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Milano
e il (suo) futuro
A volte Milano sembra richiamare direttamente
le metropoli dei racconti di Philip K.
Dick o di James G. Ballard e i suoi abitanti
sono i tipici di queste città pseudo-futuriste.
Sarà il grigio imperante, saranno le molte
strade anonime, ma molto, molto lo fanno
anche le giornate piovose e buie già dalle
prime ore del pomeriggio. Questo era lo
scenario del week-end del Milano Flash
Art Show, giornate di una primavera travestita
da un implacabile tardo autunno. Anche
la zona Garibaldi, dove fa capolino l'ATA
Hotel Executive che ospitava l'evento,
risponde a queste caratteristiche, con
perenne colonna di automobili di fronte
alla sua facciata, strade disseminate
di parcheggi a pagamento e una vicinissima
stazione ferroviaria grigia come la sua
città. E' questo il quadro che accoglieva
questa seconda edizione del Flash Art
Show, anche se l'anno scorso aveva un
altro nome (Flash Art Fair) e una diversa
connotazione. Quest'anno, preceduto dall'evento
di Bologna, aveva più un intento programmatico
di vero e proprio show, un'occasione per
incontrarsi, tra addetti ai lavori, galleristi,
curatori, artisti, ma anche clienti, collezionisti,
visitatori comuni, in una sorta di happening
senza troppe pretese formali ma con grande
spirito di avventura.
Milano e il (suo) presente, al piano
quarto...
Fortunatamente, una volta decompressi
nel tragitto dell'ascensore, si veniva
calati in una realtà veramente stimolante,
già di primissimo acchito: un percorso
che si sviluppa a L, con un lungo corridoio
elegante che procede sia a destra che
a sinistra; così delle cupa metropoli
al piano numero quattro dell'hotel non
ce n'era più traccia. Fermento, dicevamo,
gente presente in gran numero già a pochi
minuti dall'apertura, addetti ai lavori
freneticamente scattanti da una camera
all'altra e le splendide ragazze dell'organizzazione
ad accogliere tutti. Per chi dell'arte
(e soprattutto PER l'arte) vive, l'impressione
di trovarsi in un grosso luna park era
la prima a far capolino nelle teste. E
come un bambino che si trova tra decine
di giostre e corre da una all'altra, si
veniva freneticamente stimolati da quell'interminabile
sequenza di porte aperte. Ma, a differenza
del bimbo che sa a cosa va incontro, il
Flash Art Show aveva in più due caratteristiche,
le più importanti: 1) il senso di "invadenza"
nell'entrare in stanze d'albergo, un misto
di eccitazione e di voyeurismo; 2) la
sorpresa di non sapere assolutamente cosa
si sarebbe trovato al loro interno.
Lo spirito anglosassone e l'anarchia
Toccare tutti gli aspetti di un evento
del genere non è facile, anzi è un'impresa
quasi impossibile; risulta più facile
affrontare alcuni punti degni di trattazione
particolare. E come non iniziare da quella
sensazione di essere "oltre" la linea
di demarcazione tra mercato ed arte che
solo lo spirito artistico anglosassone
può avere? Passeggiando per il corridoio
dell'albergo ogni tanto ci si trovava
quasi risucchiati dall'energia che si
sviluppava da alcune camere. Come non
venire attratti dalla combriccola di giovani
artisti londinesi che fanno capo alla
Cable Studios? quasi una collettiva di
giovani talentuosi, degli "intrusi", una
sorta di "camera occupata" dove non si
risparmiava confusione, live performance
e opere niente male. Come non rimanere
poi piacevolmente interessati ai giovani
della Truck Art, vera e propria galleria
mobile, che si sposta da una parte all'altra
di Londra insediandosi solo temporaneamente
in spazi espositivi? E poi c'era la spregiudicatezza
della GGG Gallery di Londra dell'italiana
Gea Politi, dove venivano mischiate opere
fotografiche, video (molto belli) e vestiti,
una stanza che mutava con il passare delle
ore, di giorno in giorno, e dalla quale
partivano performances accattivanti. Di
spirito molto più pacato la stanza del
newyorkese Eric Doeninger che con i suoi
bellissimi bootlegs risolve i problemi
dell'aspirante collezionista; con la sua
opera "silenziosa" riesce ad essere altrettanto
dirompente come i suoi vari "cugini" inglesi.
Un'altra Europa?
Certo che c'era anche la Londra avvezza
ad essere "fuori dagli schemi" in senso
più classico, più, diremmo, "maturo" (Conduits,
Patrick Heide Art Projects), un buon trittico
di New York (Jack the Pellican Presents,
LMAK Gallery, LUX gallery), ma il resto
d'Europa dov'era? O meglio, c'era, ma
ha lasciato il segno? Sembra proprio di
no, dalle due ineccepibili ma insipide
gallerie parigine, alla scarsa rappresentanza
germanica, fino all'indispensabile presenza
ceca (la Prague Biennale si avvicina...)
e slovacca, con la Spice I Gallery Priestor,
comunque un bell'esempio di "dinamicità
spiccia", sembrava comunque mancare qualcosa.
Quel qualcosa che è riuscita a dare la
Beaulieu del Belgio con una bella interpretazione
della stanza, con un video da ricordare,
wonderwall, dove i visitatori di
un museo classico si alternano cercando
in una parete vuota l'opera che non c'è.
Scartando dunque gli esempi londinesi,
il resto sembrava un po' essere in debito
d'ossigeno, bisognoso di una scossa ulteriore
per trasformare la fiera…in uno show!
Ma che sorpresa...l'Italia (ferita)!
