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Jim Jarmusch

Permanent Vacation

Jim Jarmusch


1981 » RECENSIONE | Drammatico | Commedia
Con Chris Parker, John Lurie



19/05/2017 di Claudio Mariani
Non è facile parlare ora -a distanza di quasi quarant’anni- dell’esordio di un artista che ha segnato la storia del cinema indipendente, ma è quantomeno doveroso, nell’ottica di un’analisi di tutta la sua carriera, giudicare Permanent Vacation, opera prima di Jim Jarmusch.

In verità, come per altri registi, questo è a tutti gli effetti il saggio di diploma che l’allora non più giovanissimo studente aveva in pratica autoprodotto. E in qualità di saggio, presenta tutti i limiti del caso, sintetizzabili in una sola frase: è un’opera acerba.

E’ naturale che in un’ottica di re-visione, il paragone con ciò che è avvenuto dopo è inevitabile, e allora il gioco di trovare, scorgere qualcosa della poetica del regista di Akron in questa prima opera, lo si deve per forza fare. Il risultato è che si trovano i primi accenni di quel suo cinema, come l’ambientazione (una New York dei bassifondi, quasi “bombardata” da una non precisata guerra), o come la prima presenza di John Lurie, che sarà per molti anni sempre al suo fianco. Quello che manca rispetto agli sviluppi che verranno dopo lo si nota subito: ironia e capacità di “giocare” con la storia. Il risultato è un film più nichilista che ironico, come d’altronde è più sperimentale che indipendente.

Essendo un saggio, è più che altro un esercizio di stile, comunque più legato agli anni Settanta che agli Ottanta che andavano a nascere proprio in quei momenti. A tutti gli effetti è un film della New Wave newyorkese dell’epoca che, a conti fatti, ha avuto episodi più importanti di questo.

E’ un film sull’inadeguatezza, il suo protagonista (Allie) è un giovanissimo appassionato di jazz che non riesce a dialogare, parla a monologhi e, nonostante una relazione con una bella ragazza, quello che vuole fare è scappare. In una delle poche frasi del film l’intento programmatico del protagonista: “Non sono fatto, così, non voglio un lavoro, una casa, le tasse…”. Uno dei primi personaggi di Jarmusch che, come i futuri, è ai margini della società, anzi, vuole stare ai margini.

Una pellicola tutto sommato trascurabile, che ha valore e si fa vedere perché è l’esordio di colui che stravolgerà, a suo modo, le carte in tavola della storia del cinema alternativo, e non solo.



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