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  Milano Flash Art Show
   
ATA Hotel Executive
   8-10 aprile 2005

Milano e il (suo) futuro
A volte Milano sembra richiamare direttamente le metropoli dei racconti di Philip K. Dick o di James G. Ballard e i suoi abitanti sono i tipici di queste città pseudo-futuriste. Sarà il grigio imperante, saranno le molte strade anonime, ma molto, molto lo fanno anche le giornate piovose e buie già dalle prime ore del pomeriggio. Questo era lo scenario del week-end del Milano Flash Art Show, giornate di una primavera travestita da un implacabile tardo autunno. Anche la zona Garibaldi, dove fa capolino l'ATA Hotel Executive che ospitava l'evento, risponde a queste caratteristiche, con perenne colonna di automobili di fronte alla sua facciata, strade disseminate di parcheggi a pagamento e una vicinissima stazione ferroviaria grigia come la sua città. E' questo il quadro che accoglieva questa seconda edizione del Flash Art Show, anche se l'anno scorso aveva un altro nome (Flash Art Fair) e una diversa connotazione. Quest'anno, preceduto dall'evento di Bologna, aveva più un intento programmatico di vero e proprio show, un'occasione per incontrarsi, tra addetti ai lavori, galleristi, curatori, artisti, ma anche clienti, collezionisti, visitatori comuni, in una sorta di happening senza troppe pretese formali ma con grande spirito di avventura.

Milano e il (suo) presente, al piano quarto...
Fortunatamente, una volta decompressi nel tragitto dell'ascensore, si veniva calati in una realtà veramente stimolante, già di primissimo acchito: un percorso che si sviluppa a L, con un lungo corridoio elegante che procede sia a destra che a sinistra; così delle cupa metropoli al piano numero quattro dell'hotel non ce n'era più traccia. Fermento, dicevamo, gente presente in gran numero già a pochi minuti dall'apertura, addetti ai lavori freneticamente scattanti da una camera all'altra e le splendide ragazze dell'organizzazione ad accogliere tutti. Per chi dell'arte (e soprattutto PER l'arte) vive, l'impressione di trovarsi in un grosso luna park era la prima a far capolino nelle teste. E come un bambino che si trova tra decine di giostre e corre da una all'altra, si veniva freneticamente stimolati da quell'interminabile sequenza di porte aperte. Ma, a differenza del bimbo che sa a cosa va incontro, il Flash Art Show aveva in più due caratteristiche, le più importanti: 1) il senso di "invadenza" nell'entrare in stanze d'albergo, un misto di eccitazione e di voyeurismo; 2) la sorpresa di non sapere assolutamente cosa si sarebbe trovato al loro interno.

Lo spirito anglosassone e l'anarchia
Toccare tutti gli aspetti di un evento del genere non è facile, anzi è un'impresa quasi impossibile; risulta più facile affrontare alcuni punti degni di trattazione particolare. E come non iniziare da quella sensazione di essere "oltre" la linea di demarcazione tra mercato ed arte che solo lo spirito artistico anglosassone può avere? Passeggiando per il corridoio dell'albergo ogni tanto ci si trovava quasi risucchiati dall'energia che si sviluppava da alcune camere. Come non venire attratti dalla combriccola di giovani artisti londinesi che fanno capo alla Cable Studios? quasi una collettiva di giovani talentuosi, degli "intrusi", una sorta di "camera occupata" dove non si risparmiava confusione, live performance e opere niente male. Come non rimanere poi piacevolmente interessati ai giovani della Truck Art, vera e propria galleria mobile, che si sposta da una parte all'altra di Londra insediandosi solo temporaneamente in spazi espositivi? E poi c'era la spregiudicatezza della GGG Gallery di Londra dell'italiana Gea Politi, dove venivano mischiate opere fotografiche, video (molto belli) e vestiti, una stanza che mutava con il passare delle ore, di giorno in giorno, e dalla quale partivano performances accattivanti. Di spirito molto più pacato la stanza del newyorkese Eric Doeninger che con i suoi bellissimi bootlegs risolve i problemi dell'aspirante collezionista; con la sua opera "silenziosa" riesce ad essere altrettanto dirompente come i suoi vari "cugini" inglesi.

Un'altra Europa?
Certo che c'era anche la Londra avvezza ad essere "fuori dagli schemi" in senso più classico, più, diremmo, "maturo" (Conduits, Patrick Heide Art Projects), un buon trittico di New York (Jack the Pellican Presents, LMAK Gallery, LUX gallery), ma il resto d'Europa dov'era? O meglio, c'era, ma ha lasciato il segno? Sembra proprio di no, dalle due ineccepibili ma insipide gallerie parigine, alla scarsa rappresentanza germanica, fino all'indispensabile presenza ceca (la Prague Biennale si avvicina...) e slovacca, con la Spice I Gallery Priestor, comunque un bell'esempio di "dinamicità spiccia", sembrava comunque mancare qualcosa. Quel qualcosa che è riuscita a dare la Beaulieu del Belgio con una bella interpretazione della stanza, con un video da ricordare, wonderwall, dove i visitatori di un museo classico si alternano cercando in una parete vuota l'opera che non c'è. Scartando dunque gli esempi londinesi, il resto sembrava un po' essere in debito d'ossigeno, bisognoso di una scossa ulteriore per trasformare la fiera…in uno show!

