di Arianna Marsico
Dopo il viaggio in Puglia con Mine vaganti (2010) con Magnifica presenza Ferzan Özpetektorna a Roma. E come ne La finestra di fronte (2003) quando il passato dolente ed il presente incerto si fondono il risultato è caldo, commovente, limpido come lo sguardo del protagonista Elio Germano. L’attore interpreta Pietro, candido gay pasticciere catanese con aspirazioni nel mondo del cinema. Niente di più diverso dallo stereotipo dell’omosessualità che certa politica vuole propinarci.
Pietro, con la cugina Maria (Paola Minaccioni ) a cui è legatissimo, va a visitare un appartamento da prendere in affitto nel cuore di Monteverde Vecchio. Le condizioni della casa effettivamente lasciano molto a desiderare, ma il giovane non ascolta le obiezioni della cugina, e rapito dalla vista dal balcone, firma il contratto di affitto. Un primo passo verso l’indipendenza e magari un futuro con l’uomo amato? Niente affatto...
Sin dalla prima notte il ragazzo inizia ad avere strane visioni, fino a scoprire la che la casa è infestata dagli spiriti dei componenti di una compagnia teatrale molto in auge negli anni ‘40. Dopo l’iniziale scontro, Pietro si affeziona al gruppo al punto di assecondare la loro richiesta, presentatagli da Filippo Verni (Beppe Fiorello) di cercare la loro compagna Livia Morosini ( Anna Proclemer)e sapere se sia scampata alla retata nazista di cui furono vittime. La compagnia infatti faceva parte della Resistenza e compieva azioni di spionaggio.
Il viaggio nel passato porta ad una nuova consapevolezza sia i fantasmi ( che teneramente ricordano quelli di Fantasmi a Roma, con l’indimenticabile Edoardo) che Pietro.
Ferzan Özpetek mescola meravigliosamente i piani narrativi, tra realtà e finzione, temporali e spaziali ( con una commovente parentesi sullla sua Turchia con Cem Yilmaz), preparando un maestoso scenario, curato anche nelle musiche avvolgenti, per il suo cast. Anche stavolta davvero azzeccato. Se insistere sulla bravura di Elio Germano rasenta l’ovvietà, fa piacere vedere Beppe Fiorello fuori dalle pur ottime fiction drammatiche. Margherita Buy è come sempre misurata e delicata. Paola Minaccioni aggiunge una pennellata corporea e concreta da caratterista tra tanti sognatori.Andrea Bosca dà un soffio di struggente dolcezza.
Ed ancora una volta, come sempre nel cinema di Özpetek, il film risulta emozionante e vero perchè corale.