Jim Jarmusch

Paterson

Jim Jarmusch


2016 » RECENSIONE | Drammatico
Con Adam Driver, Golshifteh Farahani



26/01/2017 di Claudio Mariani
E’ bello ritrovare oggi, nel 2017, uno dei registi più coerenti delle ultime decadi con uno spirito ancora così innovativo, con questa voglia di raccontare le cose con uno stile tutto suo. Se vent’anni fa avessero chiesto “come ti immagini Jim Jarmusch tra vent’anni?”, non l’avremmo mai immaginato con un film così, l’avremmo più visto coerentemente sulle corde de Solo gli amanti sopravvivono, del 2013; ma ribaltando la prospettiva, un film del genere ci sta perfettamente, splendidamente in questa carriera che conta dodici lungometraggi, tutti degni dei libri di storia di un cinema perennemente a cavallo tra il mondo alternativo e il mainstream.

Cosa ha inventato questa volta il cineasta di Akron, Ohio? Ha creato un film poetico e/o sulla poesia. Racconta la storia di Paterson, che porta il nome della stessa città dove è ambientata la sua storia di conducente di autobus ma con la testa che lavora perpetuamente sulle sue poesie. Un luogo anonimo, perennemente abitato da un miscuglio di gente comune ma comunque stralunata.

A interpretare Paterson è quel cavallo di razza di Adam Driver (bravissimo, ma solitamente di più se visto/ascoltato in originale), che qua scopriamo grande attore anche lavorando in sottrazione, pacatamente, al contrario di come ci si è abituati a vederlo nel telefilm indie Girls, esuberante e dirompente. Al suo fianco una discreta Golshifteh Farahani, nel film sua compagna, che regala i momenti più divertenti, in un perfetto e classico alternarsi di umori, tipico del regista americano.

Oltre a Paterson-Driver, l’altra grande protagonista del film è…Paterson, la città! Senza mostrarci più di tanto di questo luogo -anonimo?- del New Jersey, Jarmusch riesce nel miracolo in sole due ore di film: sembra di essere stati lì anche a noi, di averci vissuto, forse di volerci vivere. Con la stessa capacità ci fa sentire anche dei romantici poeti, anche se non lo siamo.

Insomma, un piacere, ma come sempre da prendere con le pinze, d’altronde non è mai stato un autore per tutti, e se qualcuno sbuffa alla fine del film…subentra sempre in noi quel sottostrato di becero snobismo che ci fa sorridere beffardamente. Intanto, bentornato Jim, anche se non te ne sei mai andato veramente….comunque bentornato!

 

 

 



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