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Nome
di punta del festival "Songwriters & Storytellers -
Rock and folk songs live in Bergamo" era per questa
edizione 2008 Eric Bibb, uno dei migliori bluesmen delle
ultime generazioni. Il suo concerto all'Auditorium di
Piazza della Libertà avrebbe dovuto essere l'unica data
italiana di questo tour e, forte della fama che Bibb
si è costruito dal vivo, aveva attirato gli appassionati,
che purtroppo, una volta giunti sul posto, hanno scoperto
che l'esibizione era stata rimandata a data da destinarsi.
Nessuna colpa da imputare all'organizzazione: il danno
è piuttosto da attribuire all'ennesima improvvisata
del nostro paese, materializzatasi stavolta in uno sciopero
aereo che ha impedito al musicista di trovare un volo
da Bristol: proprio vero che non c'è tecnologia e progresso
che batta le "italianate"!
Poco male comunque, perché la serata è stata riempita
dai John Train, una piccola sorpresa per quanti si sono
comunque fermati per godersi della buona musica. Sconosciuto
ai più, Jon Houlon ha presentato il suo progetto che
non è uno pseudonimo dietro a cui il cantautore ama
nascondersi, ma una band proveniente da Philadelphia,
con alle spalle già cinque lavori.
Sul palco dell'Auditorium i John Train si sono esibiti
in formazione ridotta, un duo formato appunto da Houlon
(voce, chitarra, armonica) e da Mike "Slo-mo" Brenner
(steel guitar).
Il loro è stato un folk-set diviso in due parti: prima
hanno presentato pezzi tratti soprattutto dall'ultimo
loro disco, "Mesopotamia blues" (Hillside Blue Music,
2007), e poi hanno offerto una retrospettiva del miglior
songwriting americano. Ben disposto verso il pubblico,
anche divertente nelle sue introduzioni ai brani, Jon
Houlon si è rivelato un buon folksinger: le sue interpretazioni
sono state significative, dotate di una coscienza civile
impegnata ma anche di una sguardo ironico e pungente.
Basti dire che il loro ultimo album ha preso spunto
da una sfida lanciata da Neil Young ("mi auguro che
qualche artista giovane scriva un disco sull'assurda
guerra in Iraq") per costruire un percorso musicale
che guardando ai conflitti passati offre chiavi di lettura
estremamente attuali.
La stessa direzione è stata seguita anche sul palco:
tra un pezzo di Butch Hancock e uno di John Stewart
Houlon ha presentato le sue folk songs, portando all'attenzione
dei presenti punti di vista affatto compiaciuti, anche
nei momenti più dolci ("Look her in the eye") e sbarazzini
("Take you home tonight"). Grazie all'accompagnamento
davvero pungente della steel di Mike Brenner, i John
Train hanno tenuto il palco in modo convincente, producendosi
anche in buone armonizzazioni vocali.
Interessante si è rivelato pure il loro "songwriting
jukebox", un secondo set in cui per circa un'ora hanno
preso in esame il meglio del rock e folk americano mettendo
in risalto il filo rosso che lega Hank Williams, Johnny
Cash, Bob Dylan, Townes Van Zandt, Joe Ely e Bruce Springsteen.
In conclusione un pezzo di Mike Brenner, che non ha
demeritato neanche al canto: "My buzz comes back" ha
incuriosito per il riuscito connubio tra folk ed un
lieve andamento rap ed è stata l'occasione per presentare
gli Slo-Mo, progetto di "techno accompaniments for slide
guitar".
Richiamati dal pubblico, Houlon e Brenner hanno offerto
ancora un paio di old songs, slanciate su un gospel
e su un folk da strada a due voci.
Alla fine un plauso ai John Train che hanno "salvato"
la serata più che dignitosamente, consolando i presenti
per la mancata esibizione di Eric Bibb.
SET LIST:
Darkness
I wish it was the time
Take you home tonight
Look her in the eye
Boxcars
Bring me the head of Alberto Garcia
Draft age
The sugar ditch
Don't he look good?
Mulloy 2006
Amazing grace / Girl from the North Country
Goin' down the road
Setting the woods on fire
Big river
You ain't goin' nowhere
Pancho & Lefty
Hopes up high
Racing in the street
My buzz comes back
Somebody touch me
Take away from me |
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