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Argentina





ARGENTINA
 (1994)


“Di che religione siete?” chiese Alì - “Cristiana?”
“Stamattina non sono di nessuna religione. Il mio dio è il Dio dei viandanti.
Se si cammina con abbastanza energia,
probabilmente non si ha bisogno di nessun Dio”
                                           Bruce Chatwin “In Patagonia”

Probabilmente, la prima volta che provai a materializzare questa sconfinata terra sudamericana, cercandola nell’atlante della mia scuola elementare, fu quando un mio compagno mi mostrò una rivista di fumetti, che un suo cugino, figlio di emigranti, gli aveva regalato la prima volta che venne in Italia a passare le feste natalizie, dal paese dove era nato e viveva: L’Argentina. Avevo sette-otto anni o giù di lì, e gli eroi delle mie avventure erano Tex Willer, Zagor e L’Uomo Mascherato. Ma questa rivista suscitò in noi un fascino incredibile, perché nonostante la difficile comprensione dello spagnolo, era la prima storia di fantascienza a fumetti che ci capitava sotto gli occhi, la storia di un attacco alla terra da parte di feroci alieni, iniziato con una strana nevicata, mortale per chi ne veniva a contatto. Sarebbero dovuti passare una decina d’anni, perché Paolo, Pablo - il cugino americano come lo chiamavamo noi, - drammaticamente ritornasse in Italia, per sempre, con la sua famiglia a causa dei tristi avvenimenti politici. Erano gli anni 1976-77, anni in cui decine di migliaia di giovani studenti, sindacalisti, operai, intellettuali, semplici cittadini, vennero fatti sparire, torturati, violentati, gettati nell’Atlantico ancora vivi, solamente perché coltivavano la speranza di costruire un paese più giusto, libero e democratico. Hector German Oesterheld, ideatore de L’Eternauta, di quel fumetto che tanto alimentò i miei sogni di bambino, fu uno dei desaparecidos, insieme alle figlie, e la sua opera più famosa, divenne la metafora dell’oppressione che il popolo argentino subì sotto la dittatura di Jorge Videla dal 1976.

Buenos Aires, Barrio de la Boca
Buenos Aires, particolare di un dipinto
Periferia di Usuahia


Poi, ancora diversi anni prima di poterla vedere e fotografare, la vidi in tutta la sua vastità; ascoltai il suo vento di Patagonia struggente come il suono di una milonga, le secche esplosioni del frantumarsi dei ghiacciai mentre avanzano e l’aria farsi sempre più rarefatta salendo a La Quiaca, lungo la Quebrada de Humauaca, per raggiungere la frontiera con la Bolivia. Accadde ascoltando e leggendo le opere di O. Soriano, E. Sábato, J. Cortázar, M. Bonasso, A. Piazzolla, C. Gardel, U. Ramos, M. Sosa e, B. Chatwin. Infine il viaggio a lungo sognato, dalla Terra del Fuoco, al confine con la Bolivia. Storie di natura violenta e uomini, storie di lunghe distanze, di emigrati dall’Europa e di un medico nato qui, e divenuto il simbolo in tutte le latitudini della lotta degli oppressi contro le ingiustizie ed i soprusi.

Patagonia
Patagonia
Patagonia


Diario di viaggio (gennaio-febbraio 1994)
… il tempo, come le distanze, da queste parti assume un’altra forma, pertanto i ritardi di mezzora possono allungarsi di mezza giornata senza che ciò comporti da parte delle altre persone in attesa, nervosismi ed impazienza, essendo noi gli unici stranieri in questa sala di attesa delle autolinee Patagonia del Sur: semplicemente si aspetta. Quando poi alle sette di sera infine si parte, con cinque ore di ritardo, destinazione Comodoro Rivadavia, a più di mille chilometri a nord, il vento ed il sole ci regalano uno dei più bei tramonti, così intenso e saturo di rosso e arancio, da sorprendere anche gli altri passeggeri. Per un attimo si ha l’impressione che pure l’autista voglia chiedere il permesso di una breve sosta. Ma forse pensa al ritardo accumulato…… …..più tardi, quando anche l’ultima goccia violacea ha abbandonato il cielo, circondati dal buio pesto, mentre percorriamo un tratto di strada dove l’unica luce è quella dei fari del pullman, improvvisamente un gaucho si alza dal proprio sedile, raccoglie il suo sacco di tela, e si avvicina all’autista. Dopo un paio di minuti il pullman accosta, si ferma, e l’uomo scende, incamminandosi nel buio della notte, verso chissà quale estancia.
Nessuna luce di riferimento, nessun segno o indicazione, niente di niente che contraddistingua il paesaggio da quello dell’ultima ora di viaggio, e presumo anche per quello che stiamo per percorrere…. ….il pullman, a mezzanotte passata, entra in un paese, Comandante Luis Pietra Buena, letteralmente in festa. Tutti sembra siano in strada ad aspettarci. In realtà non è del tutto vero: sono venuti a salutare due ragazzi, che salgono nei sedili davanti a me. Prima che si parta di nuovo, è un interminabile succedersi degli amici e parenti a salire per un altro bacio e abbraccio e raccomandazioni e che scrivano….. Quest’aria di festa ha invaso il pullman, e anche dopo alcuni chilometri fuori del paese, lungo la strada, ci sono ancora auto di amici che ci inseguono e salutano con i clacson. Ho pensato ad una vacanza, ad un viaggio di nozze, ma non è così; è il saluto che il paese vuole dare a due dei suoi figli, che vanno a studiare all’Università di Buenos Aires, a duemilacinquecento chilometri di distanza, e che per un bel po’ di tempo non potranno tornare…. Sentimenti d’altri tempi?
Può darsi. Certo. Non per la gente di qua.

