Danny Boyle

T2: Trainspotting

Danny Boyle


2017 Drammatico | Commedia | Altro
con Ewan McGregor, Ewen Bremner, Jonny Lee Miller, Robert Carlyle



14/03/2017 di Claudio Mariani
Cerchiamo di fare un po’ d’ordine: vent’anni fa usciva il classico film generazionale. Era il 1996 e si era in piena Britpop mania -soprattutto in Gran Bretagna- e il film, anche grazie ad una colonna sonora che ha fatto poi la storia del genere, sembrava uno dei prodotti discografici di quegli anni. Ma Trainspotting non era solo questo: era anche un ottimo film che rendeva omaggio ad un bel libro sicuramente fuori dagli schemi. Ciò che lo rendeva tale era la maniera in cui erano raccontate le vicende dei quattro scozzesi protagonisti, più che la storia in se stessa. Era lo stile allucinato e allucinante, il montaggio, la musica, insomma…un vero e proprio “viaggio”. Però, a dire la verità, a rivederlo adesso, lo stesso film perde un po’ del suo smalto legato inevitabilmente al periodo e a quella strana cosa chiamata giovinezza.

Poi cosa è successo? L’autore del libro, Irvin Welsh, pubblica nel 2002 un seguito, dal titolo Porno. E’ un libro molto bello e più organico del suo predecessore, sebbene paghi i soliti problemi di difficile traduzione, ma le vicende di Rent boy & co., sono proprio divertenti, anche questa volta. Nel frattempo Ewan McGregor è diventata una star assoluta, e Rober Carlyle un attore molto famoso, mentre il regista Danny Boyle ha avuto una carriera straordinaria, non scontata, che l’ha portato addirittura all’Oscar e a un ruolo di primo piano nel panorama dei registi importanti ed influenti.

Così è nata l’idea ti dare a Trainspotting un seguito. Prima fase complicata: riunire il cast originale…operazione riuscita! La seconda fase è stata adattare il libro al film, e qua purtroppo qualcosa s’è inceppato, in quanto dal libro si prendono solo degli sporadici spunti concentrandosi sul concetto principale: sostanzialmente Renton torna a Edimburgo, Spud vegeta, Simon è incazzato con Renton e Begbie esce di prigione e vuole addirittura ucciderlo! Così, una trama più che semplice, lineare, senza troppe pretese (forse ci voleva uno sforzo migliore). La terza fase riguarda la scelta registica, che non delude più di tanto, scegliendo un registro più classico ma con degli spunti di talento a cui Boyle ci ha abituati.

Il film si fa così vedere, ma a patto che sia chiara una cosa: non è Trainspotting. D’altronde non avrebbe avuto senso dare la stessa cifra stilistica al film, visto che non si sta più raccontando le vicende di quattro giovani tossici di Leith, ma di quattro adulti a metà strada tra i 40 e i 50. Quindi giusto così, tutto sommato.

Cosa stona, allora? Per chi ha letto il libro Porno stona il fatto che la vicenda è molto più complicata di quanto mostri il film, più profonda, più divertente, più lunga, con più personaggi di contorno; per chi invece non l’ha letto probabilmente il giochetto funziona meglio. Ma per entrambi i continui richiami nostalgici alle vicende del primo film risultano a tratti stucchevoli. L’autocitazionismo spesso e volentieri è molto pericoloso, e questo film lo dimostra.

Qualcuno dirà: ma non si capisce niente da questa recensione, insomma, consiglieresti il film o no? Beh, diciamo di andare a vederlo, quello che è sicuro è che come sequel è molto meglio di altri che continuano ad essere sfornati con una frequenza impressionante. Se volete, poi, lasciate passare un po’ di tempo e leggete il libro, così potete completare un percorso che solo allora vi lascerà completamente sodisfatti.



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