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Denis Villeneuve

Blade runner 2049

Denis Villeneuve


2017 » RECENSIONE | Fantascienza
Con Ryan Gosling, Harrison Ford, Ana de Armas, Sylvia Hoeks, Robin Wright, Dave Bautista



02/11/2017 di Antonio Asquino
Blade Runner 2049 è al contempo un funerale alla memoria di un film che ha rivoluzionato l`immaginario collettivo e un`ode inutilmente lunga all`assenza di sviluppo di ciò che poteva essere e non è stato. Nell`anno 2049 i replicanti si sono integrati nella società L`agente K, interpretato da Ryan “mezza espressione” Gosling  dà la caccia ai vecchi replicanti ribelli, rinvenendo anche una scatola sepolta.  L`oggetto viene aperto: contiene lo scheletro di un replicante femmina. Il capo di K, interpretato dalla bravissima Robin Wright, ordina di eliminare le prove del ritrovamento. L`agente si reca alla sede dell`azienda che produce i replicanti dove il personale identifica lo scheletro come quello di Rachae che ebbe una relazione con il cacciatore Rick Deckard, scomparso con lei...

Questo film potrebbe essere giudicato una decente perdita di tempo da prima serata in casa se durasse meno e se non avesse il peso del nome che ha. Ridley Scott ci ha disabituato a prove registiche memorabili da anni ormai e qui dimostra tutta la sua povertà di slancio artistico anche come produttore esecutivo non avendo il polso per rendere giustizia alla memoria del suo capolavoro.

Gli sceneggiatori si rivelano incapaci di sviluppare in modo costruttivo e approfondito degli spunti che potrebbero anche essere considerati interessanti. La trama è didascalica e raffazzonata, priva di fascino, di misteri e di tensione a meno che questa non la si voglia cercare col lanternino in qualche squallida scena d`azione che pare uscita da un filmaccio action qualsiasi di quelli che girano poco nelle sale d`estate e tanto nello streaming di adolescenti a digiuno di cinema.

Quello che impressiona positivamente è l`immagine: la fotografia di Roger Deakins restituisce forma e colori post-apocalittici memorabili e anche l`ambientazione e lo sforzo scenografico è da sottolineare positivamente. La Los Angeles piovosa del primo Blade Runner lascia il posto ad un rosso desertico (Mad Max ha evidentemente fatto scuola) che ammanta il tutto di una credibile desolazione futuristica, l`unico vero picco di atmosfera in linea con quello che doveva e poteva essere un sequel importante degno di tale nome. L`intenzione di fare piazza pulita delle suggestioni passate si costruisce nella ricostruzione (questa sì, memorabile) di Las Vegas, città delle luci e della superficialità umana per eccellenza, laddove gli echi di un passato volutamente sepolto ma mai dimenticato del tutto si sviluppa attraverso una serie di sbiaditi e patetici ologrammi di simulacri opacizzati dal passare delle decadi. L`incontro tra K e Deckard passa (letteralmente) attraverso le apparizioni artificiali di Elvis Presley piuttosto che di Marilyn Monroe e anche in questo è facile cogliere la volontà di mettere l`ultimo chiodo sulla bara di un passato (forse) ingombrante che è tanto della razza umana nelle intenzioni degli autori quanto dell`immaginario filmico collettivo che ha fatto la fortuna della pellicola.

Il paragone non regge neanche per quanto riguarda la colonna sonora, una blanda sequenza di percussioni e suoni uguale a migliaia di altre, messa a caso tanto per fare, incapace di farsi ricordare e di dare l`apporto emotivo che dovrebbe.

Il regista è il canadese Dennis Villeneuve che pure aveva colpito positivamente con alcuni dei suoi lavori precedenti, in realtà uno sforzo di dare una connotazione personale e stilisticamente valida a tutta l`operazione da parte sua è facilmente individuabile, ci sono delle trovate visive interessanti ma tutta l`architettura crolla sotto il peso dell`eccesiva volontà di fare un film “moderno” nel senso deteriore del termine: dove il fascino e l`atmosfera vengono banalizzati dalla trama e dalla intenzioni di piacere alla fetta di pubblico con una coscienza critica più superficiale, troppe risposte (anche non richieste) e poche domande. Il tempo da dedicare alle riflessioni una volta usciti dalla sala si esaurisce in una fumata di sigaretta, la voglia di rianalizzare e rivedere questo film si perde come uno sputo nella pioggia.