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Quand’era stata la precedente personale che
tanto ci aveva stupito? quanto tempo fa vennero
esposti quei Puppen che ci guardavano dai
muri della Cannaviello e che ci invitavano
quasi giornalmente a entrare? Ci viene naturale
rispondere: “pochi mesi”, il ricordo è ancora
fresco, invece si tratta di quasi due anni
fa, un’eternità! Ora, la notizia di una seconda
mostra creava in noi una certa curiosità e,
sicuramente, un senso di attesa quasi rituale;
attesa che è stata sicuramente ripagata dai
nuovi lavori dell’artista di Dusseldorf, tutti
rigorosamente “senza titolo”. Sono una serie
di grandi tele eterogenee tra loro, le scene
rappresentate sono le più disparate, in tutte
sono però presenti delle figure impalpabili,
una sorta di fantasmi che prendono il posto
delle persone stesse, o sono semplicemente
delle persone che hanno la consistenza nulla
dei fantasmi. Le interpretazioni sono molteplici,
quello che sicuramente si vede è che le figure
dipinte dalle sapienti mani di Maja non sembrano
minacciose, sono corpi che non danno fastidio,
né provocano paure di sorta, sono eterei,
fluttuano nella scena, trasparenti, ma nonostante
questo la riempiono, divenendone i protagonisti.
Le opere migliori sono quelle dove si vede,
in una scarna e poco colorata foresta, dei
corpi enigmatici che ci spiano da dietro gli
alberi e una scena in una camera da letto
che, a dir la verità, risulta l’unica opera
pervasa da un certo senso di inquietudine.
Vukoje ci regala delle testimonianze di grande
gusto, utilizzando colori particolari e tecnica
mista acrilico e spray su tela, strati sottilissimi
di colori; veniamo così calati nel suo mondo,
un mondo fatto di scene ben precise, un immaginario
irreale (i fantasmi) calato in scenografie
più che reali, tutto tratto da quegli anni
’70 in cui il vero e proprio consumismo si
affermava e da cui l’artista attinge a piene
mani. L’armonia delle scene, dei colori e
del tratto sono la caratteristica che fa dell’arte
di Maja qualcosa di notevole, una capacità
che porta le sue opere a essere una delle
maggiori realtà del neo-espressionismo austriaco,
seguendo idealmente, ed anche materialmente,
l’insegnamento di Maria Lassnig.
Insomma, chissà se tra qualche anno la memoria
ci farà ancora questi brutti scherzi, se ci
ricorderemo o no ancora di questi bellissimi
quadri, se l’arte della Vukoje sarà ancora
a questi grandi livelli, noi scommettiamo
di si, e nel farlo difendiamo a spada tratta
il figurativo vissuto in maniera contemporanea,
grazie ad artisti come questi e grazie a gallerie
come la Cannaviello.
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