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   Beautiful Losers - Contemporary art and street colture
   Triennale di Milano - dal 17 febbraio al 19 marzo 2006  

Non serve entrare in museo o in una galleria per trovare la creatività, molto spesso ci si offre nei luoghi più impensati, nelle strade che tutti i giorni percorriamo più o meno freneticamente, sui mezzi di trasporto, sui muri della città.
Qualcuno ha saputo riconoscere la potenza espressiva di ciò che sta intorno, e così in un lento ma costante percorso la cultura undergorund, certo poco istituzionale ma assai comunicativa, ha saputo farsi strada nel mondo dell'arte più propriamente detta. La mostra Beautiful Losers della Triennale nasce da chi ha saputo vedere oltre i rigidi canoni della bellezza universalmente accettata, mettendo in mostra invece la "bellezza dei perdenti" (da cui il titolo, sottratto a un romanzo di Leonard Cohen). Figure che, come spiegano Christian Strike e Aaron Rose, curatori della mostra, furono un tempo emarginate dalla società, ma che negli ultimi anni hanno trovato un più crescente consenso e in queste iniziative la loro rivalsa. L'esposizione ha lo scopo di testimoniare una cultura ormai talmente vasta da non poter essere più ignorata, un'esperienza giovanile costituita da un gruppo di artisti provenienti dal mondo dello skate della graffiti art dalle sottoculture funky e hip hop; in comune hanno un senso di ribellione contro un sistema di omologazione che pretende di dettare precise regole sul modo di vivere.
La mostra si apre con una sagoma in movimento di un writer colto nell'attimo in cui un nuovo segno, la tag, sta per essere impresso sul muro bianco; lo stesso gesto a cui ogni abitante metropolitano ha assistito più di una volta nella realtà. La prima sezione della mostra Roots & Influences ospita i precursori di quest'arte, i pionieri come Keith Haring, Basquiat, Futura, Warhol, Friedman, il tutto accompagnato dal sottofondo musicale di Tommy Guerrero. La sezione seguente comprende un'interessante selezione di Ephemera creati dagli artisti di generazione successiva: foto, copertine di album, skateboard, scarpe, riviste, sculture e oggetti vari; in altre parole tutto ciò che può far parte del mondo di questo gruppo, interessante per cogliere aspetti di uno stile di vita. A completare il quadro numerose e divertenti videoinstallazioni, forse persino troppe, correndo così il rischio di far calare inevitabilmente l'attenzione.
Da segnalare poi la sala centrale che ospita un vero esercito schierato di Be@rbrick, orsetti-giocattolo che arrivano, manco a dirlo, dal Giappone, sbarcati ora anche in Europa, diventati un vero "cult". Gli orsetti di una settantina di centimetri vengono modificati da decorazioni e liberi interventi da parte di diversi artisti, divenendo anch'essi "opere d'arte".
Questa mostra è la testimonianza di una certa considerazione che questo tipo di cultura sta ora cominciando ad avere agli occhi delle istituzioni e dell'arte ufficiale, un interessante evento che non è certo isolato. La mostra ha infatti dei precedenti, la stessa idea di Beautiful Losers nasce in America e dopo l'esperienza europea di quest'anno si sposterà l'anno prossimo in Asia e in Australia. Milano stessa, oltre agli spazi espositivi, ha aperto anche i teatri alla graffiti art: in scena, negli stessi giorni, al Teatro Filodrammatici lo spettacolo Volti con la bravissima Milvia Marigliano e le musiche dei coinvolgenti Sulutumana hanno una scenografia d'eccezione curata da quattro esponenti della street art meneghina: Atomo, Marco Teatro, Pao e Matteo Fumagalli. Esempi della loro arte sono disseminati per tutto il teatro: un vero e proprio percorso visivo che parte dall'ingresso per concludersi sul palco.
Beautiful Losers quindi, grazie anche al prestigioso nome della Triennale che l'ha ospitata, può essere stata molto utile per far conoscere a un folto gruppo di persone un tipo di arte che, soprattutto in Italia, continua a destare non pochi sospetti, aiutando a ridimensionare i giudizi su di essa, finora sempre troppo critici, obbligando l'osservatore a cogliere le valenze positive sia artistiche che culturali.


Articolo di: Federica Di Dio   <federica@mescalina.it>

 
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