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ELISIR
 ELISIR
 Pere E Cioccolato

INTERVISTA DI: Vittorio Formenti  Del 13/10/2009
Milano 28 settembre 2009
L’incontro è fissato per le ore 11.00 presso il Borgo della Musica in via Isimbardi a Milano, sede della scuola di musica gestita, in collaborazione con altri, da Paolo Sportelli, uno dei fondatori del gruppo in questione, compositore delle musiche, pianista e clarinettista. Ad accoglierci Paola Donzella, cantante del gruppo, e Paolo Sportelli stesso; l’ospitalità e la cordialità degli interlocutori insieme alla piacevolezza e all’accoglienza degli ambienti rendono molto facile l’avvio e lo sviluppo della conversazione. Il report che segue documenta tutti gli argomenti affrontati, riordinarti e rischematizzati a beneficio di una lettura più scorrevole ed organica.

Mescalina: il nome del gruppo, Elisir, richiama un’idea di sintesi dell’essenza che il vostro lavoro di esordio rispecchia con efficacia. La durata contenuta del disco esalta la capacità di rendere in modo concentrato e fruibile un bel numero di influenze. C’è un legame tra questa attitudine e il nome scelto?
Paola : quello che dici ha un suo fondamento. In occasione della registrazione del nostro primo demo nel 2002 ci trovammo in un bar a celebrare l’evento; il nome fu scelto da un lato perché la parola ci piaceva per il suo suono ma anche perché esprime il mix di influenze rappresentate nel gruppo. Elisir è una pozione magica fatta da più ingredienti; infatti Paolo viene da una formazione classica, io provengo dal mondo della canzone di autore francese, il bassista Daniele Petrosillo viene dal jazz e poi c’è Walter Calloni la cui storia è ben nota.

Mescalina: Elisir viene definito come un progetto. Questo perché la formazione non è stabile ed ognuno ha anche altri progetti in parallelo?
Paolo : direi di no. Riteniamo che il gruppo sia stabile nella sua formazione attuale; la formula Elisir + Walter Calloni è dovuta al rispetto per l’artista. Lui fa parte a tutti gli effetti del gruppo ma tenerne in evidenza il nome è un fatto voluto per non farlo scomparire all’interno di una formazione esordiente. Si parla di progetto per l’approccio musicale e poetico che costituisce la base di tutto il lavoro.

Mescalina: su queste coordinate di fondo, testi e musica, voi due siete i protagonisti almeno così come risulta del CD ad oggi pubblicato. È una divisione di ruolo funzionale nel gruppo?
Paolo : la forza degli Elisir si basa molto su di un’intesa quasi innata tra Paola e me; io posso musicare un suo testo o lei può dar corpo alle liriche di una mia canzone senza che ci si spieghi alcunché. Noi, insieme a Daniele Petrosillo, facciamo parte del gruppo fin dai momenti iniziali ed abbiamo condiviso le influenze principali che vanno dai Paris Combo, gruppo di canzone d’autore moderno, a Djagno Reinhardt e Paolo Conte fino alla musica di autore francese come Brassens.
Paola : la maggior parte dei nostri ascolti fa riferimento anche ad autori francesi di generazione recente, appartenenti ad un bellissimo circuito molto noto oltralpe ma che da noi non arriva; oltre ai Paris Combo ricordati da Paolo ci sono per esempio i San Severino e Vincent Delerm, purtroppo qui quasi sconosciuti.

Mescalina: se devo essere sincero nel vostro CD, nonostante abbia cercato di metterci una certa attenzione, non ho reperito l’influenza di Reinhardt, anche perché la chitarra non appare avere un ruolo predominante.
Paolo : probabilmente non hai ascoltato con attenzione un paio di brani. Nel CD questa influenza emerge principalmente in ´Un Italiano A Parigi´ e ´Dove Sei´; è vero che nell’economia del disco abbiamo sfruttato massicciamente la collaborazione di un altro chitarrista, Bebo Ferra, che ha dato un imprinting più classico. Nei live la chitarra ´manouche´ è più evidente.

Mescalina: un´altra influenza segnalata sarebbe quella dell’Impressionismo francese di inizio secolo. La confermate e, se sì, è un elemento che interviene anche nella composizione attraverso la scelta di modi e di scale particolari o è più a livello di gusto e di fatto estetico?
Paolo : direi che restiamo a livello del gusto anche perché è difficile tradurre quel tipo di Novecento, squisitamente francese e lontano dalle scelte dodecafoniche della Mittleuropa di allora, nelle nostre forme attuali. Un esempio di questo è il brano ´Neve´ dove si può cogliere l’influenza di questi elementi come sensazioni piuttosto che come linguaggio.

