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MAJA VUKOJE
                                       Studio d’Arte Cannaviello

                                                  via Stoppani 15, Milano
                          dal 19 novembre 2003 al 12 gennaio 2004
                                    

      ________di Claudio Mariani (Nucleoessenza) _________ 


A volte la memoria gioca brutti scherzi, in quei pochi centimetri cubi racchiusi nella scatola cranica i processi che muovono i nostri ricordi sono per la gente comune sempre più ignoti ed incomprensibili. Capita così di restare sbalorditi apprendendo, pochi mesi fa, della seconda personale dedicata all’artista Maja Vukoje.
Come per tutte le cose belle, che ci sono piaciute e che si sono fissate nella nostra mente, capita spesso di smarrire il senso del tempo; così i ricordi prendono percorsi particolari, si cancellano, si modificano, e, in alcuni casi, si fondono.

Quand’era stata la precedente personale che tanto ci aveva stupito? quanto tempo fa vennero esposti quei Puppen che ci guardavano dai muri della Cannaviello e che ci invitavano quasi giornalmente a entrare? Ci viene naturale rispondere: “pochi mesi”, il ricordo è ancora fresco, invece si tratta di quasi due anni fa, un’eternità! Ora, la notizia di una seconda mostra creava in noi una certa curiosità e, sicuramente, un senso di attesa quasi rituale; attesa che è stata sicuramente ripagata dai nuovi lavori dell’artista di Dusseldorf, tutti rigorosamente “senza titolo”. Sono una serie di grandi tele eterogenee tra loro, le scene rappresentate sono le più disparate, in tutte sono però presenti delle figure impalpabili, una sorta di fantasmi che prendono il posto delle persone stesse, o sono semplicemente delle persone che hanno la consistenza nulla dei fantasmi. Le interpretazioni sono molteplici, quello che sicuramente si vede è che le figure dipinte dalle sapienti mani di Maja non sembrano minacciose, sono corpi che non danno fastidio, né provocano paure di sorta, sono eterei, fluttuano nella scena, trasparenti, ma nonostante questo la riempiono, divenendone i protagonisti. Le opere migliori sono quelle dove si vede, in una scarna e poco colorata foresta, dei corpi enigmatici che ci spiano da dietro gli alberi e una scena in una camera da letto che, a dir la verità, risulta l’unica opera pervasa da un certo senso di inquietudine. Vukoje ci regala delle testimonianze di grande gusto, utilizzando colori particolari e tecnica mista acrilico e spray su tela, strati sottilissimi di colori; veniamo così calati nel suo mondo, un mondo fatto di scene ben precise, un immaginario irreale (i fantasmi) calato in scenografie più che reali, tutto tratto da quegli anni ’70 in cui il vero e proprio consumismo si affermava e da cui l’artista attinge a piene mani. L’armonia delle scene, dei colori e del tratto sono la caratteristica che fa dell’arte di Maja qualcosa di notevole, una capacità che porta le sue opere a essere una delle maggiori realtà del neo-espressionismo austriaco, seguendo idealmente, ed anche materialmente, l’insegnamento di Maria Lassnig.

Insomma, chissà se tra qualche anno la memoria ci farà ancora questi brutti scherzi, se ci ricorderemo o no ancora di questi bellissimi quadri, se l’arte della Vukoje sarà ancora a questi grandi livelli, noi scommettiamo di si, e nel farlo difendiamo a spada tratta il figurativo vissuto in maniera contemporanea, grazie ad artisti come questi e grazie a gallerie come la Cannaviello.

 _____________________________________di Claudio Mariani nucleoessenza      

Articolo di: Claudio Mariani   <claudiom@mescalina.it>

 
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