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STEVE
CONTE
22/11/2003
MARAKESH PUB,
BORGO VAL DI TARO (PR) |
Ci sono concerti che suscitano ammirazione al di là della loro riuscita.
La data di Steve Conte al Marakesh è da ricordare per lo spirito profuso
dall’artista più che per la performance in sé: di fronte ad un pubblico
ignobile, fracassone e indifferente, questo musicista di New York ha proposto
soul e di rock-blues di alta qualità. Nonostante interferenze (una ragazza
che si è impossessata di palco e microfono) e richieste fuori luogo (John
Denver!), ha imbastito la scaletta di pezzi propri e di covers, tenendo
alta la tensione per tutta la serata.
Già abbiamo avuto modo di presentarlo su queste pagine: Steve Conte non
è un italoamericano qualunque, come alcuni hanno creduto e come i più
ancora ignorano, ma un sessionman richiesto nella Grande Mela, come chitarrista
e come cantante, assunto ormai costantemente da un pezzo grosso come Paul
Simon. Accettare di suonare in queste condizioni è stato per lui una sfida
vinta, come gli sarà successo altre volte nei suoi anni di gavetta, e
per noi la prova definitiva della misura di questo musicista.
In versione one man band, con una chitarra elettrica suonata in modo molto
scarno, a volte anche slide, Conte ha tirato fuori tutta la sua verve
e il suo amore per il rock-blues di stampo angloamericano. Tanto i pezzi
loud sono stati tesi, tanto le ballate sono state eseguite in modo raffinato:
la voce di Conte ha una duttilità che gli permette di passare con continuità
dal soul, all’Americana, al blues da shouter.
Le ballads dell’ultimo disco come “Bleed together” e Bossanova sunday”
hanno incantato per la loro scrittura raffinata, mentre le covers di “Carmelita”
e di “Cecilia” hanno provato quanto Conte abbia assimilato da quei grandi
artisti con cui ha lavorato e lavora, (Willy De Ville e Paul Simon su
tutti).
Chitarra e voce sono state spremute in una carrellata mai casuale: Stevie
Ray Vaughan, Chuck Berry, Otis Redding e, soprattutto, Janis Joplin. Oltre
ad essere tra gli highlights della serata, “Mercedes Benz”, “Me & Bobby
McGee” e “Summertime” hanno riassunto tutte le capacità di Conte: soul
intenso, sussurrato, che cresce in modo drammatico fino ad arrivare al
blues elettrico.
Per quasi due ore Steve si è concesso al pubblico con un’esuberanza che
ha mantenuto integro il set e, anche quando ha accettato qualche pezzo
non proprio attinente (“Miss you”), è riuscito ad offrirne una versione
coerente con il suo suono.
Come già su disco, Conte si è dimostrato un eclettico: virtù che, a differenza
di altri, lui sfrutta non per mascherare delle mancanze, ma per evidenziare
i tratti della sua personalità. Il fatto che questa affiori chiaramente
in qualunque situazione, dovrebbe far riflettere sui meriti di questo
artista: da scoprire e da distribuire al più presto anche in Italia. Ce
lo auguriamo.
Tracklist:
MAY BELIEVE IT’S YOU
MONEY DON’T HELP
BLEED TOGETHER
I WANT TO BE LOVED
MERCEDES BENZ
TAX FREE
LOVERS ON EARTH
CARMELITA
THE DINER SONG
CECILIA
I GOT A FEELING
SO MUCH FOR LOVE
PRIDE & JOY
I’VE BEEN LOVIN’ YOU
REELIN’ & ROCKIN’
LITTLE WING
OUT OF MY HEAD
BOSSANOVA SUNDAY
GROOVIN’
HAND ME DOWN DAYS
ME & BOBBY McGEE
DIG A PONY / GET BACK
ROCK ME BABY
MISS YOU
SUMMERTIME
TOUGHEST GIRL IN THE NEIGHBORHOOD
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