Mescalina: permettetemi un piccolo inciso al riguardo di questo brano. ´Neve´ è stupendo nella sua rappresentazione algida dei fiocchi che cadono, evocati alla perfezione dalle cadenze del piano, e nel suo testo. L’intervento della tromba di Bosso, pur tecnicamente indiscutibile, mi ha generato la sensazione contrastante di una vampata di calore improvvisa che ha fatto sciogliere la neve spezzando così la cornice generale del pezzo.
Paolo : per essere precisi lo strumento era un flicorno che, se vogliamo, è ancora più caldo rispetto alla tromba. Comunque questa è la bellezza della musica; l’effetto era voluto, la neve richiama con sé anche il desiderio di calore e in questo senso va letto l’intervento da te ricordato; questa è la poetica del brano.
Paola : nei live abbiamo avuto altri ospiti, come il violoncellista Piero Salvatori, che con il suo strumento ha creato un effetto completamente diverso.

Mescalina: Paola viene da una formazione di danza, teatrale e letteraria, un mondo artistico complementare alla musica. Paolo è invece di pura estrazione musicale. Ritenete che e vostre creazioni siano più poesia messa in note o musica alla quale viene poi dato un testo?
Paola : la risposta è metà e metà. Dipende da come i brani nascono. ´Mondo Storto´, ´Incanto´ e ´Neve´ hanno certamente una matrice musicale; io poi sono stata colpita da una sensazione, da un movimento, ed ho scritto il testo. Altri brani come ´Dove Sei´, ´Un Italiano A Parigi´ e ´Dentro Un Tango´ hanno uno schema esattamente opposto, più imperniato sul racconto.
Paolo : Paola ha composto ´Dentro Un Tango´ già in metrica finita e me l’ha dato; io ho seguito a tutti gli effetti il suo schema.

Mescalina: con riferimento a ´Mondo Storto´ devo riconoscere che proprio dalla musica, piuttosto che dalle parole, ho ricavato l’impressione che voleste realizzare un piccolo e scanzonato Grand Guignol sulle miserie del mondo attuale, rendendo l’idea con quel bellissimo pedale del clarinetto basso. Poi c’è l’intervento del sax soprano che pare aprire verso una spiritualità e una speranza nuova. È un’interpretazione fondata?
Paolo : si, c’è una componente di speranza sottolineata dal cambio deciso introdotto dal sax anche se il sottofondo resta quello. Il brano è stato messo all’inizio anche per sorprendere un po’ l’ascoltatore che magari si chiede che cosa stiamo per fare e resta incuriosito.

Mescalina: l’argomento è interessante. Come è stata concepita la scaletta dei titoli?
Paolo : i due brani con qualche verve più ´commerciale´, che sono ´Pere e Cioccolato´ e ´Un Italiano A Parigi´, occupano due posizioni abbastanza canoniche, la quarta e la settima. In fondo abbiamo messo l’unica canzone non nostra, ´Berceuse Insomniaque´, che vuole essere un omaggio ai Paris Combo; il resto ha avuto poi una collocazione decisa di conseguenza sulla base di un ipotetico live tentando di muovere l’impatto del disco.

Mescalina: il lavoro appare comunque imperniato su una certa melanconia, non crepuscolare certo ma comunque un po’ nostalgica, anche se il sostegno ritmico di Calloni mantiene vigore. Non pensate che questo colore rischi di far apparire il lavoro un po’ ´demodé´?
Paolo : qualche tuo collega ci ha dato una definizione del tipo ´..finalmente qualcosa di nuovo con uno sguardo all’antico´. Effettivamente c’è uno sguardo all’antico, anche se non dappertutto; per esempio ´Pere e Cioccolato´ non ha nulla di tutto questo.
Paola : questo brano in particolare è molto ottimista perché in esso alla fine è l’amore che trionfa e che combina i due ingredienti. Il tono melanconico è presente in alcuni brani come ´Neve´ o ´Incanto´, che però risulta più una preghiera verso quello in cui uno crede. Direi al contrario che noi abbiamo inteso uscire dal solito cliché del cantautore triste ed arrabbiato col mondo.
Paolo : oltre a questo manca volutamente l’espressione esplicitamente politica, che per scelta riteniamo di non utilizzare nella nostra arte. C’è poi sempre un tono scanzonato che alleggerisce le composizioni, come in ´Un Italiano A Parigi´, brano un po’ ironico in generale verso l’attitudine del turista.

