|

|
Interviste:
Walter
Beltrami Trio - Wb3 |
Il Walter Beltrami Trio, Wb3, è uno dei gruppi esordienti della scena
jazz nazionale: Walter Beltrami (chitarra), Emanuele Maniscalco (batteria)
e Roberto Bordiga (contrabbasso) sono tre giovani bresciani, che hanno
pubblicato il loro primo disco con la Philology dopo aver vinto il Premio
"Incroci Sonori" al Moncalieri Jazz Festival. Sono la prova di un fermento
di talenti emergenti, che esiste e merita di essere scoperto non solo
a livello di rock: noi li abbiamo incontrati davanti ad un'insolita pizza
alla pasta verde.
|
|
Mescalina:
Dal momento che il sottoscritto e molti dei lettori di Mescalina sono
dei profani del jazz, volevo chiedervi se quando componete e improvvisate
seguite più l'ispirazione o dei passaggi, delle scale che avete studiato,
magari ascoltato?
Walter Beltrami:
La composizione è l'elemento più importante, sempre, sia nella fase prettamente
compositiva che in quella improvvisativa, nel senso che ho sempre in mente
un approccio compositivo anche quando suono. Per quanto riguarda l'uso
di scale, questo è un bagaglio che c'è, però nonostante mi renda conto
che tante cose possono anche provenire da altri, in realtà quello che
ho scritto è sempre venute immediatamente o in fasi separate: è tutto
comunque parte di un processo di interiorizzazione.
Mescalina: E invece l'improvvisazione parte da una basa più teorica,
più concettuale?
Walter Beltrami:
In realtà per me è come se non fosse separata dalla composizione, anche
se avviene al momento. È influenzata da una specie di dialogo che si instaura
tra di noi e dipende molto da quello che accade in quel momento, quindi
non può essere veicolata da troppi pensieri. In questo trio la musica
si spinge molto dove il mio pensiero non potrebbe assicurare una risposta.
Mescalina: Quando improvvisi, ci sono degli schemi che seguite
per far evolvere il pezzo?
Walter Beltrami:
Io tengo anche un corso dove l'improvvisazione è vista come una composizione
spezzettata e si cerca di desumerne gli aspetti logici, non tanto per
indicare un sistema o un clichè da seguire, ma per far capire che tante
cose che sembrano arbitrarie non lo sono. Generalmente si parte da un'idea
perché il solo si basa di solito su una progressione di accordi, quindi
io so le scale che vanno bene su questi accordi, so che cosa mi piace,
so cosa voglio suonare su questi accordi: diciamo che esiste un livello
di vocabolario melodico che poi si sviluppa man mano la conversazione
procede …
Mescalina: Ma quando si sviluppa in trio tu sai già in che direzione
andranno gli altri?
Walter Beltrami:
No, perché, soprattutto con loro, la cosa prende delle pieghe inaspettate:
bisogna essere seguire la pista che si è venuta a creare, anche ad orecchio
e a intuito …
Emanuele Maniscalco: In una composizione, che sia propria
o di qualcun altro, c'è sempre una specie di essenza che rimane, che si
cerca di fare rimanere per tutta la performance e questo può avvenire
sia muovendosi sulla struttura del brano, sia sfruttando anche imprevisti
o anche malintesi …
Walter Beltrami: Tante volte è come in una conversazione
quando cerchi di tirare il discorso verso un binario e questo non porta
alle sorprese o al risultato che invece anche un'intrusione o una cosa
detta inopportunamente può portare …
Mescalina: Mi sembra che sia le cover sia le vostre composizioni
si inseriscono in questa logica discorsiva, sia sul disco che dal vivo
…
Emanuele Maniscalco:
Il disco è stato in realtà la nostra prima esibizione prolungata e dal
vivo: lì sono state fermate delle cose che erano ad uno stato evolutivo
iniziale. Quando tu ci hai sentito la seconda volta avevamo alle spalle
più concerti, quindi hai anche assistito a passaggi completamente differenti
dell'esecuzione dei brani. L'importante secondo me è avere un certo tipo
di conoscenza e di consapevolezza che però poi durante la performance
sparisce completamente.
