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PGR + Tre Allegri Ragazzi Morti

25 luglio 2004
Parco lago nord - Paderno Dugnano (MI)

Tre allegri ragazzi morti

Arrivano in ordine sparso questi tre benevoli fantasmini, mascherati a morte come tradizione vuole, introducendosi con il consueto jingle in stile circense: si parte sempre dalla morte per parlare di vita, di poesia, di arte in genere, per divertirci e perché no riflettere sui nostri destini, l' importante ragazzi è non fare foto, il combo preferisce le parole, gli scritti e i disegni, in questo ci troviamo affini con la loro filosofia artistica e la rispettiamo. Da qualche anno a questa parte però i loro volti sono svelati quasi subito, siamo malinconicamente lontani dai tempi in cui Davide Toffolo e compagni si presentavano truccati con maschere iperglam e che duravano a lungo nelle performance dal vivo.
Le introduzioni di Eltofo riescono sempre a divertirci come se fosse la prima volta: quello slang che sa un po' di Tonino Carotone più balcanico che spagnolo, si conclude quasi sempre con "Bacini Rock n' Roll Babi", rivolto ad un pubblico affettuoso che risponde alla grande nonostante il caldo. Il trio punk-pop si esprime in uno stile molto sixties, non bada troppo alla forma, del resto non l'ha mai fatto, e sprigiona una forte espressione sentimentale che ci induce mille volte a pensare più che a prenderci in giro. I pochi accordi che separano le liriche dalle melodie funzionano bene anche dal vivo, divertendoci e dandoci modo di liberare i nostri pensieri: vecchi successi come "Ogni Adolescenza (coincide con una guerra)" parlano chiaro e si traducono in puro rock n' roll generazionale. A fianco al tema del disagio esistenziale giovanile si sviluppa sempre una sensibilità quasi femminile, i suoi intermezzi descrivono a pieno questo strano "senzo de ammore".
L'attacco con la splendida "Piccolo Cinema Onirico" è ormai storico, la scaletta si differenzia di anno in anno solo dalle nuove produzioni: "Rasoio, Mattatoio, Pazzatoio", "Signorina Prima Volta" raccolgono grandi consensi dimostrando l'esistenza di una band in continua crescita e maturazione artistica. Il concerto sembra giungere al limite, i Ragazzi escono, rientra Davide travestito da quel topolone di Senor Tonto, un guru molto trash che ci ipnotizza con quella frase che fa "la vita è cattiva ma non l'ho inventata io!", i presenti sanno che finché non riceverà abbastanza fan**lo la band non riprenderà a suonare.
Sul finale osserviamo Giorgio Canali che dal parterre segue l'esperienza dei TARM, da una parte in veste di collaboratore dell'ultimo disco, dall'altra da vero ammiratore e notare che, come il resto del pubblico, si è divertito molto. Cambio di palco semplice e velocissimo per i PGR, cosa insolita per una band che fino a ieri era dotata di una strumentazione complessa, tecnologica e laboriosa: l'equipe ha allestito un tavolo casalingo imbandito di bevande, al quale il gruppo andrà attingere con disinvoltura domestica e conviviale, proprio come a casa.

