavo a basket
e in molti erano sicuri di una mia brillante carriera. Ma la musica spazzò
via tutto, e non ho rimpianti. Ogni tanto mi capita di giocare con la
nazionale basket artisti, mi diverte ancora, anzi, mi diverte e basta,
zero stress, non so se mi spiego ...
Mescalina: Come vedi ora la tua carriera, guardandoti indietro?
Giulio Casale: Beh, anche qui, nessun
rimpianto. Ho sempre scritto quello che "dovevo" scrivere in quel momento,
di necessità e rigore si è sempre nutrita la mia musica e di conseguenza
quella degli Estra. Ho avuto ed ho la soddisfazione impagabile di condividere
le mie emozioni con molte altre persone, sempre un poco in aumento, tra
l'altro ... del successo per il successo naturalmente non mi è mai importato,
altrimenti avrei fatto altre scelte.
Mescalina: Magari avresti potuto fare altrettanto nel basket …
Giulio Casale: Forse sì, ma tra i
due mondi (con tutta la difficoltà a fare un certo tipo di musica in questo
paese) non ho dubbi: scelgo sempre la musica, e la scrittura a lei connessa
...
Mescalina: Battute a parte, parliamo di questo nuovo disco dal
vivo. Un album live è come un’occasione per fare il punto sulla storia
di una band … perché proprio adesso?
Giulio Casale: Perchè sentiamo che
un primo periodo si è effettivamente concluso, e poi perché comunque documentare
una volta per tutte quello che gli Estra sono su un palco prima o poi
andava fatto.
Mescalina: Dopo il tuo album solista “Sullo zero”, girava addirittira
qualche voce su un possibile scioglimento degli Estra …
Giulio Casale: E al contrario siamo
più vivi che mai, come ha detto qualcuno. Vedrete ...
Mescalina: Invece, con questo disco, vi riproponete più compatti
che mai: un suono rock molto scarno e teso …
Giulio Casale:
Esattamente quello che abbiamo sempre proposto dal vivo, fin dal tour
di "Metamorfosi".
Mescalina: Proprio perché tutto il disco, anche nei pezzi meno
tirati, si regge su questa tensione, vorrei chiederti come mai avete deciso
di inserire tre brani inediti … per quanto siano riusciti, sono sempre
uno stacco dai pezzi live …
Giulio Casale:
Sentivamo l'esigenza di gratificare i tanti che in questi anni ci hanno
seguito fedelmente. Loro avrebbero avuto solo pezzi ascoltati chissà quante
volte, per quanto in versione differente. E poi non abbiamo mai smesso
di comporre, e allora ...
Mescalina: C’è comunque da dire che ogni vostra canzone e ogni
vostro disco, singolo o album che sia, sembra andare a far parte di un
unico corpo …
Giulio Casale:
In effetti ha sorpreso pure noi questo filo di continuità che si avverte
retrospettivamente. Ogni nostro disco era nato reattivamente rispetto
al suo predecessore, eppure, specie in versione live, abbiamo riscontrato
una coerenza che va forse al di là dei nostri stessi intenti..
Mescalina: Anche il tuo disco da solo, in fondo, non rinnegava
l’identità degli Estra, anzi, la completava …
Giulio Casale:
Esatto. Ho aggiunto solo una canzone, "La strada", i pezzi degli Estra
voce e chitarra erano perfetti per quella storia.
Mescalina: Sia a livello di suono che di testi, gli Estra sono
riusciti a rappresentare i nostri tempi e a prenderne allo stesso tempo
le distanze …dire che avete scritto pezzi importanti sulla nostra generazione
e sul suo disagio rischia di farvi apparire come una delle tante bands
che cavalcano l’insoddisfazione giovanile, ma in effetti canzoni come
“Miele”, come “Cattolico”, “Signor Jones” o come “Non canto” hanno un
peso notevole …
Giulio Casale:
Come ti dicevo i contenuti non sono mai deliberatamente nichilisti: la
sofferenza deve rimanere una molla che ti spinge a lottare, a metterti
in discussione, ad aprirti invece che a chiuderti. Rivendico questa differenza
di impostazione rispetto a molti altri progetti.