Roberto Bordiga: È come quando si parla e ci si conosce
da poco: all'epoca del disco era poco che suonavamo insieme, adesso invece
ci permettiamo anche di esplorare cose che all'inizio non sfioravamo nemmeno
…
Mescalina:
E quanta coscienza c'è di trovare un suono vostro scavando anche in cose
altre dal jazz … per esempio io ho intravisto qualcosa dei Radiohead …
Emanuele Maniscalco:
Sono le cose che vengono fuori dall'esperienza quotidiana di ognuno di
noi. In fondo la musica è qualcosa che corrisponde allo stato d'animo:
tu ti senti in un certo modo e suoni in un certo modo, suoni quello che
sei … almeno in questo tipo di musica, se non suoni quello che sei, non
ha senso. Poi, se io da sei mesi sto ascoltando questi dischi, anche se
non voglio, sicuramente vengono fuori quando suono …
Roberto Bordiga: Forse la domanda era se vuoi o no che vengano
fuori e quando sali sul palco …
Emanuele Maniscalco: Può capitare che ci pensi sfruttando
un'occasione colta al volo in quel momento: c'è qualcosa che ti ricorda
quell'atmosfera, allora ti piace in un certo senso esplorarla: i Radiohead
come tante altre cose che stiamo ascoltando …
Mescalina: Siete cresciuti studiando jazz?
Roberto Bordiga:
No, a dir la verità no, sono cresciuto con tutt'altro, anche se ascoltavo
un po' di Louis Armstrong, ma non lo pensavo come una cosa definita: era
un ascolto da curioso …
Emanuele Maniscalco: Io ho una storia ancora più curiosa
… nel senso che sin da piccolo sono stato curiosissismo di tutto quello
che girava in casa, soprattutto musica brasiliana d'autore di cui mio
padre era appassionato …
Walter Beltrami: Io non ho assolutamente una famiglia musicale:
nella mia casa la musica era una cosa totalmente estranea e all'inizio
ho cominciato a suonare blues, poi ho deciso di studiare jazz alla Berkelee
e quello è stato il mio primo studio jazzistico, anche se ero già comunque
in grado di fare qualcosa …
Emanuele Maniscalco: Io invece ho cominciato ad appassionarmi
a questa musica dopo aver conosciuto un pianista che si dilettava a suonare
jazz e mi disse compra un disco di Bill Evans e, dopo aver preso un brutto
voto a scuola, comprai in offerta "The best of Bill Evans on Verve" e
mi colpì tantissimo. Poi ascoltavo musica brasiliana e ad un certo punto
ho avuto la parentesi Beatles
Mescalina: Bè, c'è un filo rosso tra i Beatles, la musica d'autore
brasiliana e il jazz, prendi Veloso per esempio …
Emanuele Maniscalco:
Sì, infatti, anche se poi io sono stato a lungo indeciso se suonare la
batteria o il pianoforte. Comunque, quando andai a suonare ufficialmente
la batteria per la prima volta, non avevo mai suonato jazz in vita mia,
avevo solo intravisto che c'era qualcosa da dire e lì sono cominciate
varie cose. Poi mi sono fatto un po' le ossa, ho conosciuto William Tononi
ed è stata un po' la mia gavetta … quindi l'incontro con Giulio Gorini
ha fatto un po' nascere la mia collaborazione estesa a diversi giovani
talenti bresciani e non, come Fulvio Sigurtà o Walter, e sono nati progetti
che tuttora vanno avanti in modo parallelo l'uno con l'altro, anche se
magari non sono dei gruppi stabili come questo …
Mescalina:
Al di fuori di Brescia che tipo di visibilità avete? E quanto siete considerati?