Ghiacciaio Perito Moreno
Polvere e vento di El Calafate al tramonto
Penisola di Valdés, giovane elefante marino


Ora capisco le infondate ragioni nel lamentarmi, quando comprai una carta geografica nella Terra del Fuoco e Patagonia, scala 1:1.000.000. Chiesi perché c’erano così poche indicazioni, villaggi o paesi….. Ora capisco, semplicemente perchè non ci sono, non esistono: la Patagonia è un vasto deserto di steppa arida, che va oltre ogni immaginazione…….
Benvenuti in Patagonia.

Penisola di Valdés, giovane elefante marino
Tramonto a Puerto Madryn
Vallate nei dintorni di Salta


Purmamarca, e sullo sfondo il Cierro de los siete colores
Gente delle Ande
Gente delle Ande

 

Cimitero di Tilcara, lungo la Quebrada de Humahuaca
Paesaggio nei dintorni di Cafayate
Cascate di Iguassù, la Garganta del Diablo

 



Cascate di Iguassù dal versante brasiliano

 

film, libri e musica suggerita:

“Il tango dell’esilio di Gardel” di Fernando Solanas (1985)
“La notte delle matite spezzate” di Hector Oliveira (1988)
“Alambrado” di Marco Bechis (1992)
“Eva Perón” di Juan Carlos Desanzo (1996)
“Garage olimpo” di Marco Bechis (1999)
“La nube” di Fernando Solanas (2000)

Miguel Bonasso “Ricordo della morte” (Interno giallo)
Miguel Bonasso “Dove ardeva la memoria” (Interno giallo)
Miguel Bonasso “El presidente que no fué” (Planeta)
Vanni Blengino “Il vallo della Patagonia” (Diabasis)
Massimo Carlotto “Le irregolari” (E/O)
Bruce Chatwin “In Patagonia” (Adelphi)
Bruce Chatwin - Paul Theroux “Ritorno in Patagonia” (Adelphi)
Hector German Oersterheld - Solano Lopez “L’Eternauta” (Frontera)
Rolo Diez “Il ritorno di Vladimir Ilic” (Est)
Manuel Vázquez Montalbán “Quintetto di Buenos Aires” (Feltrinelli)
Ernesto Sábato “Sopra eroi e tombe” (E. Riuniti)
Osvaldo Soriano “Pensare con i piedi” (Einaudi)
Osvaldo Soriano “La resa del leone” (Einaudi)
Osvaldo Soriano “Triste solitario y final” (Einaudi)
Osvaldo Soriano “Artisti pazzi e criminali” (Einaudi)
Horacio Verbitsky “Il volo”(Rizzoli)
Aggiungerei, anche se i loro racconti interessano la parte cilena del cono sud latinoamericano:
Francisco Coloane (Terra del Fuoco” (Guanda)
Luis Sepúlveda “Patagonia express” (Feltrinelli)
Luis Sepúlveda “Il mondo alla fine del mondo” (Guanda)

“Antologia de Carlos Gardel” (Emi)
Uña Ramos “La magia de la quena” (Trova)
Astor Piazzolla “Tango, el exilio de Gardel” (Bmg)
Mercedes Sosa “Al despertar” (Polygram)
Mercedes Sosa “Gestos de amor” (Polygram)
Mercedes Sosa “Sino” (Polygram)
Todos tus muertos “Argentina te asesina” (Esan Ozenki)


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