Recensione di: VITO SARTOR -
yuppicide@virgilio.it



PGR
Il pomeriggio è caldo, insopportabile quanto l'idea di trovarsi in una ex cava riconvertita a parco pubblico, con tanto di grande lago artificiale al suo centro. È questo lo scenario che fa da sfondo al palco, e noi di fronte, seduti sui gradoni di un anfiteatro che sale fino a fondersi in un bosco accogliente. I Tre Allegri Ragazzi Morti hanno appena concluso un breve set di 30 minuti in cui hanno dato il meglio di sé, rinfrancando in noi l'idea che un certo buon garage rock italiano gode di ottima salute. Il cambio palco è sorprendentemente rapido, proprio quanto il divenire degli eventi che nei mesi scorsi ha portato il progetto PGR all'ennesimo inatteso cambio di formazione: la consapevole quanto rischiosa volontà di rimescolare le carte di un progetto musicale, quello legato alle vicende degli ex CSI, che mai quanto negli ultimi anni ha saputo rinascere, evolvendosi, partendo proprio dalle stesse sue perdite di organico.Le luci tardo pomeridiane illuminano da sinistra verso destra la batteria di Pino Gulli, la chitarra di Giorgio Canali, la presenza di Lindo Ferretti, il basso di Gianni Maroccolo e la postazione defilata del polistrumentista Cristiano Della Monica. L'attacco del basso è inconfondibile, si parte con "Narko$" ed è la sensazione che qualcosa di particolare stia accadendo a solleticare le nostre orecchie. Quella stessa sensazione che prosegue, più intensamente stavolta, sulle note tirate di una versione parecchio grezza di "Unità di produzione", dove ancora il basso e la chitarra la fanno da padroni. Il canto di Ferretti appare come da tempo non accadeva venato di un clamore punk che lo rende ora profondo, ora fieramente fuori tempo, libero di non seguire altro che il disperato urlo interiore di parole e pensieri taglienti. Quelli dell'ultimo album infatti sono brani che scorrono sulla pelle lasciando ferite fonde, come accade ad esempio con l'esecuzione di "Casi difficili", dove si riaffaccia dopo diversi anni il dolente e provocatorio pensiero di uno degli autori di canzoni che più ha inciso nell'immaginario politico-sociale dagli anni '80 ad oggi, come par riaffermare l'accorata "Orfani e Vedove", preludio ad un medley da brividi tra "Barbaro" e "Maciste contro tutti", con ancora protagonista il basso pesantemente distorto di un Maroccolo in stato di grazia. I volumi sono saturi, il gruppo è compatto come un blocco di granito. Si affaccia sul palco (brava come sempre) Chiara Bagni, qui ad accompagnare con le proprie coreografie un assetto radicalmente più rock che in precedenza, lasciando a bocca aperta in più punti con delle performance delle quali da molti anni si era persa traccia.
Il concerto prosegue in un crescendo vertiginoso che azzera il respiro: un altro medley dilatato di "Come bambino" e "A tratti", una versione dapprima irriconoscibile di "Tu menti" che sfoga nel finale a doppia velocità la rabbia punk dei fu CCCP Fedeli alla Linea, con sommo godimento delle prime file sottopalco che si scatenano in un pogo incontenibile. La sensazione di ritrovarsi di fronte allo spirito ritrovato proprio dei CCCP è ora più che una certezza, spirito che dai superstiti dell'epoca presenti sul palco ritorna sotto forma di musica ed energia deviata. Proprio dai solchi di quel capolavoro che fu "Epica Etica Etnica Pathos" pare provenire l'eccezionale parentesi dell'inedito "Occitania", lunga rappresentazione musical-teatrale sulla storia e i destini di una regione e di un popolo che sono specchio di una condizione umana disperata, attuale metafora di un crudele occidente dalle mire neomedioevali, senza dubbio uno dei punti più alti dell'intera produzione artistica del gruppo, anche sotto il punto di vista scenico. C'è spazio ancora per qualche bis, ed è la conclusiva, bella "Cavalli e cavalle" a chiudere degnamente il set dei PGR. È solo dopo l'ultima nota, fissando con le orecchie ronzanti il palco vuoto e il profilo della cava a far capolino alle spalle dello spazio che i musicisti hanno appena riconsegnato al silenzio, che ci ha assalito la sensazione indefinitamente apocalittica che difficilmente scorderemo: la sensazione essere stati colti di sorpresa dall'ennesimo colpo di scena di un gruppo il cui nome ha ben poca importanza rispetto alla storia che dimostra non solo di saper raccontare, ma di continuare a scrivere ad ogni sua comparsa in pubblico.

Foto di: Davide Scarpa

Tre allegri ragazzi morti
Scaletta
01) Piccolo Cinema Onirico
02) Bugie dei Morti
03) Ogni Adolescenza
04) Rasoio, Mattatoio, Pazzatoio
05) Abito al Limite
06) Batteri
07) intro "Canzone De Amore"
08) Signorina Prima Volta
09) 15 anni già
10) Occhi Bassi
11) Questo è il Mondo
12) Bella Italia
13) Tu menti

PGR
Scaletta
01) Narko$
02) Unità di produzione
03) Si può
04) Casi difficili
05) Divenire
06) Orfani e Vedove
07) Barbaro/Maciste contro tutti
08) Cavalli e cavalle
09) Io e te/Tu e io
10) I miei nonni
11) Come bambino/A tratti
12) Tu menti
13) Unità di Produzione
14) Occitania
15) Alla Pietra
16) S'ostina
17) Cavalli e cavalle

 
Articolo di: Andrea Salvi
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