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Ritratti e Figure

Capolavori impressionisti
    Dal 7 marzo al 6 luglio 2003 Complesso del Vittoriano Via San Pietro in carcere - Tel. 06/6780664


                     di Catina Fazzari____________________________ 

Nel 1863 Baudelaire pubblicava su "Le Figaro" Il pittore della vita moderna, in cui celebrava l'artista Costantine Guys lodandone l'abilità nel descrivere la vita parigina contemporanea. E' da questo momento che dipingere la modernità diviene un imperativo per gli artisti e il ritratto viene inserito in precisi contesti urbani familiari o sociali, divenendo così testimonianza non solo di un volto o di una persona, ma anche delle mode, delle abitudini della società e dell'aspetto delle città. Maria Teresa Benedetti, curatrice della mostra Ritratti e Figure capolavori impressionisti, dice infatti:
Si potrebbero citare […] esempi a testimoniare come il ritratto non sia più soltanto la riproduzione di una fisionomia o l'analisi di un carattere, ma l'istantanea di un essere umano in un contesto familiare e sociale. Il modello, non è più fissato in una convenzione fuori dal tempo, è vivo nel mondo.(1)
Gli impressionisti, dunque mutano le abitudini della ritrattistica celebrando i loro modelli nel quotidiano. La mostra al Complesso del Vittoriano (fino al 6 luglio) apre il suo percorso con dei ritratti di bambini (per lo più figli degli artisti). Quelli che ricoprono le pareti della prima sala sono bimbi paffuti, delicati e per lo più ben vestiti, a cui fa da contrasto la Piccola Italiana cantante di strada, la bimba ritratta nel 1870 da Frèderic Bazille (presente nella seconda sala), che ci mostra una classe sociale povera. La bambina ritratta, con una testa molto grande, suona in strada in cambio di qualche moneta, l'abito non è di stoffa pregiata e il volto non è spensierato, né grazioso, bensì corrucciato in una smorfia di dolore e di noia. La bimba non deve essere neanche una brava violinista dato che suona lo strumento nella posizione in cui di norma si suona il violoncello. L'attenzione alla povertà è testimoniata oltre che da questo ritratto anche dalla Mendicante romana del 1857 di Edgar Degas.
Oltre la miseria spiccano le stoffe pregiate e l'eleganza delle dame. Bellissima Camille, prima moglie di Claude Monet, ritratta in uno splendido abito verde. L'opera realizzata in soli quattro giorni (2), per essere esposta al Salon del 1866, colpì molto il pubblico che rimase estasiato soprattutto dalla fattura dell'abito in taffetà. Notevole anche il Ritratto di Madame Eugene Errazuriz (1883) di John Singer Sargent nel quale l'artista riesce a rendere non solo la bellezza della donna, ma addirittura a suggerire un incarnato "abbellito" dall'uso della cipria.
Ancora ritratti femminili: le Quattro ballerine in scena del 1892 di Degas, la Contadina con cappello di paglia del 1881 di Camille Pissarro (una giovane e graziosa fanciulla con lo sguardo assente), In barca sull'Epte del 1890 di Monet (dove l'artista ritrae le sue figlie), Donna che legge del 1878-79 di Mary Cassat e Ritratto di Suzanne con girasoli del 1889 (un meraviglioso ritratto della seconda moglie di Monet). In quest'opera, in cui il colore dominante è il viola, Suzanne è seduta vicino ad un tavolo su quale è posato un vaso di girasoli. Alcuni studiosi hanno evidenziato come in questo quadro si celino significati funebri. A tal proposito scrive Claudio Zambianchi:
La ragazza è rappresentata in un interno, seduta col capo appoggiato su una mano, in una posa -nota Wildenstein- che rispetta la melanconia. Tre girasoli, grandi quanto il volto, le circondano la testa […]. Col tempo, a questo dipinto sono stati associati dei significati funebri, quasi che […] la malinconia del ritratto prefigurasse la morte prematura di Suzanne, a soli trentun anni, nel 1899.(3)
All'interno di questa mostra, oltre agli artisti francesi, dominano alcuni italiani famosi, tra cui De Nittis e Zandomeneghi, ispiratisi spesso ai francesi. De Nittis in Colazione in giardino (1883) ritrae una merenda all'aperto, ispirandosi alla celebre Colazione ritratta da Monet nel 1873; in Ritorno dalle corse del 1878 guarda, per il soggetto e per il taglio delle figure ai margini della tela, ai lavori di Degas dedicati allo sport equestre. Infine, sono esposti alcuni piccoli lavori di Giovanni Boldini (uno fra i più famosi pittori italiani del periodo): Alaide Banti in grigio 1865-66, Ritratto di Alaide Banti in poltrona del 1880 e il famosissimo Autoritratto del 1892, dove la sua caratteristica pennellata, veloce e nervosa, sottolinea l'andamento dei suoi buffi baffi, rivolti all'insù.



Note:

1. "Arte e Dossier", Firenze, Giunti editore, Marzo 2003, n. 187, p.14.

2. Monet presentò quest'opera al Salon del 1866, in realtà avrebbe voluto presentare il Dèjeuner non riuscendo però a completarlo per tempo, lavorò velocemente ad un'altra tela realizzando Camille. Queste notizie sono tratte da Claudio Zambianchi Dal salon del '66 al viaggio in Olanda del 1971 in C. Zambianchi Claude Monet dagli esordi alla crisi dell'Impressionismo. Lithos editore 1999-2000. p.59

3. Claudio Zambianchi, La fin de son art Claude Monet e le Ninfee dell'Orangerie Franco Masoero Edizioni d'arte, Torino 2000, p.158.

Articolo di: Catina Fazzari   <catina75@katamail.com>

 
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