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Dida Antibes


Dida Antibes

Novella per Antibes è un romanzo scritto da Laura Magni. Il lavoro still-life è stato realizzato con l'aiuto di Laura Magni e Gianni Morelli.

L'inizio della storia è questa………

PRIMA PARTE

aprile 1912, Cannes. Sala da ballo nel palazzo di lady Sarah Meade
Un'aria tiepida, già troppo tiepida per gli inglesi, entra dalle vetrate spalancate sui lentischi e sul mare, gonfia le tende sottili che rabbrividiscono quando strusciano il pavimento. Tè verde delle Indie viene versato per le ragazze più giovani da una teiera d'argento a forma di cammello accucciato. Si servono pudding e una densa crema di lamponi. Non si parla che inglese. In inglese si racconta della Fanciulla del West -fantastica la prima a Montecarlo- e di una festa organizzata in una villa russa "per estranei purché brillanti" che ha elettrizzato molti e scandalizzato qualcuno. In inglese ci si lamenta di una mediocre esecuzione di canti gregoriani, di un atroce party di compleanno -vino caldo, musica sbagliata- e della temperatura quasi tropicale dell'acqua di mare.
"Ma perché non se ne vanno tutti a Deauville, allora?" Cornélie lo dice in francese, non abbastanza sottovoce. Scalpita, vuole ballare. Ha ventidue anni, un lungo abito avorio stretto sopra la vita da un nastro rosa e un marito più prudente di lei che la pilota verso il buffet, lontano da un paio di facce che si sono voltate con fastidio.

luglio 1939, INT vecchia farmacia
Il ragazzo si asciuga le mani in uno straccio, si liscia il grembiule sopra il petto. Sotto una cascata di capelli castani lucidi e lisci occhi che guardano in basso; braccia conserte contro uno sfondo sinfonico: riquadri di legno scuro riempiti di ampolle di vetro, vasi di porcellana bianca, scritte latine blu in caratteri gotici.
ottobre 1939, INT camera (fontaine)
Lise si riveste senza uscire da sotto il lenzuolo.
aprile 1983, INT La Garoupe
ex voto scolpiti in forma di polene, giunche, lance indonesiane, velieri appesi a lunghe aste di ferro come pesci messi a seccare al sole

Una coppia appoggiata contro la tovaglia -lei inghiotte fragole, lui beve porto- litiga furiosamente senza averne l'aria a proposito di due mancati biglietti per il viaggio inaugurale di un transatlantico che dicono di sogno, in rotta per New York. Molti degli amici inglesi che hanno trascorso l'inverno tra Cannes e Montecarlo mancano stasera. "Sono già a Parigi, con in tasca il biglietto del treno per Cherbourg! E lì si imbarcheranno! Fra meno di una settimana! Ma ti rendi conto... Solo noi... solo solo noi in tutta Londra..."
La ragazza, adesso osservata da molti, smette di sibilare. Sorride veleno. Azzanna una fragola con furia compressa e il succo, quasi spray, disegna sullo sparato della camicia di lui una piccola rosa rossa, metafora di una fucilazione per alto tradimento a cui lei lo condannerebbe volentieri.

giugno 1949, EXT La Croe
Sedute sull'erba contro un muro bianco, due donne intorno ai trent'anni: una legge, protetta da un ombrellino in carta di riso; l'altra assorbe il sole come una lucertola: zitta, occhi chiusi.

Qualche minuto di sospensione dopo un ragtime, poi l'orchestra attacca un valzer. "Tace il labbro", dalla Vedova Allegra. Cornélie trascina suo marito verso il centro del salone. "E' un valzer, Laurent... Non puoi proprio dirmi di no!"
Dalla balconata che corre vicina al soffitto qualcuno si affaccia a guardare. Altri fumano, si annoiano. John Howard, che tutti chiamano Jow, descrive più a gesti che a parole gli ultimi cappelli che ha saputo assemblare con piume di struzzo, strisce di stoffe indiane e pendenti di vetro per lampade. Due molto chiacchierati (lei quarantacinque, lui ventisette) si divorano con gli occhi, appoggiati alla ringhiera. Lady Sarah Meade -l'unica in nero, con jais intorno alla scollatura- li trafigge con uno sguardo polare, ma non ha potuto evitare di invitarli. Un pechinese che due ragazze distrattamente ingozzano di biscotti ai pinoli intercetta l'occhiata che grandina ghiaccio e che i due amanti ignorano. Appiattito contro il pavimento si mette a guaire piano, bastonato.