Mescalina: Qui si torna alla tua scrittura … per esempio, “Non
canto” potrebbe essere interpretata come un invito all’opposizione, ma
anche come un chiamarsi fuori da un certo tipo di canto e di musica …
Giulio Casale:
Può darsi che siano vere entrambe le letture, e in effetti ho sempre lavorato
per mantenere il senso lirico delle canzoni il più aperto possibile ...
sono molto legato a quella canzone.
Mescalina:
A proposito, il tuo modo di cantare … da una parte è rock viscerale, ma
è anche una tensione (di nuovo) per arrivare a prendere per i capelli
qualche melodia, quasi come un continuo andare in salita … penso sempre
per esempio a “Non canto” …
Giulio
Casale: Appunto. Coltivo un'utopia, lo dico
sempre, una rivoluzione non solo è possibile, ma è urgente. Solo
che non si tratta di armarsi e marciare, ma proprio di disarmarsi e di
aprirsi.
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Si tratta di allargare la nostra coscienza individuale
e poi di essere contagiosi, vitali, sì,con la gioia di sperimentarsi e di
sperimentare l'infinito che vive dentro ciascuno di noi. Bisogna essere
sorridenti, alla fine, e non prendersi nemmeno troppo sul serio ...
Mescalina: Le tue canzoni partono da un’assenza, da “lo zero”, ma
spingono verso un altro luogo, più vitale … in questo vedo una forma di
resistenza o di una lotta inesausta … mi vengono in mente scrittori come
Fenoglio, Pavese, Melville …
Giulio Casale: Grazie degli accostamenti.
Mi levo il cappello.
Mescalina: Certi tuoi “paesaggi” mi sembrano molto vicini a questi
scrittori: nebbia, distese piatte, inverno, terra, fiato, freddo …
Giulio Casale: C'è tutto questo, sì,
e c'è la lezione delle lezioni che la Natura non smette mai di regalarci:
l'eternità del ciclo vitale, appena al di là di ogni apparente sofferenza.
Mescalina: Ascoltando gli Estra si percepisce quanto tu “scavi” per
scrivere una canzone e quanto la band cerchi di fare altrettanto col suono,
quasi a voler rappresentare, concretizzare la tua scrittura …
Giulio Casale: Ti ringrazio di questa
nota, perchè il nostro "goal" è sempre stato il tutt'uno musica e parole,
in un gioco a sottrarre più che ad aggiungere. In questo le chitarre di
“Abe” rivestono un ruolo fondamentale.
Mescalina: E a proposito di scarnezza e di essenzialità, in un’intervista
a Terry Lee Hale, questo misconosciuto cantautore mi ha detto di averti
incontrato e di apprezzare molto la vostra musica … con chi ti piacerebbe
collaborare degli artisti stranieri?
Giulio Casale: Sì, mi ricordo di Terry,
venne a vedere una replica di "sullo Zero" e ne fu entusiasta. Più che con
artisti mi piacerebbe che gli Estra tornassero a confrontarsi con dei produttori
stranieri: Nigel Godrich, che ne dici?
Mescalina: Mi chiedi un parere o mi dai un’anteprima? Comunque è
una sfida interessante, non mi è piaciuto con gli Strokes, ma lì sono gli
Strokes che proprio non digerisco … se penso però a quello che ha fatto
con “Ok computer” e con Beck, credo che potreste andare ancora oltre la
direzione presa con “Tunnel supermarket” … ma torniamo a guardare leggermente
indietro: al M.E.I. 2002 hai suonato “Hallelujah”, mentre in “Sullo zero”
hai incluso un brano dedicato a Jeff Buckley … hai anche scritto un (ottimo)
libro su di lui con Giancarlo Susanna …
Giulio Casale: Jeff è stato fondamentale,
a metà degli anni novanta emozionò più lui che l'intera scena rock alternativa,
e ancora oggi la sua ispirazione fa proseliti, quando non cloni veri e propri.
Essere stati suoi contemporanei credo sarà qualcosa da raccontare, sempre,
per tutti noi.
Mescalina: E concludo con un pensiero di Fenoglio … credo che Jeff
Buckley lo sottoscriverebbe … mi piace immaginarlo come il senso della musica
degli Estra e come via d’uscita a quella piattezza di cui abbiamo parlato:
“trovata la linea verticale, l'orizzonte non conta più nulla”.
Giulio Casale: Sottoscrivo anch'io.
E sorrido. Ciao.
Mescalina: Potremmo aprire una raccolta di firme … un sorriso anche
a te. Ciao. |
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