La
morte e la sessualità nell'Orologio nero (1870
ca.) di Paul Cézanne
di
Catina Fazzari______________________________________________
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Nel
lavoro che segue la mia attenzione si concentrerà
su un'inquietante natura morta di Paul Cézanne,
di cui tenterò di dare una lettura dei significati
iconologici.
Nella tela sono presenti pochi oggetti: una
cassapanca leggermente aperta, su cui sono adagiati
una tovaglia in disordine, una grande conchiglia,
una tazza con piattino, un vaso di vetro, un
limone. A destra, dietro un grande ripiegamento
creato dalla tovaglia parzialmente avvolta su
se stessa, c'è un grande orologio nero su cui
poggia un vaso di ceramica. Dietro esso è visibile
uno specchio con una cornice dorata. All'estremità
destra dell'orologio si trova un oggetto che
sembra un calamaio, forse in riferimento alla
professione di scrittore del suo amico Zola,
al quale Cézanne regala l'opera.
Lo specchio riflette sia l'orologio che il vaso
di ceramica, ma stranamente non riflette il
vaso di vetro. Tuttavia una grossa pennellata,
affine per spessore e colore a quelle del vaso,
invade lo specchio […].La pennellata a tratti
è lunga, decisa, piuttosto densa (nel vaso di
vetro); altrove vorticosa, ondulata (nella parte
superiore della conchiglia). Dietro quest'ultima
inoltre vi è una fascia merlata, dipinta con
un lieve moto ondoso, il medesimo poi conferito
alla parte superiore della conchiglia. Meyer
Schapiro fa notare come l'esuberanza barocca
nel profilo superiore della conchiglia richiami
sia la fascia merlata, che il bordo del vaso
di vetro, che la tovaglia ondeggiante e gualcita
a destra.(1) Maria Teresa
Benedetti evidenzia come l'opera sia composta
di oggetti che non compariranno più in nessun
altro quadro di Cézanne. Ciò la porta a ipotizzare
che ci siano alcuni riferimenti simbolici nel
quadro, soprattutto perché l'opera era un dono
da destinare al suo caro amico Zola.(2)
Meyer Schapiro evidenzia come Cézanne in questo
momento scegliesse gli oggetti da ritrarre in
relazione ai suoi sentimenti: "si avvertono
vaghe fantasie dietro l'orologio senza lancette
e la grande conchiglia marina con la bocca spalancata."(3)
"Le vaghe fantasie" accennate
da Schapiro e i possibili "riferimenti simbolici"
a cui accenna la Benedetti, hanno attirato la
mia attenzione sulla grande conchiglia, l'oggetto
più inquietante e mostruoso del quadro. Per
Schapiro "è l'oggetto più riccamente colorato
e dall'aspetto più organico, e risalta contro
la severità delle linee vicino."(4)
Emerge dal fondo scuro con i
suoi bianchi, grigi, rosa, e soprattutto con
la sua spaventosa bocca rossa che sembra ghignare.
Accanto ad essa, sulla cassapanca, la tazza
e il limone sembrano essere lì da molto tempo,
forse abbandonati da qualcuno che non c'è più.
Domina infatti un profondo senso d'immobilità,
sottolineato dall'orologio privo di lancette:
il tempo è assente. Molti particolari all'interno
di questo quadro fanno pensare che vi siano
due richiami ossessivi: la morte e la sessualità.
In alcuni scritti popolari i molluschi sono
visti con timore per le loro proprietà afrodisiache,
a causa delle quali se ne consiglia un moderato
consumo. Ciò ha fatto si che la conchiglia fosse
assunta come un simbolo di voluttà. (5)
Inoltre in Latino la parola
"concha" non indica solo la conchiglia, ma anche
l'organo genitale femminile.(6)
La rappresentazione pittorica di una conchiglia,
quindi, in un conoscitore dei classici latini
come Cézanne, potrebbe alludere ad un significato
sessuale.
Nel quadro infatti essa è molto grande e dalla
sua superficie biancheggiante spiccano due "grandi
labbra" di colore rosso, ulteriore richiamo
ai genitali femminili. Inoltre quasi al centro
del tavolo (ma abbastanza vicino alla conchiglia),
c'è il limone, frutto agro, di sapore sgradevole,
quasi a indicare un'amarezza, un' asprezza nella
sessualità femminile (quest' ultima per altro
presente in varie opere e scritti del pittore).
In una lettera giovanile indirizzata a Zola
compone per lui un breve racconto intitolato
Una storia terribile.(7)
Cézanne narra l'incontro immaginario con una
donna:
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non
avevo mai visto un simile splendore /capelli
biondi , e un fuoco nello sguardo brillante/
In catene il mio cuore misero in un istante.
/M'inginocchio:il suo piede è tenero ammirevole,
/tonda è la gamba, osando, io con labbro
colpevole/ un bacio le depongo sul palpitante
seno,/ ma il gelo della morte mi afferra
in un baleno./ La creatura rosea ch'era
nella mie braccia sparisce,/ si trasforma,
e pallido si affaccia /al suo posto un
cadavere dai contorni angolosi:/ le sue
ossa si urtano, son croci gli occhi acquosi./
Orrore mi stringeva! (8) |
La
donna da oggetto sessuale si trasforma in cadavere.
Sesso come morte. Due elementi che mi sembra
di riconoscere anche ne L'orologio nero.
Schapiro nel saggio Le mele di Cézanne,
parla delle difficoltà che il pittore avrebbe
avuto nei confronti delle donne e di quanto
desiderasse una donna che allietasse la sua
solitudine (come scrive al suo amico Zola).
(9)
In questo saggio Schapiro vede
nelle mele una trasposizione dei suoi desideri
sessuali. Ne L'orologio nero analoghe
pulsioni trovano espressione nella conchiglia.
In una lettera datata 17 gennaio 1859 Cézanne
scrive a Zola:
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Ma
basta abbandonarsi […] / al piacere, che
il tempo instancabilmente sfoglia / La
nostra vita, e i giorni calano, consumati.
/ L'insaziabile tomba, terribile e abissale
/ ci attende sempre aperta. Vergini, sverginati,
/ Colpevoli ed onesti se la morte ci assale
/ Pagheremo il tributo al destino fatale.
(10) |
Tornando
ad osservare il quadro (anch'esso come la lettera
indirizzato a Zola) si scorge che gli oggetti
rappresentati poggiano su una cassapanca leggermente
aperta.
Questo mobile socchiuso deve avere un significato
essenziale per il pittore, dato che per esso
rinuncia alla verosimiglianza della rappresentazione:
il peso degli oggetti sul coperchio, infatti,
non rende credibile la posizione semiaperta.
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1. Meyer Schapiro, Paul Cézanne,
Garzanti, Milano 1959, p. 36.
2. Maria Teresa Benedetti, Paul
Cézanne la vita e l'opera, p. 73.
3. Ibidem.
4. Ibidem.
5. Enciclopedia dei simboli,
Garzanti, Milano 1994.
6. Ibidem.
7. Elena Pontigia (a cura
di), Paul Cézanne lettere, SE, Milano 1985,
p. 41.
8. Ivi, p. 42.
9. Meyer Schapiro, L'Arte
Moderna, Einaudi, Torino 1986, p. 08.
10. Pontiggia, Paul Cézanne, p.
31. |
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