Emanuele Maniscalco:
Soprattutto da parte di altri musicisti, magari giovani come età, ma già
maturi musicalmente: grazie ai seminari, grazie a diverse esperienze di
studio e di collaborazioni ci si conosce sempre più in queste specie di
cerchia non troppo ristretta. Il pubblico invece ha bisogno del nome,
quasi sempre scende dalle nuvole, perché chiaramente non ti conosce e
ti sente suonare e si accorge che cerchi di comunicare qualcosa, però
è una cosa assolutamente non scontata, da conquistare. La visibilità poi
quella arriva da tante cose che si possono fare: dischi o concerti o rassegne
o collaborazioni con personaggi già visibili.
|
|
Mescalina: Da collaborazioni come quella con Enrico Rava?
Emanuele Maniscalco:
Forse lì è addirittura troppo! Nel senso che personalmente è stata una cosa
abbastanza superiore alle attese, anche se da molto tempo sapevo che lui
insegnava a Siena e mi sarebbe piaciuto da qualche anno poter fare questa
esperienza: il fatto di esser poi stato chiamato da lui è un'occasione per
dimostrare che siamo dei ragazzi sì giovani, ma che abbiamo qualcosa da
dire, che possiamo esprimerci. Forse lì dal punto di vista della visibilità
suoni con uno dei due o tre personaggi più visibili dell'Italia e anche
nel mondo.
Mescalina: Farai delle date con lui?
Emanuele Maniscalco:
Sì, faccio due o tre date, tra l'altro completamente a scatola chiusa, perché
abbiamo suonato insieme quest'estate, lui si è fidato di questo progetto,
ma il repertorio è ancora da definire, le prove sono ancora da fare, insomma
è una cosa che deve ancora arrivare.
Mescalina: Però, se si vuole parlare di una scena jazz, queste sono
le cose che la costruiscono, che ti fanno sperare anche per il futuro, no?
Emanuele Maniscalco:
Questo tipo di conferme, oltre che arricchirmi a livello umano e artistico,
come già successo perché ho collaborato con Stefano Battaglia, sono esperienze
di grande rilievo. E sotto sotto emerge anche quella componente di dire
"io suono con queste persone e questo contribuirà a far sì che, se un domani
la mia visibilità o la visibilità di uno di noi aumenta, anche i progetti
nostri possano evolvere più facilmente". Stavamo parlando di Stefano Bollani
prima, che è della scena diciamo da una decina d'anni, ma che è molto conosciuto
a livello di pubblico da tre o quattro e, adesso con tutti questi ganci
e gruppi a cui ha partecipato, è arrivato a poter suonare le sue cose: lui
ha smesso di suonare con Enrico, non perchè si è stufato, ma perchè è arrivato
ad un punto in cui può permettersi di proporre i suoi progetti, a suo modo
e brillare di luce propria.
Mescalina: Però lo può fare dopo anni ...
Emanuele Maniscalco:
Bè, ha le capacità per farlo e sicuramente sì, ci vuole tantissima esperienza
…
Mescalina: Voi adesso quanto tempo spendete in questo progetto?
Walter Beltrami:
In realtà tantissimo, anche a livello economico! Poi stiamo lavorando anche
su del materiale nuovo: in questo momento siamo in continua crescita, soprattutto
gli ultimi due concerti sono stati molto diversi e quindi non è il momento
ideale ancora per catturare il suono del gruppo in un nuovo disco, perché
lo stiamo continuamente evolvendo …
Mescalina: Nelle vostre composizioni finora mi è sembrato di intuire
due filoni: tu Emanuele più sulle ballate e tu Walter su pezzi più mossi
…
Emanuele Maniscalco:
Sì, io ho sempre avuto nelle composizioni fino adesso un filone abbastanza
crepuscolare, abbastanza europeo diciamo …
Mescalina: Componi al piano?
Emanuele Maniscalco:
Sì, anche perchè molte possibilità del pianoforte dal punto di vista della
disposizione sonora e della stratificazione armonica sono riproducibili
dalla chitarra in modo diverso. Fino adesso comunque la forza più convincente
l'ho trovata in brani lenti, molto melodici.
