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Anche
quest'anno Danny "Mudcat" Dudeck non si è dimenticato
di includere l'Italia nel suo Tour europeo, rinnovando
così l'appuntamento coi suoi ormai affezionati fans
al Nidaba Theatre di Milano. Un'unica data, il 12 novembre,
prima di ripartire per la Svizzera e tornarsene ad Atlanta,
Georgia, con l'inseparabile Gibson anni '60 modificata
con un pick up De Almond a tracolla e il cappello ben
calcato in testa. A farlo conoscere qui da noi fu Norman
Hewitt che, dopo averlo visto entrare a passo di marcia
con washboard, flauti e armoniche al seguito in un'affollata
sala da ballo dell'Alabama o giù di lì, decise di portarselo
al Blues to Bop, l'importante rassegna ticinese di cui
è il direttore artistico. Correva l'anno 1996.
Da allora Danny è tornato puntuale quasi ogni anno,
partecipando anche ad alcune edizioni successive del
festival e, in solitaria o con formazioni inconsuete
e sorprendenti, ha dato vita a vere e proprie scorribande
musicali un pò in tutto il nostro paese. Ora la sua
base nel Vecchio Continente è divenuta Parigi, dove
a prendersi cura di lui è la manager Katerina Bohmova,
mentre in America combina la carriera solista alle collaborazioni
ormai storiche con Taj Mahal, Dickey Betts e la Music
Maker Relief Foundation.
Sotto i faretti del Nidaba, davanti a una piccola folla,
l'annunciata "Four Continents Blues Band" si rivela
essere una "Three Continents Blues Band" perché imprevisti
dell'ultim'ora hanno reso impossibile la presenza di
Yoshito, l'incontenibile armonicista giapponese che
già scortò il nostro "Pescegatto" tra Francia, Belgio
e Olanda ... ma il camerunense Bika "Bika" Pierre al
basso e il francese Merlin alla batteria dimostrano
di sapersela cavare egregiamente anche da soli, spiegandosi
in una poderosa sezione ritmica alle spalle di Danny.
Sin dai primi brani è chiaro a tutti che il suono, pur
conservando la forte connotazione Piedmont Style che
già lo contraddistingueva, è ormai diventato un solido
southern rock a tutti gli effetti: potente, caldo e
sensuale come il buon Wild Turkey che ogni tanto si
vede transitare sul palco e svanire con uno scintillio.
A caratterizzare l'attuale formazione è l'assenza di
voci che affianchino quella di Danny, se non per i cori
in brani come "Walk on", mentre in passato l'intreccio
di armonie vocali era quasi il fulcro delle sue esibizioni
dal vivo.
Ora l'attenzione è spostata sulle interazioni tra gli
strumenti, con la slide sempre più in primo piano su
una base che, grazie al background musicale non strettamente
blues di Bika e Merlin, è arricchita da sfumature inusuali.
La scaletta scorre senza interruzioni, e si tratta in
gran parte di composizioni originali tratte da "Get
your House in Order", "The mess is on" e "I'll be young
once too", i tre album pubblicati dal 2005 al 2007,
ma con incursioni anche nei lavori precedenti nonché
qualche standard ripescato dai più melmosi fondali del
Mississippi. Niente roba alla "Sweet Home Chicago",
per intenderci.
"A questo punto avremmo una richiesta. Molti nostri
fans non fanno che pregarci di piantarla col country,
quindi è proprio quello che faremo ora" e parte il divertente
tex-mex di "Te amo loco", dal quale è difficile non
lasciarsi coinvolgere. L'atmosfera comincia a farsi
rovente dopo la prima pausa, con Mudcat che raduna quante
più ragazze possibile sul palco e se ne va a suonare
su uno sgabello proprio sotto di loro, per non perdersi
lo spettacolo. Da quel momento in poi non sarebbe bastata
una fucilata a fermarlo e, sotto lo sguardo preoccupato
del gestore, se ne va a zonzo per la sala, balzando
di tavolo in tavolo e intrattenendosi con chiunque si
dimostri abbastanza incauta da dargli corda. Quando
poi finalmente decide di riprendere la via del palco
sembra di udire più di un sospiro di sollievo provenire
dal pubblico ... ma la calma non sarebbe durata a lungo.
"Volete del rock'n'roll? Bè, lo avrete. Ma ricordatevi
che dopo nulla sarà più lo stesso. E poi non venite
a dirmi che non vi avevo avvertito.". Sfoderato un ukulele,
Mudcat attacca con la più indiavolata versione di "(I
can't get no) Satisfaction" che abbia mai sentito e,
già che c'è, salta su e giù dal palco, corre, strepita,
balbetta, singhiozza e strabuzza gli occhi, con Bika
"Bika" e Merlin che a stargli dietro si divertono un
mondo.
Due ore abbondanti di concerto sudato, sincero e appassionato
che nemmeno una corda spezzata è riuscita a interrompere,
al punto che mentre la sostituiva Danny ne ha approfittato
per intonare un vecchio traditional a squarciagola.
E forse chissà, è proprio questa sua capacità di tenere
il ritmo a divertire anche chi al blues non è avvezzo
a fare di Mudcat un personaggio davvero speciale, in
grado di catturare l'attenzione di chiunque. E di tenerla
ben stretta per le palle sino a che qualcuno riesce
a staccargli la spina.
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www.mudcatblues.com
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