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Uno
dei più grandi artisti contemporanei,
uno spazio riqualificato e ignoto ai
più, un progetto che sembrava esagerato,
quasi inadeguato per una città che,
seppur sia all'avanguardia nel campo
dell'arte, vede il pubblico sempre diffidente
su ciò che non rispetta i canoni classici
dell'opera artistica. Tutto questo faceva
presupporre a un'accoglienza fredda
da parte dei milanesi (e non) per l'ultimo
grande progetto del quasi sessantenne
Kiefer. Così non è stato: un'affluenza
nei primi week end che ha preso presto
i contorni dello stupefacente, trasformando
la mostra in "evento". Per chi non ne
avesse ancora sentito parlare, l'ultimo
impegno creativo di Kiefer si è concretizzato
nei "sette palazzi celesti", sette monumentali
torri che rappresentano idealmente i
sette livelli della spiritualità verso
l'ascensione mistica. Fisicamente queste
costruzioni vengono realizzate attraverso
il modulo "universale" del container
del trasporto merci, utilizzato e inteso
come simbolo massimo della globalizzazione,
e sono formate da una stratificazione
di elementi costruttivi in cemento e
piombo. Le cifre ci possono tranquillamente
introdurre e preparare alla grandiosità
dell'opera: sono stati prodotti oltre
100 libri di piombo di vario formato
e circa 7000 stelle cadenti "particolari"
alla realizzazione delle quali sono
stati coinvolti i giovani artisti dell'Accademia
di Brera, il tutto posizionato in 15.000
metri quadrati! Le torri, come già accennato,
rappresentano i principi metafisici
che corrispondono ai vari livelli di
partecipazione dell'uomo alla divinità.
Sono disposte lungo l'immensa navata
dell'hangar secondo tre rami principali:
la Forza, la Compassione e l'Amore,
le tre strade che l'uomo ha davanti
e che costituiscono l'albero della vita
("l'albero della vita è il progetto
della creazione del mondo, in base al
quale le anime hanno raggiunto la forma
corporea"). Accanto a questa filosofia
mistica, il progetto ha un richiamo
(più ricercato? meno spontaneo? sicuramente
meno convincente!) verso l'architettura
cittadina fatta di campanili delle chiese
e delle torri quali il Pirellone e la
Torre Velasca. Piuttosto, il vero surplus
dell'installazione è la location: un
hangar della Bicocca, dentro l'ex quartiere
operaio riqualificato dell'Ansaldo,
in viale Sarca, dove ora si stanno stabilizzando
le più grandi corporation presenti in
città. L'hangar è chiaramente immenso,
e per giungervi bisogna fare un bel
pezzo a piedi…ma questa è la parte più
affascinante, se condotta nei termini
seguenti: quando c'è buio, quindi dalle
17:30 in poi, così si riuscirà a trovare
poca gente e si creerà, lungo un oscuro
viale alberato, deserto e senza macchine,
il giusto climax per la mostra.
Delle torri si può dire molto ma anche
poco, è un'esperienza personale, molto
intima (sempre che ascoltiate i consigli
di cui sopra, per trovare poca gente):
si crea un rapporto tra quelle costruzioni,
che in altri ambiti verrebbero definiti
"ruderi moderni", ognuno si sceglierà
la sua torre preferita e, magari con
l'aiuto di un binocolo o di un obiettivo
fotografico, la studierà nella sua intimità,
nei suoi particolari, e ricorderà l'esposizione
come un lasso di tempo vissuto "al di
fuori della realtà (cittadina)". Tutto
ciò ci fa pensare molto anche alle
Città Invisibili di Calvino. Ripetiamo,
le torri possono o non possono piacere,
quello che è sicuro, e il sottile consiglio
prende spessore, è di godervi quei pochi
momenti che passerete tra loro, perché
là fuori la città è pronta a fagocitarvi
nuovamente...
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foto by seresie <<
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