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Ospiti
*Danilo
Manera
www.iclab.it/html/manera/
Danilo Manera è Dottore di ricerca in iberistica, traduttore-interprete,
e docente di letteratura spagnola presso l’Università Statale di Milano.
Plurilaureato e poliglotta, oltre ad essere critico letterario e consulente
editoriale. Gli scritti che seguono, sono un esempio del suo talento
letterario. Il suo sito è un’ottimo punto di ricerca, per informazioni
letterarie, ed utili informazioni culturali.
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La
propria immagine
Per quanto
uno si sforzi a ricomporla
seguendo al buio i docili profili
d’arbusti e di steccati
lungo la ferrovia,
la propria immagine non è altro che quella
smagliatura distorta
di sghembo nella sagoma
del finestrino madido di pioggia
anch’essa obliqua
che si proietta sui volti
assonnati dei compagni di viaggio.
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Charlot
Frastornato
pulcinella notturno,
equilibrista sul giunco di un bastone da cieco,
randagio fra tetti e taverne, uffici e teatri,
maldestro e perenne corteggiatore,
inchiostro impazzito nel calamaio,
distratto fringuello degli spazzacamini,
pallido donchisciotte dei tempi moderni
che inciampa nei rigori delle convenzioni
e nei fischietti degli sbirri,
negli ingranaggi delle macchine
e nel mazzo di fiori che vorrebbe regalare,
Charlot è la tenera incongruenza
e l’umano disorientamento, sempre pronto
a togliersi la bombetta e darsela a gambe,
rincorrendo treni fermi per sempre
o irrimediabilmente partiti.
Grazie a lui rimangono ancora,
in qualche angolo del mondo e dell’anima,
un ragazzino capace di beffare i gendarmi,
un innamorato capace di sorridere alla sua bella
anche se ha appena preso un sacco di legnate,
un semplice gesto disarmato e disarmante
capace di rendere meravigliati e meravigliosi
il più cenerino dei giorni o dei vestiti,
la più polverosa e desolata delle strade.
Gli basta — ci basta — l’incredibile,
irresistibile innocenza della poesia. |


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Il
quizzomane
La
vettura a cuscino d'aria si fermò morbidamente davanti all'edificio,
posandosi al suolo con una specie di sospiro. Un agente corse verso
l'uomo in borghese che scendeva dal sedile posteriore.

"Ben
arrivato, commissario. L'abbiamo colto in flagrante. Non se l'aspettava
affatto. Evidentemente non sospettava la denuncia dei vicini. Ci
ha aperto senza neanche spegnere l'apparecchio."
"Nessuna
resistenza?"
"No,
sembrava inebetito. Ha solo ripetuto macchinalmente che si trattava
di una dose per uso personale non superiore a quella media giornaliera."
Il
commissario {@¥®¶*§ fece qualche passo, ma non verso l'ingresso
illuminato del condominio, bensì verso la fila d'aiuole del viale,
invitando l'agente a seguirlo.
"Ed
è credibile?"
"Veda
lei, commissario, ma per quanta buona volontà ci possiamo mettere...
I rilevatori installati ieri nel palazzo hanno registrato l'uso
ininterrotto del televisore per oltre quattordici ore. Una bella
resistenza."
"Non
potrebbe essersi addormentato?"
"Zapping
quasi continuo, frenetico direi, a giudicare dall'elettrogramma.
Alla ricerca dei quiz a premi, purtroppo. Lì si fermava abbastanza
a lungo. Tagliati con pubblicità, come al solito. E della peggior
specie, come sa: quella che circola da un po' di tempo a questa
parte..."
"Maledetti
quiz e chi li produce!... Cosa ha detto a sua discolpa?"
"Che
era a casa in malattia e non sapeva che altro fare. Che ha seguito
un cattivo consiglio. Poi è scoppiato a piangere, ripetendo che
lo cacceranno dal lavoro, di avere pietà. Un caso penoso, commissario."
