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Si
prendano due giovani artiste, due giovani
coetanee della provincia di Como, che
muovono i loro primi passi nel mondo dell'arte
e delle esposizioni. Si prenda la loro
voglia di indagare la forma umana e naturale,
ciascuna con mezzi espressivi propri e
con il proprio sentire artistico e personale.
E' così che nasce una piccola ma preziosa
mostra, nascosta nella Villa San Giuseppe
di Erba e intitolata semplicemente "Al
femminile" (evidentemente in riferimento
all'essere donna come principale elemento
in comune tra due distinte sensibilità).
Due sale, ciascuna delle due una nicchia
che raccoglie le suggestioni dell'arte
delle due autrici: la prima, Lara Parravicini
- classe '68 e diploma a Brera - presenta
una serie di quadri a olio incentrati
sul tema comune della figura umana, del
suo corpo, del suo alone di mistero. Ciascuna
opera ne indaga intensamente forma e materia,
esprimendole entrambe ora in forme solitarie,
contorte, conturbanti di donne intense
e tormentate, ora in volti assorti, densi,
assoluti. Le sue immagini femminili, come
la protagonista dello Studio per uno
stato di malinconia, hanno occhi malinconici,
sguardi spaesati, corpi magri e quasi
sofferti. Il tutto reso con tratti rapidi,
allungati come pioggia battente, disordinati
come il caos di pensieri che le figure
possono suscitare, a rendere il senso
del corpo e dell'angoscia. Evidente l'impronta
fortemente espressionista, con uno guardo
al Munch della pennellata "che urla" e
uno allo Schiele dei corpi enigmatici,
contorti e conturbanti (forte il richiamo
all'artista austriaco soprattutto nel
Cubo-Stato larvale, intensa interpretazione
del corpo femminile). Sopra allo svolgersi
di questi temi aleggia il senso del sacro,
il richiamo religioso all'iconografia
cristiana delle Vergini e delle immagini
di Cristo: ma il tutto è trattato dall'artista
con un senso atavico, ieratico, quasi
mistico, lontano dalla tradizione dell'iconologia
religiosa più comune. E'come se Lara Parravicini
volesse in realtà richiamare il senso
del sacro in quanto tale, come consapevolezza
dell'esistenza di forze superiori e sovrannaturali
cui l'uomo si è abituato a credere fin
dall'origine dell'umanità.
E proprio il richiamo alle origini sembra
essere il tratto caratterizzante della
serie di sculture, esposte nella sala
accanto, di Alessandra Molteni. La maggior
parte dei suoi lavori hanno infatti una
forte impronta di primitivismo, e quasi
richiamano le prime forme d'arte della
civiltà mediterranea: le terrecotte, le
forme totemiche, le argille dedicate alle
prime divinità concepite dall'uomo. Si
veda ad esempio El spiritu de la fertilidad,
in cui il busto di donna dalle forme
morbide e piuttosto rudimentali rimanda
immediatamente col pensiero alle statuette
votive che le antiche civiltà dedicavano
al culto della dea Madre, della Terra,
della Fertilità, in quel processo di divinizzazione
della figura della donna-generatrice che
si è poi sviluppato fino al nostro culto
mariano (presente anch'esso nella produzione
dell'artista con il volto soffrente, eppure
semplicissimo, della Madonna).
E' un continuo inno alla Terra, alla Natura,
alla sacralità degli Elementi Primordiali
(si veda Nascita, la rappresentazione
più semplice e assoluta di questo mistero)
la scultura di questa artista: che a volte
si spinge fino al ricordo della grande
arte della Grecia classica (perfetta la
sua imitazione in Socrate), altre
fa andare col pensiero al Medardo Rosso
dei busti e dei volti di giovani e vecchi
(La piccola cieca). E per concludere,
si può dare uno sguardo ad una serie di
studi e di schizzi della stessa autrice,
sempre rivolti all'indagine della forma
- principalmente umana - nella sua più
essenziale purezza.
Due sensibilità artistiche ben distinte
quindi, me felicemente accostate in una
piccola mostra nascosta: due artiste intense,
raffinate e forti allo stesso tempo, a
cui si può solo augurare di intraprendere
una lunga strada nel mondo dell'arte "al
femminile".
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la
piccola cieca
Fertilidad
Madonna
Dittico: Sylvie I e II
Studio
per uno stato di malinconia
Cubo
– Stato larvale
Studio
per Ofelia
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