Le donne, nei loro abiti chiari, si muovono sul pavimento a scacchi come campanule prese da un vortice di maestrale. I lampadari di cristallo riflettono dettagli frantumati, ripetuti più volte. Cornélie danza, gli occhi chiusi, la testa appena rovesciata. Pallida, i capelli scuri raccolti, l'abito leggero stretto dal nastro rosa, è una fragile figurina di Erté ritagliata nella carta velina.
Poi un rumore sordo. Qualcuno grida. L'orchestra smette di suonare.

giugno 1949, EXT La Croe
In primo piano, un orlo di pantaloni grigi sopra scarpe maschili impolverate.
ottobre 1939, EXT Ilette
Lo scialle di seta le scivola sulle spalle poi vola via, danzando dentro
una raffica di aria tiepida che lo annoda, lo scioglie e lo usa per imbavagliare la prua di una barca mezzo insabbiata.

ottobre 1939, EXT Bas Castelet
L'asta pesante di un attizzatoio le piomba addosso.

marzo 1998, Antibes. Place Audiberti
Non è una mattina di gennaio ma potrebbe sembrarlo. Un "duro gennaio di diamante", di quelli che cristallizzano la città dentro una bolla di vetro e la fanno fiabesca, irraggiungibile. Il vento spazza via con brevi sfuriate tutto quello che trova per strada e spinge contro le cordonature dei marciapiedi l'etichetta di un sapone, foglie recise dai gambi dei fiori d'arancio, un cartello con il prezzo dei meloni. L'involucro appiccicoso di mandarini canditi rotola in discesa fino al mercato di antiquariato. Si incolla a un vassoio d'argento con scatole di Limoges, bocchini di osso e di schiuma, pince-nez, una penna di bachelite, lenti dai bordi scheggiati, un braccialetto: semplice, di maglia dorata come fosse il cinturino di un orologio. Giapponesi in impermeabile cercano la rampa per palazzo Grimaldi, molti con una tracolla di plastica trasparente attraversata dal marchio del Metropolitan Museum.
Il vento stacca dal muro la locandina di una mostra allestita a Nizza: il blu ultramarino di Klein, i fossili di oggetti qualunque compressi da Arman dentro scatole di plexiglas, le foto solarizzate di Raysse nel suo atelier: in aperta sfida al pop americano.

Su una bancarella scatole di legno allineate in lunghe file raccolgono cartoline degli anni Venti, Trenta, Quaranta. La spiaggia pettinata di Juan Les Pins e in primo piano un cesto di aragoste appoggiato al tronco di un pino marittimo. Le soleil toute l'année splendente su una ragazza estatica, in punta di piedi tra due palme. Un gruppo di bellezze al bagno: tutte di spalle ma con le teste girate in direzione dell'obiettivo, costumi scandalosamente privi di gonnellino e bretelle incrociate dietro la schiena. Un bambino africano che cavalca una tavoletta di cioccolato più nera di lui. Una luna piena sorridente, tirata a lucido con una cera per metalli e astri.

aprile 1912, INT salone
TË verde delle Indie viene versato per le ragazze più giovani
da una teiera d'argento a forma di cammello accucciato.

settembre 1939, EXT nel verde
ppp mano guantata e risata: Una ragazza in un giardino. Ride, un mantello leggero (forse grigio) gettato sopra un abito luminoso, un drappeggio asimmetrico fermato su un fianco e due clips aggrappate all'orlo della scollatura. Ride in modo incontenibile, contagioso, coprendosi la bocca con una mano guantata. E' giovane, molto giovane. Occhi divertiti, naso dritto, capelli liquidi come dopo una doccia..

Poi scatole di fotografie degli stessi anni: molte color seppia, con tracce di colla secca sul rovescio. La Librairie du Progrès inquadrata storta. Bambini impazienti di fronte alle vetrine di un Magasin des Cycles. Matrimoni, merende in campagna, giochi sulla spiaggia con cerchi di legno. Qualche sorriso di circostanza. Sfocature e abbagli intorno a un gruppo di donne curve sul lavatoio della Tourraque. La faccia fiera -forse corsa- di un uomo appoggiato alla fontana di rue Clemenceau. Il primo piano di una donna, occhi bistrati e grande anello di corallo, che finge di addentare una pannocchia di granoturco. Un volo spettacolare di Roger Levy ai campionati di sci nautico di Juan Les Pins. Mogli di pescatori che rammendano reti. L'erede dei Vallier, quattro anni, in piedi su una poltrona di broccato. Il nome e l'età ((la r di Vallier finisce con uno svolazzo lunghissimo) sono stati scritti avendo cura di usare il broccato come sfondo, anche se il profilo irregolare dei ricami ha costretto a qualche spaziatura imprevista. Il bambino impugna il suo battello di legno come fosse uno scettro; ha bocca e guance colorate con un pastello rosso e ciglia ridisegnate, imbarazzanti. Coco Chanel ritratta da Man Ray. Poi una fotografia subito calamitante per la gioia che esprime.
Una ragazza in un giardino. Ride, un mantello leggero (forse grigio) gettato sopra un abito luminoso, un drappeggio asimmetrico fermato su un fianco e due clips aggrappate all'orlo della scollatura. Ride in modo incontenibile, contagioso, coprendosi la bocca con una mano guantata. E' giovane, molto giovane. Occhi divertiti, naso dritto, capelli liquidi come dopo una doccia. Parallela al bordo inferiore dell'istantanea, una scritta in inchiostro blu Cina: "Antibes, 23 settembre 1939 " ………


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