Paolo è un giovane cantautore di Chieti che ha recentemente ripubblicato il suo disco d’esordio, ´Anime sotto il cappello´, già recensito tempo fa su queste colonne in occasione della sua prima versione autoprodotta.
Raggiunto telefonicamente durante un trasferimento in autostrada Paolo si è prestato con entusiasmo e disponibilità a rispondere alle nostre domande, fermando addirittura l’auto per poter interloquire meglio.
Questa è la sintesi di circa 45 minuti passati insieme via filo |
Mescalina: Perché il titolo ´Anime sotto il cappello´?
Paolo: Mi piacciono i cappelli, li porto fin da piccolo e sottolineano il carattere e lo stato d’animo, cambiando con questi. Le anime in realtà sono quelle delle dieci persone alle quali ciascuna delle canzoni pubblicate si riferisce, anche se in chiave evidentemente simbolica. Queste sono le anime che porto sotto il mio cappello; il disco è quindi quasi un diario.
Mescalina: L’album sempre una reunion tra amici, composto in intimità, con sincerità ma senza troppo impegno sull’aspetto più tecnico, di arrangiamento e di produzione. Tuttavia è ben registrato. E’ vero?
Paolo: Io nasco come fonico e quindi sono contento del tuo apprezzamento sulla registrazione. Di carattere sono un timido e quindi cantare in pubblico mi intimoriva. Ho voluto fare un esperimento in regia con queste canzoni che da un punto di vista commerciale contengono anche molti errori, con troppi riferimenti ad altri cantautori. Il suono acustico era quello che volevo sia perché il tutto è nato in una cameretta e poi perché la registrazione, da un punto di vista tecnico di studio, è leggermente più difficile.
Mescalina: Definiresti la tua musica come ´folk´ o ritieni che sia piuttosto di natura cantautorale?
Paolo: Non vedo elementi folk nei brani. Le canzoni non hanno molta metrica, non sono sempre precisissime nei passaggi ma per questo credo siano più emozionanti. L’imprinting è certamente di tipo cantautorale volutamente classico.
Mescalina: Ci sono evidentissime influenze di De Gregori, forse troppe. Volevi fare un omaggio?
Paolo: È effettivamente un po’ una debolezza vista dal punto di vista promozionale. Ricordo tuttavia che il disco è nato come un gioco, cresciuto su questa somiglianza che ritengo naturale; la composizione mette in rilievo questa predominanza proprio per la sincerità e la spontaneità con cui i brani sono nati. Se vogliamo anche il cappello è un elemento non studiato ma evidente di somiglianza. In realtà non ci sono brani veramente mirati su di lui, ad esclusione di ´Lo Sposo e la sua Spiga di Grano´; io non conosco personalmente De Gregori ed un giorno mi capitò di passare nei pressi di dove abitava. Il desiderio di conoscerlo, poi non realizzato, mi ha fatto nascere questa figura.
Mescalina: Ci sono altre influenze magari saltuarie ma importanti che ritieni di dover sottolineare?
Paolo: Forse Fossati, nell’interpretazione testuale e nelle metriche, poi Gianmaria Testa, che ascolto moltissimo e col quale ravviso alcune somiglianze vocali.
Mescalina: Il disco va molto per figure e simboli prossimi ad un approccio favolistico alla ´Alice nel paese delle meraviglie´. È un fatto solo estetico o ci sono dei significati rappresentati?
Paolo: L’ispirazione è quella legata ai dieci personaggi che ti dicevo. Tuttavia la personalità con cui racconto richiede spesso questo linguaggio; odio i testi scontati ed il ricorso alle metafore permette di raccontare tra le righe lasciando più libertà nell’interpretazione. Anche se i brani hanno alla base storie vissute mantengono un loro senso anche con una diversa lettura dell’ascoltatore, che normalmente non nemmeno conosce le origini delle composizioni.
Mescalina: Tutti i brani risultano composti da te, sia nei testi che nella musica. Come ti sei raccordato con gli ospiti ed i collaboratori nel disco per attribuire le loro parti?
Paolo: E’ avvenuto tutto in modo molto casuale; Cisco, ex leader dei Modena City Ramblers, era venuto per delle prove nel nostro studio a Chieti. Io sono sempre stato un suo fans e, vista la sua disponibilità, ho cercato una canzone sulle sue corde, creando così il ´Fante a Bastoni´. Tony Turco ha collaborato in ´Lo Sposo….´, vista la somiglianza con De Gregori nella timbrica.
