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Martin Scorsese

GANGS OF NEW YORK

Martin Scorsese


2002 » RECENSIONE |
Con Daniel Day Lewis, Leonardo Di Caprio, Cameron Diaz, Liam Neeson

di Claudio Mariani
Le origini dell’America sbattute in faccia ai diretti discendenti delle Gangs of New York: non stupisce che il film sia stato accolto con freddezza in patria, perché sapersi figli del sangue e della violenza feroce dell’uomo non fa piacere a nessuno. Così Scorsese ricostruisce la nascita degli Stati Uniti: le sue gangs sono spietate, combattono fendendo colpi mortali senza un attimo di pausa e senza remore; la vita delle persone è sulla punta di una lama, su una mazza rudimentale, su di un’accetta, tutti oggetti mossi da mani sporche di rifiuti della società che siano i “nativi” o che siano i nemici “immigrati” (soprattutto irlandesi) o i bersagli di tutti, i neri, difesi solo a parole dalla guerra fratricida di Secessione che nel sud, mentre a New York si ammazzano, miete un numero di morti sbalorditivo. Questo è principalmente ciò che cerca di raccontare il grande regista americano: tanta storia, tanta violenza, tanta crudezza, il tutto fatto, grande pregio, senza un granello di morale, forse è per questo che il film piacerà di più all’Europa rispetto all’America. Il pretesto e le premesse per il film ci sono, la realizzazione anche, con scenografie spettacolari di Dante Ferretti a Cinecittà, per non parlare della qualità tecnica; quello che invece lascia perplessi è la mancanza di qualcosa nell’economia del film stesso, e il sospetto che questo qualcosa sia il mordente è più che fondato. L’impressione che si ha è quella di trovarsi davanti al Cinema con la C maiuscola, come difficilmente se ne fa, ma che manchi di quella passione che aveva contraddistinto altri film passati di Scorsese (Quei bravi ragazzi su tutti, tanto per riferirsi a pochi anni fa), lasciando un senso d’incompiuto nella testa dello spettatore alla fine del film. E’ comunque una pellicola da vedere, a tratti scioccante in quanto spietatamente storico, e nel quale scorrono delle immagini che resteranno nell’Olimpo del cinema, tipo la sequenza iniziale della battaglia, girata con un ritmo incalzante, che coinvolge più che mai ma che non basta a cancellare un’altra sensazione strana, quella di voler rivedere il film nella sua interezza (quasi tre ore) per cogliere qualcos’altro che non si è colto subito e di farlo in una grande sala con un sonoro che dia il plusvalore ad un’opera come questa. Buona l’interpretazione di Di Caprio, ruolo quasi inutile quello di Cameron Diaz, mentre le qualità recitative di Daniel Day Lewis staccano tutti, dimostrando di essere uno dei pochi veri attori dell’ultimo trentennio, l’unico che poteva sostenere un ruolo rifiutato dopo non poche titubanze da De Niro: monumentale. Scorsese rimane un maestro, ha aggiunto un altro mattone al suo muro di grande cinema anche se è un mattone più fragile del previsto, fatto di un buon materiale ma forse amalgamato non benissimo… ma le fondamenta della sua casa, costruita in più di vent’anni di carriera, sono più che solide, eccome se sono solide!

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