Il
giovane volto dell'agente speciale &*%©§, accuratamente pettinato,
esprimeva una sincera compassione. Il commissario lo stimava per
la sua solerzia e sensibilità, così preziose in un servizio delicato
come quello che coordinava, al quale i superiori assegnavano invece
fin troppi elementi grossolani.
"Faccia
venire un'autoambulanza. Lo spediamo in ospedale, ce lo dimettono
domani e lasciamo la porta aperta alle attenuanti di salute. Sulla
dose tanto decide il giudice." Attese che &*%©§ trasmettesse
l'ordine via microradio, poi continuò a ricevere il rapporto:
"Trovato
niente in casa?"
"Le
solite cose. Ricevute di canoni abusivi, decodificatori di trasmissioni
in codice, guide con programmi segnati e vari telecomandi usati
nel bagno. Un utente incallito, solitario. C'erano delle cuffie
auricolari nella pattumiera, con tracce di rottura. Forse si erano
guastate, oppure il soggetto era ormai entrato nella fase in cui
le rifiutano, e questo l'ha tradito."
L'agente
speciale sapeva di potersi fidare del suo commissario. Si permise
un'osservazione:
"I
vicini li dovrebbe vedere... Così fieri della segnalazione, forse
si aspettano una medaglia. Tutti i condomini in pigiama a scuotere
il capo da dietro le porte socchiuse e a dirci bravi, altrimenti
dove andremo a finire di questo passo, eccetera."
{@¥®¶*§
sorrise con una punta d'amarezza, poi domandò per dovere:
"Tracce
interessanti?"
"Numeri
di telefono e parole d'ordine per partecipare agli indovinelli da
casa e gli indirizzi di qualche rivenditore di videocassette pirata.
Niente di cui non fossimo a conoscenza."
"Già,
se non ci legassero le mani appena si tratta di andare più in alto."
Il
commissario diede una pacca d'approvazione sulla spalla dell'agente
speciale e si confidò con lui. Quella sera aveva un languore meditabondo:
"Ma
secondo lei perché questi poveracci non si limitano a un telegiornale
tra amici o qualche documentario di tanto in tanto... Guardi, caro
&*%©§, si può comprendere anche una partita, uno spogliarello
o un po' di satira per i delusi. E' normale. Io sono una persona
aperta e le dico anche di più: mette persino un certo condimento
nella vita. Non si può mica dedicare tutto il proprio tempo libero
ai libri, gli amori, le escursioni nella natura, i concerti, i viaggi,
la riflessione o i giochi coi figlioletti! Non è nemmeno giusto
limitarsi al cinema, solo perché è socialmente accettato da tempo
come fenomeno di costume. Ci vuole un pizzico di televisione, ammettiamolo.
L'importante è non esagerare. Tutto qui. Sapere che è una spezia
che risulta indigesta se la si usa come companatico... Ovviamente
parlo di TV leggera: è un peccato che la legge non la distingua
dalla roba pesante come quiz, pubblicità, chiacchiere salottiere
e varietà del sabato, che rovinano senza lasciar scampo..."
Tolse
di tasca un pacchetto di sigarette e, senza offrirne a &*%©§,
che non fumava, se ne accese una.
"Vede?
Non mi crea problemi fumarne un paio al giorno, in fondo danneggio
solo un pochettino la mia salute, ma mi distende e i conti tornano."
Fecero ancora qualche passo silenziosi, poi il commissario riprese,
per chiarire il proprio pensiero:
"Il tabacco e
l'alcol però sono tollerati, mentre sulla televisione c'è una legge
precisa, che va applicata, e questo, come pubblici ufficiali, non
lo mettiamo in discussione. Comunque vengono dei dubbi sulla saggezza
di simili provvedimenti. Sarà anche la droga più nociva, d'accordo,
ma il proibizionismo giova soltanto ai teletrafficanti, che costruiscono
imperi coi loro studi nella giungla, dove sfornano una telenovela
dietro l'altra, invadendo i mercati di tutto il mondo. A cosa serve
addestrare cani a fiutare le videocassette nascoste nei doppifondi
di qualche camion quando ne arrivano navi intere, senza contare
le incontrollabili trasmissioni via etere o cavo? Hai voglia a tagliare
linee e disturbare ripetitori! Prendiamo solo manovalanza e disgraziati."