Mescalina: In generale il disco ha un suono malinconico, non solo
nelle ballate …
Emanuele Maniscalco:
Bè, era novembre! Questa in realtà è una cosa molto bella, perché indica
una sincerità di fondo: siamo dei bravi ragazzi!
Walter Beltrami: In realtà questo è il motivo per cui il prossimo
disco non voglio registrarlo a novembre!
Mescalina: Quindi lo farete ad agosto?
Roberto Bordiga:
Diciamo in primavera …
Mescalina: Walter, la tua vena invece è più mossa, penso a "Kubla
Khan" …
Walter Beltrami:
Penso che sia una cosa anche un po' casuale, anche se in un certo senso
è vera, però ho scritto anche molte ballads. Comunque in questo trio è venuto
fuori più spontaneo questo tipo di sonorità e forse sono uscite anche le
vene che ci rappresentano di più, può anche darsi a livello di inconscio.
Invece i nuovi pezzi rispecchiano molto il momento in cui sono adesso, in
realtà ogni volta in cui si fa un disco si ha già superato il suono che
si sta registrando … comunque i pezzi che sto scrivendo ora sono molto diversi.
È un lavoro compositivo di mesi in cui mi sforzo di consolidare una specie
di filone che è quello che sento di più, un mood di base che sento che si
evolve.
Emanuele Maniscalco:
È un alfabeto, un linguaggio che si easurisce con il tempo e si sviluppa
in altre direzioni. In un certo senso io mi sforzo sempre di scrivere cose
che diano spazio e possibilità poi anche agli altri in fase di lavorazione
e dal vivo: cerco spesso di scrivere brani che si possono suonare in varie
formazioni, in diversi momenti e con diverse personalità. Fondamentalmente
è una ricerca, una sintesi, che forse non arriverà mai, però è forse l'unico
pensiero che io ho quando scrivo della musica.
Mescalina: Quindi cerchi anche di evitare di stare in un settore
…
Emanuele Maniscalco:
Sì sì, cerco di evitare il fatto di dire che ci sia solo un genere, non
è questione di non avere un suono …
Mescalina: Bè, anzi, l'ideale è avere un suono e non stare in un
settore, anche se questo forse non favorisce un discorso di visibilità …
Emanuele Maniscalco:
Esatto, può rimanere il nostro suono, ma in modo libero: questo è molto
importante per l'omogeneità del gruppo. Le composizioni devono riuscire
ad adattarsi in questo tipo di concezione in modo da farci conservare un'identità
pur nella varietà di espressione … io ho un'ambizione di espressione personale
e di contatto con la musica totale, un'immersione totale in quello che faccio,
di conoscenza e di scambio con le persone che rientrano nei miei progetti
e che mi si avvicinano: poi, una volta che questo tipo di esigenza è soddisfatto,
la visibilità e l'ambizione ad emergere è quasi secondaria dal momento che
esiste una certa coerenza …
Mescalina: È vero, però parli anche dal punto di vista di un musicista
giovane: non te lo auguro, ma tra un po' di anni questo potrebbe non bastarti
e provocarti un senso di frustrazione …
Emanuele Maniscalco:
Può darsi, ma quello che io credo e sperimento in un certo tipo di ambiente
dell'espressione è l'essere completamente dentro quello che si fa: questo
offre una visibilità magari più silenziosa, ma a mio parere più giusta,
più concreta e più radicata. Io penso che un musicista, quando riesce a
seguire questo tipo di concetto, può sperare in una visibilità sana … Quello
che io cerco è di starci dentro fino in fondo e di comprendere meglio me
stesso e quello che facciamo. Devi mantenere questa coerenza verso la tua
musica, perché sei tu, perché devi starci dentro tu, altrimenti il pericolo
è di farsi acchiappare da qualcosa che non è la tua musica, che non sei
tu: questo conta, non il genere che suoni, ma quello che cerchi di seguire. |
|
|