Paolo Fiorucci, intervenuto nella conclusiva ´Nenia dei Piccoli Pensieri´, è un amico di Chieti.
Ci sono poi alcuni musicisti che mi seguono dal vivo, con i quali quindi esisteva già un legame musicale.
Mescalina: Spesso nella struttura dei brani la voce è accompagnata solo dalla chitarra e gli strumentisti intervengono nei passaggi di bridge. È così per non disturbare il cantato?
Paolo: Sì, in questo disco la dimensione principale resta quella narrativa e questo si riflette chiaramente anche nelle tessiture della musica.
Mescalina: Il disco appare diviso su due tipi di canzoni. Quelle dedicate a personaggi immaginari (Regina Regina, Lo Straniero, La Sposa, Il Mercante di Sogni) e quelle a situazioni (´Se si potesse andare´, ´Una finestra chiusa´, ´Per vivere, per respirare´); è una classificazione a tuo parere fondata?
Paolo: No, in realtà sono tutti personaggi con situazioni associate o viceversa, ma non c’è una vera e propria divisione di questo tipo. E’ comunque interessante notare come l’ascoltatore possa recepire ed interpretare in modo diverso un lavoro, è forse uno degli aspetti più belli della musica.
Mescalina: Perché in ´Il mercante di sogni´ usi raddoppiare le frasi? Non pensi possa generare una certa stasi nella poesia del brano pur molto evocativa?
Paolo: Il testo parla di una storia di amore finita male e il mercante di sogni è la figura che porta qualcosa di nuova, un simbolo e non il protagonista della situazione riferita. Le frasi mi sono venute così, non è un elemento voluto ma nato spontaneamente.
Mescalina: ´Il Fante di Bastoni´ è quasi surreale; è simbolo di qualcosa?
Paolo: È molto alla De André grazie alla verve romanzata che ho concepito per Cisco.
Mescalina: Chi è la ´Regina Regina´ ? Una figura idealizzata o una vulgata di un’idea?
Paolo: Nasce nell’intimo di una vicenda improvvisa, uno scoppio di una passione durato pochissimi giorni; la canzone fu scritta in 10 minuti, tanta era l’emozione e lo stravolgimento della quotidianità causato da quella vicenda, in una notte in cui si stava ascoltando ´Fuoco di Salò´ di De Gregori. La canzone si chiude con un silenzio che aspetta la goccia, evocativo della conclusione del tutto.
Un’altra situazione che ricordo è quella che ha dato vita a ´Per Vivere e per Respirare´, è riferita ad un’amica che ha avuto numerosi problemi; una sera stavamo parlando e in radio trasmettevano una monografia su De Gregori con una canzone che recitava la strofa ´.. voglio vivere come i gigli nei campi e sopra ai gigli volare´. Noi eravamo in un campo di papaveri e la coincidenza era curiosa; questa figura è nella canzone.
Mescalina: Vista la ricchezza delle immagini e la non intuibilità dei riferimenti non pensi che il lavoro possa essere frainteso?
Paolo: Il fraintendimento non è un gran problema, in definitiva non voglio dire a tutti i costi qualcosa di esplicito, inoltro sono piuttosto timido e il simbolismo dei riferimenti mi aiuta ad esprimermi. Dal vivo do’ comunque qualche spiegazione.
Mescalina: Il lavoro ha certamente un suo fascino ma , a mio modestissimo parere, continuare su questa traccia farebbe correre qualche rischio di ripetitività ed autoreferenzialità. In che direzione vedi il tuo prossimo passo?
Paolo: Sono d’accordo sul rischio che indichi; il primo passo è pensare al prossimo disco, lusingato come sono dagli apprezzamenti che ho ricevuto. Sto suonando diverse canzoni già pronte, composte con impronta diversa, anche con venature tra funky e blues, pure del jazzy, cercando comunque di restare me stesso. La vena narrativa comunque rimane in evidenza anche se le storie sono diverse; la musica invece è più corale e il disco dovrebbe essere più maturo.
Mescalina: Solita domanda di congedo: i tuoi 5 dischi preferiti
Paolo: Sterkers in Tokio - David Coverdale e Adrian Vanderberg
Automatic - Rem
Crossroad – Tracy Chapman
Uno qualsiasi di James Taylor
O’ di Damien Rice
Tour Acustico di Ivano Fossati
Mescalina: Sono sei, ma per questa volta va bene lo stesso. Ciao e a presto!
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