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  Blues Minimal Trance
      Intervista Bancale

Bancale è arrivato inaspettato come una nera novella, solitario, solo come sa fare un demo autoprodotto e autopromosso ad un banchetto del MEI; mentre chiacchieriamo con Luca, Alessandro e Fabrizio ci arriva da loro stessi che il loro esordio verrà licenziato dalla neonata etichetta Sidi Records e questo, modestia a parte, significa che Mescalina porta fortuna. Intanto i Ragazzi di Bergamo ci hanno dato molto spunti e approfondimenti sulla metamorfosi del loro disco.
La loro musica continuerà ad incuriosirci parecchio!


Mescalina: Ciao Bancale lo sapete che il vostro esordio ha fatto breccia qui da noi?
Luca: Ci fa molto piacere, grazie dell'attenzione che state dedicando alle cose che facciamo. Per motivi logistici, il disco dato a voi è il primo dato ad una webzine o rivista cartacea, nessun altro ha in mano il nostro dischetto. Quindi che al primo disco ci sia già un'intervista da fare ci gratifica!

Mescalina: Ci ha affascinato molto questo stile di scrittura, molto malata, da poca speranza ed è quasi terminale, ma allo stesso tempo è molto metrica e poco ermetica...

Luca: E' vero, la scrittura dei testi è molto metrica, nel senso che dietro a quello che scrivo c'è un grosso lavoro sul ritmo e sui suoni delle parole. Alcuni dei nostri brani nascono proprio dal ritmo che riesco a dare ai versi. Oltre al ritmo, quando scrivo cerco di stare molto attento al linguaggio che uso, perché sono le parole che scegli di utilizzare a comunicare qualcosa a chi ascolta, prima ancora del significato che esse assumono affiancandosi nell'ordine più o meno logico di una frase. Dalla scelta del linguaggio deriva anche il nostro essere poco ermetici: banalmente parliamo delle cose che vediamo e che viviamo, noi come tutti, ma proviamo a fare canzoni che comunichino, che guardino oltre il nostro ombelico e la nostra cameretta. Di conseguenza essere ermetici sarebbe contraddittorio. Non credo invece che le nostre canzoni siano, come hai detto tu, terminali. Piuttosto alcune prendono atto di un certo stato delle cose e altre reagiscono ad esso.
Alessandro: Sono d'accordo con Luca e non del tutto d'accordo sul "poca speranza". Apparentemente potrebbe trasmettere qualcosa di definitivo, ma in realtà il contenuto è realistico e non pessimistico, anche se a volte i due termini sembrano coincidere.
Fabrizio: Mi pare la speranza un meccanismo del tutto arbitrario, a me piace vedere nei testi di Luca la lucida percezione della realtà un attimo prima del big bang. Il prossimo, ovviamente.

Mescalina: Come nasce Bancale, ma sopratutto di chi è la matrice poetica di questo progetto musicale?
Luca: Bancale nasce nell'estate del 2006 da uno spunto mio e di Alessandro. L'idea, allora piuttosto germinale e poi col passare del tempo sempre un po' più chiara, era quella di descrivere la provincia bergamasca, come luogo geografico-sociale ma anche come luogo interiore corrispondente in un certo senso a quello geografico-sociale, senza però fare dei sociologismi spiccioli e senza neanche cadere in un localismo eccessivo, perché d'altra parte la provincia di Bergamo non è molto diversa dalla provincia di Vercelli o di Lamezia Terme, per fare due esempi. Da questa idea è derivato tutto il resto: il linguaggio di cui parlavo prima e soprattutto la scelta di usare solo una chitarra elettrica e una batteria con delle lamiere ed altri oggetti industriali al posto dei piatti, strumento quest'ultimo che ha cominciato a suonare con l'apporto fondamentale di Fabrizio.

Mescalina: A proposito dei suoni del disco, a chi appartiene invece la matrice strumentale? …Due anni di lavoro sono tanti, si direbbe che Bancale si è evoluto lentamente e forse questa evoluzione sonora, sempre bene bilanciata, si legge nell'equilibrio di suoni che risiede nel disco: un blues di atmosfera, denso e nello stesso tempo rarefatto, ambientazioni polverose, noise, sperimentazione sonora, rumorismo...
Alessandro: Il progetto è stato ben chiaro fin da subito ma è servito un po' di tempo per farci assorbire completamente da quello che avevamo in mente di fare. Abbiamo composto anche dei pezzi che poi si sono persi, abbandonati. Dei sopravvissuti ne abbiamo registrate svariate versioni per poi riascoltarle e grattare via tutto il superfluo. Le chitarre percorrono la strada della rappresentazione di matrice visuale e a tratti evocativa, ma quasi mai descrittiva; allo stesso tempo cercano di essere il più possibile concrete, materiche, muscolari, diritte allo stomaco della questione.
Fabrizio: In effetti il percorso parla di un'asciugatura progressiva del suono, non che all'inizio fossimo una banda glam rock, ma certi stilemi si sono persi nel tempo. Probabilmente finiremo con brani per monocordo, ticchettio e mugugni… Al momento Bancale mi ricorda lo spiritual nero in salsa postmoderna.

Mescalina: Secondo me il brano più riuscito da entrambi i punti di vista (testi e musica) è "Crepa", da un senso di alienazione pazzesco? E' molto industriale come suono, diverso dai sottofondi blues che avete usato nelle altre canzoni.
Alessandro: Il suono industriale di "Crepa" (soprattutto delle percussioni) è uscito in fase di mixaggio grazie a Maurizio e ci è piaciuto subito. La struttura del pezzo è volutamente più meccanica e autistica delle altre. Fabrizio: Quando Maurizio ha proposto quella soluzione è parso chiaro a tutti che si trattasse dell'accorgimento giusto per le percussioni, da un bel senso di lucida catatonia.