Ma che sorpresa...l'Italia (ferita)!
Spettava dunque alle giovani realtà italiane fare la "differenza", ed è ciò che, fortunatamente, è successo. Tralasciando alcuni (per fortuna pochi) inutili e semplici esposizioni di quadri, seppur pregevolissimi, molte gallerie, soprattutto tra le più giovani, hanno interpretato con un perfetto spirito il concetto stesso della fiera riassumibile in un sol termine: allestimento! In tre casi c'è stata un'interpretazione quasi "estrema": Magrorocca di Milano, Ermanno Tedeschi di Torino e Perugi Arte Contemporanea. Quest'ultima galleria padovana ha suggestivamente disseminato la stanza di sacchetti vuoti; Ermanno Tedeschi ha ricoperto tutto lo spazio, gli oggetti e le opere di carta trasparente da imballo, creando dei veri e propri ingorghi di visitatori; Marella realizza forse l'allestimento più affascinante, nel quale il manichino di Davide Montagna rende la camera "viva" e dove le opere (fotografiche e video) di quest'ultimo si integrano perfettamente con lo spazio. Poi ci si accorge che il nostro paese giace come scheletro su un letto sotto l'immagine di Berlusconi, il tutto nella stanza di Sergio Tossi Arte Contemporanea: con quest'installazione l'artista Benedetta Bonichi corre in soccorso di uno scheletro che respira ancora: "l'Italia è ferita…presto! Chiamate i soccorsi!"…

Peluche, Microbi, Bambole e l'interattività
Tema ricorrente sono stati dei personaggi insoliti sempre più presenti nell'Arte Contemporanea. Nutrito lo schieramento di oggetti legati all'infanzia: si va dagli splendidi orsacchiotti squarciati e riempiti di guanti da chirurgo di Parisi (Passo Blu), alle bambole mutilate del bell'allestimento del Traghetto Venezia, ai pupazzi della Galleria Toselli, al cavallo volante di Francesco Pessina, all'inquietante pupazzo meccanico di Franco Losvizzero di Altri Lavori in Corso (una delle gallerie più convincenti). Rimangono i microbi della Sibernagl Undergallery che invadono tutto lo spazio della stanza e il divertente uomo ragno minacciato dalle forbici di Andrea Mastrovito (Massimo Carasi). Citando semplicemente la tranquillità con cui si visitava la stanza Vitamic A.C. e i suoi cinguettii di volatili nascosti, si è rimasti piacevolmente colpiti dalla freschezza ed originalità di Condotto9 e del bagno presidiato da un sommozzatore molto particolare…
E l'interattività? Già, come mai solo in una (e diciamo una) galleria si è voluto coinvolgere attivamente il visitatore? Nella Haven Gallery di Milano tutti erano invitati ad intervenire nell'installazione sostituendo rifiuti, siringhe, scarti, fotografie di brutture dell'umanità, con dei sacchettini contenente sale, il tutto per ricomporre la Via del Sale (metafora della sapienza) perduta dall'uomo. Visto l'accoglienza del pubblico al progetto dell'artista Antonio Musella, si sarebbe voluto vedere qualche altro esempio del genere al quarto piano dell'ATA Executive hotel…

Progetti curatoriali
Lasciati alla fine, risultano sicuramente tra le cose più interessanti di tutta la fiera. Si va dal curioso stand di Refresh di Ivan Quadroni che "spedisce" idealmente (e fisicamente) la gente alla mostra a Seregno, alla musicalità della conturbante stanza di Guidi & Schoen, all'eccezionale svendita di "testi critici, giudizi estemporanei, articoli d'arte" a "prezzi eccezionali" dell'ex-aula Bunker (con tanto di manifestini). L'allestimento più impegnativo e che ha riscosso più successo è quello di Taht's Amore mentre la calma e tranquillità regnava nell'unico esempio di coinvolgimento delle istituzioni: il Museolaboratorio di Città Sant'angelo. Rimangono il bel progetto JustTakeaWalk con le opere dei giovanissimi e bravissimi Macellari e Tinelli.
I due progetti curatoriali che ci sono rimasti più impressi sono La stanza Regale di Chiara Canali e Tutto per la Buona notte. Bacio incluso di Lorini-Mozzi. Il primo è un discorso sull'icona sacra contemporanea "che non si è estinta", dove troviamo le opere più belle viste al Flash Art Show, le madonne di Barbara Giorgis, nel secondo progetto l'artista Carmen Cano inserisce i personaggi delle favole nel mondo reale: il progetto più bello del Flash art Show! Finiamo così con le sue stesse parole: "Quando le chiedevo giustizia, mia madre mi rispondeva 'tu vivi nel mondo delle favole' "...

And the Oscar goes to…
Ok, come non cadere nel solito giochetto dei "migliori"? tantopiù che il Flash Art Show si adegua perfettamente a questa usanza…

La stanza migliore: Magrorocca
Il bagno migliore: Condotto9
Il progetto curatoriale migliore: Tutto per la notte. Bacio incluso

La stanza più rilassante: Vitamin A.C.
La più mobile: Truck art
La più curata: Ermanno Tedeschi
La più divertente: Cable studios
La più interattiva: Haven Gallery
La più cool: GGG Dairy
La più ironica: Sergio Tossi Arte Contemporanea
La più fashion: Guidi & Schoen

10 artisti su tutti: Carmen Cano, Barbara Giorgis, Elisa Macellari, Alessandro Tinelli, Davide Montagna (Magrorocca), Mirko Baricchi (Traghetto Venezia), Beatrice Meoni (Traghetto Venezia), Giovanna Ricotta (Condotto9), Antonella Cinelli (Piziarte), Arash Radpour (Altri Lavori in Corso).















Articolo di: Claudio Mariani   <claudiom@mescalina.it>

 
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