Per
una volta, {@¥®¶*§ voleva esprimersi senza peli sulla lingua, con
la competenza di chi è in prima linea.
"Resti
tra noi, ma reprimere indiscriminatamente l'uso della televisione
non fa che rafforzare il monopolio criminale su di essa, spingendo
i videodipendenti alla clandestinità e alla complicità forzata con
gli spacciatori di programmi. Come possono credere i nostri governanti
che questi emarginati, equiparati nelle pene ai produttori, privati
di fatto di ogni assistenza solidale, collaborino? E' già ben difficile
recuperare gli assuefatti a quiz o televerità! Forse li potremmo
convincere con le buone a un trattamento terapeutico, con un dosaggio
scalare personalizzato di trasmissioni educative, ma imponendoglielo
non combiniamo nulla. Si nascondono e fanno di tutto per una dose
del loro show o salotto preferito. Così le nostre carceri traboccano
di teledipendenti, e ogni tanto scoppia uno scandalo perché si scopre
che anche lì circolano illegalmente televisori..."
Spense
la sigaretta nel cilindretto smozzicatore quand'era a distanza di
sicurezza dal filtro e ripose la cicca in un portacenere tascabile.
"Lei
vede qualche soluzione a questa piaga?" chiese timidamente
&*%©§.
"Siamo
franchi, collega: varrebbe la pena di provare la strada della liberalizzazione.
Obbligare sì alle cuffie contro l'inquinamento acustico, ma per
il resto non punire chi fa male solo a se stesso. Così taglieremmo
la testa alle organizzazioni di spacciatori e nessuno ruberebbe
più per pagarsi un canone o una videocassetta. I presentatori di
quiz resterebbero senza seguaci, dia retta a me. E' per il gusto
del proibito e della trasgressione che sono popolari. Il giorno
che si potesse parlare liberamente dell'ultima puntata di un teleromanzo,
la cosa non interesserebbe più a nessuno. Anzi, non capisco perché
non istituire un monopolio statale, a canone calmierato, sfruttando
certi possibili impieghi medici e lanciando campagne di prevenzione.
Sarebbe un'entrata sicura per l'erario e insieme un servizio sociale
per i bisognosi. Hanno paura che diventi una moda di massa! Che
idiozia! Quale persona assennata starebbe se non occasionalmente
di fronte a quella scatola pallosa? Con tutte le bellezze di cui
può essere piena la vita, andiamo!"
Arrivò discreta l'autoambulanza
e, mentre gli agenti allontanavano cortesemente i curiosi, l'uomo
fu condotto fuori. Singhiozzava ancora. Con una mano teneva un borsone
sportivo riempito in fretta, con l'altra reggeva un giornale per
coprirsi il volto. Ma non c'erano fotografi: arresti come quello
non facevano più notizia. Il commissario diede da lontano un gesto
d'assenso ai suoi uomini e l'autoambulanza partì scortata da una
vettura della polizia.
"Sempre
così, esagerano a dipingerceli come pericolosissimi. Sono solo degli
sbandati."
I
due distolsero lo sguardo dall'edificio, dove qualche luce cominciava
a spegnersi. Nel silenzio notturno s'udiva lo stormire degli alberi
del vicino parco, dove coppie d'innamorati passeggiavano al chiarore
lunare tra il canto dei grilli. L'agente speciale &*%©§ alzò
i giovani occhi al cielo pulito ed esclamò:
"Che
meravigliosi stellati ci sono in questa stagione! Guardi come brilla
il sole laggiù! Eppure è una stella così piccola!"
Il
commissario {@¥®¶*§ annuì pensoso e disse:
"Mi
chiedo spesso se sugli altri pianeti c'è vita... Se c'è, speriamo
che i loro abitanti non abbiano questi nostri problemi"
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