Spettava dunque alle giovani realtà italiane
fare la "differenza", ed è ciò che, fortunatamente,
è successo. Tralasciando alcuni (per fortuna
pochi) inutili e semplici esposizioni
di quadri, seppur pregevolissimi, molte
gallerie, soprattutto tra le più giovani,
hanno interpretato con un perfetto spirito
il concetto stesso della fiera riassumibile
in un sol termine: allestimento! In tre
casi c'è stata un'interpretazione quasi
"estrema": Magrorocca di Milano, Ermanno
Tedeschi di Torino e Perugi Arte Contemporanea.
Quest'ultima galleria padovana ha suggestivamente
disseminato la stanza di sacchetti vuoti;
Ermanno Tedeschi ha ricoperto tutto lo
spazio, gli oggetti e le opere di carta
trasparente da imballo, creando dei veri
e propri ingorghi di visitatori; Marella
realizza forse l'allestimento più affascinante,
nel quale il manichino di Davide Montagna
rende la camera "viva" e dove le opere
(fotografiche e video) di quest'ultimo
si integrano perfettamente con lo spazio.
Poi ci si accorge che il nostro paese
giace come scheletro su un letto sotto
l'immagine di Berlusconi, il tutto nella
stanza di Sergio Tossi Arte Contemporanea:
con quest'installazione l'artista Benedetta
Bonichi corre in soccorso di uno scheletro
che respira ancora: "l'Italia è ferita…presto!
Chiamate i soccorsi!"…
Peluche, Microbi, Bambole e l'interattività
Tema ricorrente sono stati dei personaggi
insoliti sempre più presenti nell'Arte
Contemporanea. Nutrito lo schieramento
di oggetti legati all'infanzia: si va
dagli splendidi orsacchiotti squarciati
e riempiti di guanti da chirurgo di Parisi
(Passo Blu), alle bambole mutilate del
bell'allestimento del Traghetto Venezia,
ai pupazzi della Galleria Toselli, al
cavallo volante di Francesco Pessina,
all'inquietante pupazzo meccanico di Franco
Losvizzero di Altri Lavori in Corso (una
delle gallerie più convincenti). Rimangono
i microbi della Sibernagl Undergallery
che invadono tutto lo spazio della stanza
e il divertente uomo ragno minacciato
dalle forbici di Andrea Mastrovito (Massimo
Carasi). Citando semplicemente la tranquillità
con cui si visitava la stanza Vitamic
A.C. e i suoi cinguettii di volatili nascosti,
si è rimasti piacevolmente colpiti dalla
freschezza ed originalità di Condotto9
e del bagno presidiato da un sommozzatore
molto particolare…
E l'interattività? Già, come mai solo
in una (e diciamo una) galleria si è voluto
coinvolgere attivamente il visitatore?
Nella Haven Gallery di Milano tutti erano
invitati ad intervenire nell'installazione
sostituendo rifiuti, siringhe, scarti,
fotografie di brutture dell'umanità, con
dei sacchettini contenente sale, il tutto
per ricomporre la Via del Sale (metafora
della sapienza) perduta dall'uomo. Visto
l'accoglienza del pubblico al progetto
dell'artista Antonio Musella, si sarebbe
voluto vedere qualche altro esempio del
genere al quarto piano dell'ATA Executive
hotel…
Progetti curatoriali
Lasciati alla fine, risultano sicuramente
tra le cose più interessanti di tutta
la fiera. Si va dal curioso stand di Refresh
di Ivan Quadroni che "spedisce" idealmente
(e fisicamente) la gente alla mostra a
Seregno, alla musicalità della conturbante
stanza di Guidi & Schoen, all'eccezionale
svendita di "testi critici, giudizi estemporanei,
articoli d'arte" a "prezzi eccezionali"
dell'ex-aula Bunker (con tanto di manifestini).
L'allestimento più impegnativo e che ha
riscosso più successo è quello di Taht's
Amore mentre la calma e tranquillità regnava
nell'unico esempio di coinvolgimento delle
istituzioni: il Museolaboratorio di Città
Sant'angelo. Rimangono il bel progetto
JustTakeaWalk con le opere dei giovanissimi
e bravissimi Macellari e Tinelli.
I due progetti curatoriali che ci sono
rimasti più impressi sono La stanza
Regale di Chiara Canali e Tutto
per la Buona notte. Bacio incluso
di Lorini-Mozzi. Il primo è un discorso
sull'icona sacra contemporanea "che non
si è estinta", dove troviamo le opere
più belle viste al Flash Art Show, le
madonne di Barbara Giorgis, nel secondo
progetto l'artista Carmen Cano inserisce
i personaggi delle favole nel mondo reale:
il progetto più bello del Flash art Show!
Finiamo così con le sue stesse parole:
"Quando le chiedevo giustizia, mia madre
mi rispondeva 'tu vivi nel mondo delle
favole' "...
And the Oscar goes to…
Ok, come non cadere nel solito giochetto
dei "migliori"? tantopiù che il Flash
Art Show si adegua perfettamente a questa
usanza…
La stanza migliore: Magrorocca
Il bagno migliore: Condotto9
Il progetto curatoriale migliore: Tutto
per la notte. Bacio incluso
La stanza più rilassante: Vitamin A.C.
La più mobile: Truck art
La più curata: Ermanno Tedeschi
La più divertente: Cable studios
La più interattiva: Haven Gallery
La più cool: GGG Dairy
La più ironica: Sergio Tossi Arte Contemporanea
La più fashion: Guidi & Schoen
10 artisti su tutti: Carmen Cano, Barbara
Giorgis, Elisa Macellari, Alessandro Tinelli,
Davide Montagna (Magrorocca), Mirko Baricchi
(Traghetto Venezia), Beatrice Meoni (Traghetto
Venezia), Giovanna Ricotta (Condotto9),
Antonella Cinelli (Piziarte), Arash Radpour
(Altri Lavori in Corso).
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