crea gratis la tua scheda su mescalinaModifica scheda

divs

 Trentacinquesimo
  Milano - Studio d'Arte Cannaviello
  
Dall'11/05 al 19/06/2004

Il 1968 è una data che inesorabilmente verrà ricordata sui libri di storia per questioni prettamente socio-culturali, per la protesta giovanile e per le inevitabili conseguenze che, nel decennio successivo, avrebbero preso una piega ben diversa. Quell'anno è stato consegnato alla storia e, nell'immaginario popolare di chi è nato dopo, sembra appartenere a un'epoca se non proprio remota, comunque molto, ma molto distante dal mondo attuale. Sicché risulta ancora più sorprendente accorgersi che la lunga attività di Enzo Cannaviello partì proprio nel 1968, e precisamente a 736 chilometri da Milano, in quel di Caserta. Da allora molte cose sono cambiate, la fondazione dello Studio d'Arte Cannaviello, lo spostamento a Roma, l'organizzazione di mostre in Italia e all'estero, fino all'ultimo trasferimento, quello a Milano, risalente al 1977. La nuova sede della galleria fu dapprima in Piazza Beccaria, poi in via Cusani ed, infine, in quella attuale di via Stoppani. Tralasciando i moltissimi tratti biografici, ciò che stupisce di questo lungo percorso, è la freschezza che la galleria ha mantenuto in questi lunghi anni, riuscendo ancora ad essere un punto di riferimento per l'avanguardia di nuovi correnti e di giovani artisti. Sembrava così doverosa una collettiva per "festeggiare" trentacinque anni di importante attività nel campo artistico nazionale ed internazionale. Risultava però difficile condensare tanti anni in una sola mostra, rendendo necessario così dividere le celebrazioni in due "tempi"; quello iniziato ora a maggio riguarda il percorso che parte dai primi anni di attività fino alla fine degli anni '80 (più qualche episodio che sfora nei primissimi novanta, riconducibile però alle esperienze precedenti). Venti opere a testimoniare ognuna un periodo pittorico e una corrente artistica a sé stante. Vediamo così raggruppati in un'unica soluzione quasi tutte le tendenze più importanti delle regioni "germaniche", zona importante per la storia della Cannaviello: abbiamo i due neoespressionismi (austriaco e tedesco), l'Azionismo Viennese, i Nuovi ordinatori fino a toccare correnti di altre zone europee (Gruppo Normal con Kunc all'Art brut di Dubuffet) senza dimenticare le importantissime esperienze nostrane come la Transavaguardia, nonché i lavori di Carlo Maria Mariani e Pizzi Cannella e la Nuova Scuola Romana. In tutto ciò trovano spazio anche i Nuovi Selvaggi, l'Espressionismo Svizzero, il Movie Painting, il fortissimo Neuen Wilden e, soprattutto, sezione importante, quella che trova nella fotografia degli anni Settanta una vitalità mai più ritrovata da quest'arte.
Gran parte delle opere esposte meriterebbero un'attenta analisi ma cercheremo di focalizzare l'attenzione su quelle più significative, sia per la storia dell'arte degli ultimi decenni che per la Cannaviello stessa. E come non partire da Mimmo Paladino che nel '69 veniva esposto ai suoi inizi proprio da Cannaviello, qui presente con una spirale di quadretti contenenti foto, un effetto scenografico accattivante. Paladino non fu l'unica scoperta di Cannaviello che, soprattutto negli anni Settanta, fu il primo a sdoganare Longo, Hödicke, Baselitz, Disler, Nitsch, ma l'elenco potrebbe non terminare mai. Proprio di fianco all'opera di Paladino possiamo ammirare una delle figure in bianco e nero di Robert Longo, immagine che, idealmente, sembra uscita dal romanzo "I Ribelli" di Sándor Márai. Completamente diversa è l'impressione che dà una grandissima tela di K.H.Hödicke (Cos'è successo in piazza S.Michele): pittura d'impatto che sintetizza nell'energia del suo gesto pittorico la funzionalità del contrasto cromatico; una tecnica che ci ricorda a tratti per i suoi toni il tanto decantato Der Blaue Reiter. E ancora l'importante neo-espressionismo austriaco sempre seguito dalla galleria fino ai giorni nostri nelle sue diverse sfaccettature, qui presente con Siegfried Anzinger in una tela dai toni soffusi dove l'artista sembra aver trovato una serenità pacata, lasciando altrove gli episodi più "violenti" del movimento. E a proposito di violenza, non si può che rimanere colpiti dai tre metri per due dell'opera di Hermann Nitsch, fondatore e promotore dell'O.M.Theater (Teatro delle orge e dei mister), uno dei capisaldi della performance pittorica; in quest'opera di grande impatto, una maglia appesa crea dei simbolismi misteriosi e risulta quasi ipnotica nei suoi colori "puri" tra i quali il famoso rosso dell'artista che, in altre occasioni, diveniva vero e proprio sangue impresso sulla tela. Ci sono anche grossi e importanti lavori di Albert e Disler ma è un piccolo misto su tela che si sviluppa in verticale quello che incuriosisce e affascina maggiormente: è la tela di Walter Dahn, un'opera dell'89 che, sebbene assolutamente astratta, ha stranamente un gusto raffigurativo quasi orientale, molto armonico. Accennando solo ai lavori di Rotella e Dubuffet (che nella sua opera trova una tridimensionalità quasi irreale nel suo essere così "tangibile") ci rimangono solo i lavori fotografici degli anni Settanta, dislocati sapientemente su un'unica parete. Se con Peter Hutchinson vediamo un'applicazione pratica della curiosissima e più che mai attuale Land Art, nelle due foto di Urs Lüthi riusciamo a percepire tutta la grande ironia che traspare dalla sua opera, anche grazie al titolo: the sun shines also in America (1977). Rimane una delle opere più curiose, quella di Jan Le Gac e della sua Narrative Art, dove le foto corredano i racconti, una vera e propria chicca, da non perdere assolutamente.
Vista l'esposizione non ci si può esimere dalla considerazione che esce spontanea sul ruolo di una galleria che, in alcune occasioni, si fa museo. E questo è il caso perfetto: un'esposizione che esce dai canoni soliti della mostra di una galleria, quindi la galleria che si fa museo in una sorta di sdoppiamento delle sue funzioni; a volte può
funzionare, questa volta è successo così, ma, d'altronde, come poteva non esserlo con delle opere simili?








Non ci resta che aspettare la seconda parte della mostra, che scandaglierà gli anni Novanta di questa lunga avventura, dove ci sarà la possibilità di focalizzare l'attenzione su quel neo figurativismo europeo e sulla scoperta di importanti realtà italiane ed estere: appuntamento al 24 giugno.

(nelle foto dall’alto in basso: Nitsch, Longo, Hödicke, Dubuffet, Brus, Disler e due foto di Luthi)

Articolo di: Claudio Mariani   <claudiom@mescalina.it>

 
::  CONTATTI  ::   MAILING-LIST  ::  PUBBLICITA'  ::  SPILLETTE & PORTACHIAVI  ::  L'ASSOCIAZIONE  ::  SOSTIENI MESCALINA  ::