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  Anselm Kiefer - I sette palazzi celesti
  
Hangar Bicocca. Dal 24 settembre 2004 al 12 febbraio 2005
                                                                  
 
                             ________ di Claudio Mariani - nucleoessenza  ________

Uno dei più grandi artisti contemporanei, uno spazio riqualificato e ignoto ai più, un progetto che sembrava esagerato, quasi inadeguato per una città che, seppur sia all'avanguardia nel campo dell'arte, vede il pubblico sempre diffidente su ciò che non rispetta i canoni classici dell'opera artistica. Tutto questo faceva presupporre a un'accoglienza fredda da parte dei milanesi (e non) per l'ultimo grande progetto del quasi sessantenne Kiefer. Così non è stato: un'affluenza nei primi week end che ha preso presto i contorni dello stupefacente, trasformando la mostra in "evento". Per chi non ne avesse ancora sentito parlare, l'ultimo impegno creativo di Kiefer si è concretizzato nei "sette palazzi celesti", sette monumentali torri che rappresentano idealmente i sette livelli della spiritualità verso l'ascensione mistica. Fisicamente queste costruzioni vengono realizzate attraverso il modulo "universale" del container del trasporto merci, utilizzato e inteso come simbolo massimo della globalizzazione, e sono formate da una stratificazione di elementi costruttivi in cemento e piombo. Le cifre ci possono tranquillamente introdurre e preparare alla grandiosità dell'opera: sono stati prodotti oltre 100 libri di piombo di vario formato e circa 7000 stelle cadenti "particolari" alla realizzazione delle quali sono stati coinvolti i giovani artisti dell'Accademia di Brera, il tutto posizionato in 15.000 metri quadrati! Le torri, come già accennato, rappresentano i principi metafisici che corrispondono ai vari livelli di partecipazione dell'uomo alla divinità. Sono disposte lungo l'immensa navata dell'hangar secondo tre rami principali: la Forza, la Compassione e l'Amore, le tre strade che l'uomo ha davanti e che costituiscono l'albero della vita ("l'albero della vita è il progetto della creazione del mondo, in base al quale le anime hanno raggiunto la forma corporea"). Accanto a questa filosofia mistica, il progetto ha un richiamo (più ricercato? meno spontaneo? sicuramente meno convincente!) verso l'architettura cittadina fatta di campanili delle chiese e delle torri quali il Pirellone e la Torre Velasca. Piuttosto, il vero surplus dell'installazione è la location: un hangar della Bicocca, dentro l'ex quartiere operaio riqualificato dell'Ansaldo, in viale Sarca, dove ora si stanno stabilizzando le più grandi corporation presenti in città. L'hangar è chiaramente immenso, e per giungervi bisogna fare un bel pezzo a piedi…ma questa è la parte più affascinante, se condotta nei termini seguenti: quando c'è buio, quindi dalle 17:30 in poi, così si riuscirà a trovare poca gente e si creerà, lungo un oscuro viale alberato, deserto e senza macchine, il giusto climax per la mostra. Delle torri si può dire molto ma anche poco, è un'esperienza personale, molto intima (sempre che ascoltiate i consigli di cui sopra, per trovare poca gente): si crea un rapporto tra quelle costruzioni, che in altri ambiti verrebbero definiti "ruderi moderni", ognuno si sceglierà la sua torre preferita e, magari con l'aiuto di un binocolo o di un obiettivo fotografico, la studierà nella sua intimità, nei suoi particolari, e ricorderà l'esposizione come un lasso di tempo vissuto "al di fuori della realtà (cittadina)". Tutto ciò ci fa pensare molto anche alle Città Invisibili di Calvino. Ripetiamo, le torri possono o non possono piacere, quello che è sicuro, e il sottile consiglio prende spessore, è di godervi quei pochi momenti che passerete tra loro, perché là fuori la città è pronta a fagocitarvi nuovamente...


>> foto by seresie <<

Articolo di: Claudio Mariani   <claudiom@mescalina.it>

 
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