Mescalina:
Ho visto sul vostro sito che in realtà i brani all'attivo sono più di cinque, è corretto?
Luca: Sì, ad oggi abbiamo pronti una decina di canzoni, alcune sulla stessa linea di quelle dell'ep, altre meno, ma comunque sempre accomunate da una certa omogeneità di atmosfere.

Mescalina: Alcuni di noi hanno commentato il vostro disco come un secondo capitolo di un libro iniziato anni orsono dai Massimo Volume e di recente continuato da Le Luci della Centrale Elettrica, siete d'accordo con questa affermazione?

Luca: Sia noi, che i Massimo Volume che Le Luci parliamo di provincia, ma del resto come un sacco di altri artisti nel campo della musica, del cinema, della fotografia e della letteratura. A parte questo c'è sicuramente una comunanza coi Massimo Volume, un pezzo come "Crepa" nasce anche dall'ascolto dei loro dischi. Con Le Luci, che personalmente stimo, credo invece che le affinità si fermino a quanto detto prima, se non altro perché noi siamo molto meno "generazionali". Ma è un discorso lungo da fare. Tuttavia i Bancale non esisterebbero se prima di noi non fossero esistiti i Madrigali Magri e i Bachi da Pietra, prima di tutto riguardo l'uso della voce.

Mescalina: Passiamo quindi ai Vostri riferimenti musicali: chi vi ha contaminato di più nella vostra formazione, chi vi ha ispirato di più artisticamente, sia dal passato che nel presente?
Luca: Oltre ai nomi già citati i primi che mi vengono in mente sono Ivano Fossati e Paolo Conte per la scrittura dei testi. E poi Pier Paolo Pasolini, Cesare Pavese, Cormac McCarthy e Umberto Galimberti. Più in generale sicuramente Tom Waits, Neil Young, Six Organs Of Admittance, Carla Bozulich, Einsturzende Neubauten, Low, Robert Johnson e molti altri.
Alessandro: In sala prove con i Bancale penso molto ai bluesmen anteguerra, Robert Johnson, Skip James, J.B. Lenoir (più per l'approccio che per la tecnica), poi Loren Mazzacane Connors, Sonic Youth, Low, Morphine, Wyatt, certe cose di Fripp, William Basinski.... ma più che musicali però le mie influenze sono perlopiù visuali. Penso a certe cose di Francis Bacon, Jonathan Guaitamacchi, Johannes Kahrs. Tra gli scrittori oltre a quelli citati da Luca aggiungerei Kafka per il passato e Vitaliano Trevisan per il presente.
Fabrizio: A me piacciono i Kraftwerk e il Bepi (presumo che si tratti di Bepi And The Prismas ndr).

Mescalina: Raccontateci qualche aneddoto circa la nascita dei suoni di questo disco, so ad esempio che avete usato pezzi di lamiere al posto dei piatti della batteria, giusto?
Alessandro: L'unico aneddoto che mi sento di raccontare è di quando avevamo la sala prove praticamente in una sagrestia di una chiesa vicino a Bergamo. Quel luogo ha influenzato molto il mio modo di suonare con i Bancale. Fare "Dolore" là dentro era tanto appagante quanto surreale. Un bel periodo. Inevitabilmente tutto è saltato tra gli insulti.
Fabrizio: In realtà i suoni del disco sono quelli della sala prove, è lì che emerge il disagio del Bancale tra lamiere, tamburi, chitarre riverberate e soli di kalimba…

Mescalina: Considerate la vostra musica un ibrido o una creatura che si evolverà in futuro?
Luca: E' possibile che ci evolveremo in futuro, ma in quale direzione proprio non te lo so dire. Abbiamo alcune idee per la testa, sia a livello di scrittura dei brani che di collaborazioni. Vedremo.
Alessandro: In qualche pezzo potrebbe comparire altra strumentazione o magari una voce femminile. Fabrizio: L'una e l'altra sono profondamente intersecate, Bancale prende forma assorbendo di continuo contesti diversi e mutevoli, ibridando forme e stili, umori e pezzi di vita.

Mescalina: Avete altri progetti, futuri o paralleli per cui vi interessa spendere due parole?
Alessandro: Da qualche anno ho un progetto di musica ambient elettronica: ivonne gut (http://www.myspace.com/ivonnegut) e di recente ho iniziato a suonare nei concerti dei Garage Ermetico, altro gruppo bergamasco (http://www.myspace.com/ilgarageermetico).
Fabrizio: Suono la batteria in the infarto, scheisse!; al di là di note e parole e generi, del tutto opinabili, mi interessa porre l'accento sul mondo delle piccole produzioni indipendenti, delle coproduzioni, della condivisione di esperienze e situazioni, della mutua solidarietà. Il cd dei Bancale nasce anche grazie a questo, attraverso la collaborazione con gli amici della neonata Sidi Records. Musica non solo come espressione ma anche e soprattutto come veicolo di rapporti, stili, prese di coscienza, azioni.

Mescalina: Ciao e grazie per la vostra disponibilità e buon anno da Mescalina.it
Bancale: Grazie a voi e buon anno.
Bambòs: Buon 2010!
 
Articolo di: Vito Sartor  Del 02/02/2009
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