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Martin Scorsese

RE PER UNA NOTTE

Martin Scorsese


1983 » RECENSIONE | commedia, drammatico
Con Robert De Niro, Jerry Lewis, Diahnne Abbott, Sandra Bernhard

di Claudio Mariani
Ci sono quei punti oscuri in ogni settore, e nel cinema sono quei film che, nella biografia di un grande regista, non vengono mai ricordati. Vuoi per una ragione, vuoi per l’altra, “Re per una notte”, del 1983, pare scomparire di fianco ai mostri sacri di Martin Scorsese come “Quei Bravi Ragazzi”, “Taxi Driver”, “New York, New York”, ma anche di fianco ai film meno celebrati come “Fuori Orario” o “l’Età dell’Innocenza”. Sarà forse per il disastroso insuccesso al botteghino che il film riscosse ai tempi, sarà per la contingenza di eventi, ma fatto sta che il film non è mai citato tra quelli principali del regista italo-americano. E’ un peccato, perché “The King of Commedy” (nell’originale) è, a parer nostro, uno dei film più riusciti di Martin, una di quelle indimenticabili opere da vedere e, in questo caso, da riscoprire. La storia è una delle più riuscite riguardo il variegato mondo dello spettacolo: Rupert Pupkin (De Niro) è un ossessivo aspirante comico che inizia a tampinare la sua star preferita, Jerry Langford (Lewis) per avere una possibilità di sfondare nello spettacolo. Le risposte evasive della star amplificano l’ossessione di Pupkin che, allo stremo, lo rapirà costringendolo poi, sotto la minaccia di morte di Masha (Bernhard), complice del rapitore, a dargli quella tanto agognata possibilità per una notte, divenendo, appunto il Re per una notte. La storia è una sorta di gioco di (falsi) specchi, dove Lewis è l’irritante star, dove De Niro è il fan scatenato, dove lo stesso Scorsese appare brevemente nei panni di un regista televisivo. E il gioco degli specchi sta proprio qui: nel calare i personaggi reali in situazioni in parte plausibili ma in parte all’antitesi rispetto al loro mondo reale. Così Jerry Lewis, il comico simpatico, bonaccione, sempre pronto a giocare ci regala la migliore interpretazione della sua carriera, in uno dei suoi tre ruoli drammatici o comunque non comici, qua si mette in gioco, totalmente, vestendo i panni di una star antipatica, o quanto meno indisponente. Anche Robert De Niro ci regala una delle sue migliori interpretazioni, il suo personaggio, istrionico, sospeso tra il simpatico e l’irritante, è quanto di meglio si potesse cucire addosso all’attore americano. Straordinario e indimenticabile anche il ruolo di Sandra Bernhard, pazza cacciatrice di autografi, e non bisogna nemmeno tralasciare Diahnne Abbott, affezionata attrice di Scorsese e a lungo moglie di De Niro. E così il film, divertente, dissacratorio, si basa su una storia perfetta, su un tris grandioso di attori, ed è una satira sul mondo dello spettacolo più unica che rara. A nostro parere “Kings of commedy” (una volta tanto tradotto con un titolo che in italiano rende quanto l’originale nonostante sia decisamente diverso) rimane uno degli episodi più felici della filmografia del Re dei registi italo-americani. Un film da riscoprire, vedere e rivedere, collezionare. (re-visione scritta nel marzo 2007)

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