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FLAVIO
GIURATO
27/09/2003
Teatro “Umberto I”
Ricaldone (AL)
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Ricaldone
non esiste. O meglio, forse è sempre esistita, lassù a dominare la dolce
e verde campagna piemontese, di vigne e di canzoni.
Vigne che qui si mostrano come qualcosa in più del semplice motore commerciale
di una regione, cuore e passione di generazioni intere bensì, divise tra
i filari e le cantine a sublimare la peculiarità genetica della propria
terra.
È il tramonto quando saliamo la strada stretta che fende le colline, seguendone
le pendenze e il fascino impalpabile di uno scenario mite e solenne.
Le canzoni si impongono d’improvviso, insperate e salvifiche. Quelle beffarde
e disperate di un certo Luigi Tenco, il cui sguardo acuto ci attende accanto
alla madre al termine di una ricerca frenetica nella penombra del cimitero
del paese.
Intorno sono spazi ampi, un cielo basso tagliato in due dalla luce spezzata
dell’ultimo sole della sera e ombre che già si fondono con le tracce stesse
dei nostri passi. Il teatro Umberto I, nella piazza centrale del paese,
domina di fianco al municipio il borgo raccolto e deserto. Al suo interno,
tra le poltrone, con le luci basse, ho pensato che tutto ciò non fosse
casuale, e che un filo teso collegasse l’istante presente al senso di
quegli stessi luoghi, e giù fino al loro passato, realizzando un’armonia
preziosa.
Se solo qualche mese fa il nome di Flavio Giurato mi era ancora perfettamente
sconosciuto, ora invece ciascuna sua parola o melodia appare assolutamente
familiare, come familiari mi si mostravano le facce intorno, di quel manipolo
di fedelissimi che ostinati e sognatori sono soliti seguire i movimenti
istintivi di un cantautore per sua stessa natura imprevedibile, spontaneo
e geniale come pochi. Accompagnato dal devoto Piero Tievoli, ora Giurato
è di fronte a noi, cinquanta o poco più, ad omaggiare con la sola voce
e un paio di chitarre il mito e il fascino di quella terra, e del suo
figlio più insofferente.
Tenco, Cohen, Dylan… quanti altri nomi scomodare ancora per raccontare
la musica di Giurato… testi che non parlano solamente di e a sé stesso,
ma anche e soprattutto di un mondo che ci circonda affannoso e crudele,
con le sue vigliaccherie e superstizioni, con i suoi imprevisti e abbagli.
Passioni, prima apparentemente sentimentali, che divengono d’un tratto
politiche, squarciando il velo su una visione della realtà frammentata,
rifondabile in più modalità ora speculari, ora coincidenti.
Se anche a tratti le accordature paiono prendersi gioco dei presenti,
la voce robusta di Flavio Giurato si staglia su tutto dominando la scena,
costruendo linee melodiche rapitrici come quelle di “Il rondone”, “Marco
e Monica”, “La Giulia bianca”. Ne storpia la pronuncia, ne perde il filo,
interrompendosi, per riacquistarlo successivamente senza curarsi troppo
della reazione degli spettatori, si avvinghia alla chitarra per raccogliere
accordi intentati, rilasciandoli subito per cercarne altri nuovi.
“Silvia Barladini”, “Ustica”, “La scuola di congas” sono frammenti di
un unico grande affresco in cui lo sguardo si posa su un quotidiano drammatico
e dolcissimo, rivelatori della ricerca poetica di un autore che rifiuta
a priori di appartenere alla schiera di coloro che cercano nelle proprie
canzoni una scorciatoia autoreferenziale. Rischiando di apparire spesso
fin troppo diretto, esponendosi come nel bis di “Orbetello” ad interpretare
il tutto con la sola voce, in realtà Flavio Giurato tenta disperatamente
di trasmettere con la propria musica una scossa emotiva che solo nella
tensione del “qui e ora” trova il suo massimo risultato.
La presentazione lunga e dettagliata dell’ultimo brano inedito in lingua
inglese, in cui lo sport del baseball diviene metafora e campo di gioco
della vita, mi ricorda il titolo dell’ultimo suo album: “Il manuale del
cantautore”. Tutto è chiaro ora, la passione con cui Giurato si addentra
nella spiegazione della struttura, dei risvolti poetici e linguistici
di questa composizione rende giustizia ad un’attenzione nei confronti
della materia musical-letteraria realmente da manuale, che mai come in
questo caso viene ad acquistare senso e credibilità.
Fuori dal teatro ci ritroviamo intorno Ricaldone avvolta in una brezza
leggera. Oltre, il buio.
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Flavio
Giurato: voce, chitarra acustica
Piero Tievoli: chitarra acustica
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Tracklist:
1. Walterchiari
2. Introduzione
3. Simone
4. Aquile e corvi
5. Il rondone
6. Marcia nuziale
7. Marco e Monica
8. L’oriente/Il tuffatore
9. La tentazione
10. Il caso Nesta
11. Centocelle
12. La Giulia bianca
13. L’ufficialino
14. Praga
15. Silvia Baraldini
16. Ustica
17. Mauro
18. Storia di un’osteria
19. Amnésia
20. Agua mineral
21. Core addannato
22. La scuola di congas
23. Orbetello
24. Inedito
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