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Grazie
alla rassegna "Dal cuore della città", dedicata
a Ian Curtis dei Joy Division, si sono visti a
Bergamo una manciata di concerti di alcuni degli
artisti italiani più interessanti degli ultimi
anni da Cristina Donà ai Diaframma, dai Baustelle
a Pacifico per chiudere con Pippo Pollina.
Il cantautore siciliano ha portato nell'affollata
sala dell'Auditorium il suo spettacolo "Racconti
e canzoni". Accompagnato da Enzo Sutera alle chitarre
e da Serena Bandoli al canto e alla voce narrante,
Pollina si è esibito davanti ad un pubblico appassionato
e partecipe confermandosi come uno dei cantautori
segretamente più amati del nostro paese.
Il set è stata un'alternanza di musica e letture
con una voce che cantava e un'altra che recitava
pensieri, poesie, insomma quegli stessi racconti
di vita di cui le canzoni di Pollina sono fatte.
Su un palco spoglio i tre protagonisti si sono
esibiti quasi commossi dal calore del pubblico
e della loro stessa musica.
Più che introdurre la serata, le iniziali "Banneri"
e "Marrakesh" hanno subito schiuso l'anima errante
di Pippo Pollina, uno che ha fatto il giro del
mondo con la chitarra in spalla, suonando nei
teatri o improvvisando nelle stazioni. Le sue
composizioni oggi costituiscono una piccola risacca
di malinconie e di ideali ancora vivi, un prezioso
rifugio in cui gli appassionati della buona canzone
italiana amano tornare. A suo agio in un contesto
raccolto, Pollina ha toccato i presenti cominciando
a stupire con una cover di "Vorrei incontrarti"
di Alan Sorrenti (1972) in cui ancora una volta
ha dato prova di una voce limpida e potente, capace
di andare oltre la semplice musica leggera.
Intensi i momenti centrati sulla storia del nostro
paese come "Centopassi" dedicata a Pippo Fava,
giornalista siciliano ucciso dalla mafia nel 1984,
e "Versi per la libertà", introdotta da una lettura
di "Un secolo di storia" di Ignazio Buttita (1970).
Pollina e Sutera hanno dato prova anche di grande
sensibilità strumentale esibendosi in un pezzo
per chitarra e tamburello, con una prima parte
alla Bruce Cockburn e una seconda più meridionale
e trascinante.
Il concerto è andato man mano aprendosi: mentre
Sutera contribuiva usando spesso il pedale, Pollina
passava dalla chitarra al piano offrendo memorie
dei suoi viaggi e spunti di poesia da vero chansonnier.
"Leo" ha ricordato i tempi vissuti a Parigi in
compagnia di George Moustaki, mentre "Amsterdam"
ha avuto delle parti cantate in francese anche
da Serena Bandolfi.
La lettura di "Generale, il tuo carro armato"
di Bertold Brecht è stata spunto per la parte
più politica della scaletta: "Sambadiò" che si
è alzata con la voce di un folk leggero, "Il giorno
del falco" che è stata introdotta dalle ultime
parole di Salvador Allende e "Gracias a la vida"
che ha raggiunto il culmine di un crescendo di
speranza.
Richiamato a gran voce, Pollina ha regalato la
gioiosa "Chiaramonte Gulfi", scandita dal pubblico,
e una "Due di due", con parti in francese, in
tedesco e in inglese che hanno riassunto il suo
spirito internazionale. Poi ha salutato con una
toccante versione di "Welcome home" di uno sconosciuto
musicista di strada canadese, Bob Gold, ormai
compagno di più di un viaggio.
Accolto da scrosci di applausi, Pollina è sceso
dal palco diretto verso il suo pubblico con cui
si è intrattenuto in un reciproco abbraccio: un
piccolo gesto emblematico della forte umanità
di questo cantautore e della sua musica.
Scaletta:
BANNERI
MARRAKESH
VORREI
INCONTRARTI
CENTOPASSI
VERSI
PER LA LIBERTÁ
CHITARRA
E TAMBURELLO
LEO
AMSTERDAM
SAMBADIÓ
IL
PIANISTA DI MONTEVIDEO
IL
GIORNO DEL FALCO
GRACIAS
A LA VIDA
CHIARAMONTE
GULFI
DUE
DI DUE
WELCOME
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