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Ray Donovan (showtime)

Ray Donovan - stagione 1

Ray Donovan (showtime)


2013 » SERIE | Drammatico



06/10/2017 di Claudio Mariani
Partiamo da un pregio assoluto: una serie che si chiama come il suo protagonista è molto ambiziosa, ma in questo caso è sicuramente una scelta azzeccata. Se poi capisci quasi da subito che tale protagonista non potrà mai essere o divenire il personaggio positivo che di solito è, oppure il negativo per cui parteggiare, questo è un valore aggiunto. Solo per il coraggio la serie andrebbe premiata.

Ray Donovan è al centro di tutto ma attorno a lui c’è tanto, tantissimo: la sua famiglia (moglie e due figli), i suoi fratelli, suo padre e tutti il variegato mondo legato al suo lavoro alquanto particolare. In Italia si potrebbe definire un “faccendiere” oppure, se applicato alla criminalità, in tanti altri modi. Diciamo che Donovan cura gli interessi di personaggi facoltosi -perlopiù legati all’ambiente cinematografico- di Los Angeles.

Le serie parte subito bene, in quanto si fa vedere con molto interesse, diverte e ha un ottimo ritmo. Una delle parti più interessanti è il rapporto fra i tre fratelli con un passato che li ha sicuramente segnati nel profondo, lasciando strascichi diversi in ognuno di loro. In tutto ciò si inserisce il rapporto col padre, galeotto che non va propriamente d’accordo con Ray. Ruolo fondamentale interpretato da un John Voight in splendida forma nonostante i suoi quasi ottant’anni.

L’ottimo ingranaggio della serie, dovuto anche e soprattutto all’alternarsi delle vicende, si inceppa con la storia del criminale Sully e i rapporti con l’FBI. Interpretato da un altro “grande vecchio”, James Woods, che purtroppo ha un ruolo non troppo convincente, forse troppo caricato. Completa il trio dei tre grandi riesumati un Elliot Gould, con un ruolo defilato ed abbastanza impietoso.

Dal punto di vista delle interpretazioni, spiccano i fratelli, in particolare Terry-Eddie Marshan (indimenticabile in Still Life) e soprattutto Bunchy-Dash Mihok, oltre a lui, l’imperturbabile Ray, reso perfettamente dal granitico Liv Schreiber. Loro tre sono perfetti, la loro incomunicabilità nella fiction probabilmente è il prodotto di un’alchimia perfetta sul set.

 

COSA FUNZIONA: il ritmo, perfetto come un orologio svizzero!

COSA NON FUNZIONA: la storia, forzata- di Sully



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