Mescalina: OK, niente malinconie e pessimismi, credo che il termine di riflessività scanzonata sia effettivamente molto più adeguato. Dove c’è modernità nella vostra musica?
Paolo : se per modernità intendiamo contemporaneità, cioè influenze di questi ultimi anni, c’è poco perché a mio parere ultimamente poco è stato creato. C’è un elemento che ogni tanto io metto qua e là, soprattutto dal vivo, come reminescenza di un rock sostenuto dalla ritmica di Walter e che deriva da certi miei ascolti degli anni ’70 come PFM e simili, il tutto però in pillole episodiche e non elementi organici.

Mescalina: la metrica dei testi non è certamente quella della filastrocca elementare. Emerge una struttura articolata con cadenze di testo distribuite su più frasi musicali e viceversa. Ne consegue un interessante effetto di instabilità che però rende necessario seguire il lavoro con la lettura del libretto, pena perdere più della metà dei significati. Non pensate che ciò possa essere un inconveniente nella fruizione dei brani dal vivo o nell’immediatezza ai fini di avvicinare velocemente un ascoltatore magari distratto?
Paolo : io penso che la musica o si ascolta o si spegne. L’elemento che tu sottolinei è per noi inconscio; qualcuno ci accusa di essere troppo leggeri o, viceversa, troppo pesanti. Noi non ci poniamo questi problemi anche perché modificare un testo, o una musica, per farli coincidere a tutta forza rischia di portare ad un risultato artificioso che snatura le intenzioni iniziali. Inoltre ti posso dire che molti ci hanno fatto i complimenti per i testi proprio dopo averci conosciuto dal vivo, probabilmente perché si sono concentrati sul canto e non ne hanno smarrito il senso. Io, che sono più musicista, ho il problema opposto e per seguire il testo uso il libretto.
Paola : dal vivo abbiamo inoltre un impatto diverso, esponiamo le cose in modo specifico e curiamo anche qualche elemento di spettacolo

Mescalina: frequentemente ho notato l’uso di unisoni tra voce e uno strumento (chitarra, piano, batteria, dipende). È un effetto voluto?
Paolo : sì, questo aspetto c’é. Il principio generale è che un bravo arrangiatore deve togliere più che aggiungere; ci sono di tanto in tanto controcanti ma non devono distrarre dalla linea principale. A me piace talvolta sottolineare il canto con una melodia dello strumento ; é un effetto meno presente dal vivo, dove l’uso degli strumenti è più limitato, mentre in studio si possono creare delle sovrapposizioni. È un fatto tipicamente di gusto.

Mescalina: in ´Dentro un tango´ ci sono due passaggi del testo che mi ricordano un po’ G.B. Shaw, con le sue figure degli ubriachi sotto i lampioni, ma soprattutto Modugno, sempre per le luci notturne e per il fatto di perdersi nel blu. È un nesso esistente?
Paola : no, non c’è l’ispirazione che dici ma i collegamenti che hai colto mi piacciono. È la prima volta che ci vengono proposti.
Paolo : questa è una delle cose belle che notiamo in chi ci parla del nostro lavoro; qualcuno ci ha anche accostato a Tom Waits o a Fellini; a noi non è mai venuto in mente ma è bello notare questi effetti inattesi.

Mescalina: in alcuni brani si notano chiari i legami con al terra di origine di Paola (la Sicilia – nda).
Paola : sono ricordi familiari, un po’ tristi perché appartengono a periodi passati. Questo soprattutto in ´Il valzer di Angelina´, che è la mia nonna ancora vivente, e ´Fiore di notte´, dove predomina il gusto per il quadretto narrativo che però definirei più mediterraneo in senso lato che siciliano in senso specifico.

Mescalina: si può tuttavia dire che il combo è milanese?
Paolo : si, operiamo a Milano, viviamo a Milano o dintorni e siamo molto legati a questa città

Il tempo è abbondantemente scaduto, trascorso troppo velocemente in compagnia di due persone intelligenti, disponibili, colte ed interessanti. Ci congediamo quindi con un caloroso ringraziamento e con l’intesa di rivedersi dal vivo; l’auspicio è che il futuro riservi meritati riconoscimenti a questo gruppo in grado di dirigersi ad un pubblico ampio con una proposta qualificata. Nel nostro piccolo speriamo di aver dato loro una mano a raggiungere questo obiettivo.

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